Il 3 novembre 2026 la temperatura media globale giornaliera ha raggiunto un’anomalia di +2,04 °C rispetto al periodo preindustriale 1850-1900, eguagliando il massimo giornaliero già registrato il 17 novembre 2023 nella serie ERA5. È un record del singolo giorno: fotografa un picco eccezionale, mentre il riscaldamento climatico di lungo periodo si valuta su medie pluridecennali.
Il dato si inserisce in un novembre eccezionalmente caldo anche nell’emisfero boreale. Le proiezioni del modello NCEP GFS del 7 novembre indicano un possibile ulteriore aumento dell’anomalia media dell’emisfero Nord, fino a circa +2,8/+3 °C rispetto alla climatologia 1981-2010 entro il 14 novembre. Questa seconda cifra è una previsione modellistica a breve termine e riguarda una media emisferica: non è una temperatura osservata, né una previsione per l’Italia.
Il record giornaliero misura un picco, non il superamento permanente di una soglia
Il grafico che vedete qui sotto ricostruisce le anomalie giornaliere della temperatura dell’aria vicino alla superficie, dal 1940 al 2026. La linea rossa del 2026 sale fino a +2,04 °C il 3 novembre e raggiunge il valore della linea blu del 17 novembre 2023. Nel confronto con la media più recente, 1991-2020, entrambe le giornate corrispondono a circa +1,155 °C. Le due anomalie differiscono perché usano periodi di riferimento diversi: il livello preindustriale è più freddo della media 1991-2020.

Nel conteggio aggiornato al 6 novembre, si segnalano sette giornate complessive oltre +2 °C rispetto al 1850-1900. Il numero descrive la frequenza di picchi giornalieri nell’archivio recente. L’Accordo di Parigi, invece, si riferisce all’aumento della temperatura media globale su una scala di lungo periodo: per stabilire il superamento del limite climatico si considerano medie di circa venti o trent’anni, non singole giornate. Il record resta quindi un indicatore dell’intensità del riscaldamento attuale, non la dichiarazione che il pianeta abbia già oltrepassato stabilmente +2 °C.
El Niño amplifica il calore naturale sopra una tendenza già in aumento
Il forte El Niño in corso contribuisce a spingere verso l’alto la temperatura media globale. Nella fase calda di ENSO, una parte del calore accumulato nell’oceano Pacifico tropicale viene trasferita all’atmosfera; la risposta globale si manifesta con tempi e intensità variabili. L’episodio naturale si sovrappone però al riscaldamento di fondo causato dalle emissioni di gas serra. Il record del 3 novembre riflette la combinazione di queste componenti e della variabilità meteorologica, e non permette da solo di assegnare una quota precisa a ciascuna di esse.
Il contesto mensile è coerente con questa fase: Copernicus ha classificato ottobre 2026 come l’ottobre più caldo della serie ERA5, con una temperatura media globale di +1,75 °C rispetto al preindustriale. Il dato mensile è costruito sull’intero mese e ha quindi un significato diverso dal picco giornaliero di novembre. Entrambi descrivono un pianeta molto caldo, ma non sono intercambiabili: la media mensile attenua le oscillazioni quotidiane, mentre il record giornaliero mostra l’estremo raggiunto in una specifica data.
GFS vede un nuovo rialzo a nord, ma resta una previsione da verificare
La proiezione GFS del 7 novembre aggiunge un segnale sulla settimana successiva. Secondo la carta richiamata nell’analisi, la media termica dell’emisfero Nord potrebbe salire rapidamente verso anomalie di +2,8/+3 °C entro il 14 novembre, rispetto alla climatologia 1981-2010. Si tratta del confronto con una normale climatica diversa da quella usata per il grafico ERA5: il valore non può essere confrontato direttamente con +2,04 °C, che è espresso rispetto al 1850-1900 e riguarda la media globale.
Inoltre, GFS citato è una singola corsa deterministica. A una settimana di distanza la previsione può cambiare: per valutarne la solidità servono gli aggiornamenti successivi e il confronto con le simulazioni d’ensemble, che mostrano quanto gli scenari divergano. Il rialzo indicato merita attenzione perché si inserisce in una fase già eccezionalmente calda; la sua entità e durata, però, dovranno essere confermate dalle analisi effettive dei giorni interessati. Le anomalie emisferiche non descrivono in modo uniforme ogni regione. Un valore medio elevato può convivere con aree più fredde della norma, perché sintetizza migliaia di osservazioni distribuite su vaste superfici.
I record portano il sistema Terra in un territorio climatico inesplorato
Un nuovo record non dimostra da solo che sia stata superata una soglia critica. Mostra però che il sistema sta funzionando in condizioni sempre più calde rispetto all’intera serie di osservazioni disponibili. Quando il livello di fondo cambia, cambiano anche le condizioni in cui interagiscono oceani, atmosfera, ghiacci e biosfera. Alcuni meccanismi climatici possono rispondere gradualmente; altri possono avvicinarsi a soglie oltre le quali la trasformazione accelera o diventa difficile da invertire.
È qui che si apre il rischio di reazioni a catena. La perdita di ghiaccio riduce la capacità della superficie di riflettere energia; foreste stressate da caldo e siccità possono perdere resilienza; le grandi circolazioni oceaniche ridistribuiscono calore e influenzano piogge e venti. In sistemi così connessi, il cambiamento di un elemento può modificare le condizioni degli altri e amplificare la risposta complessiva. La ricerca climatica considera possibili queste interazioni e le cosiddette cascades climatiche, ma i legami, le soglie e le tempistiche restano incerti.
Analisi e fonti
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