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Vortice polare in ripresa, venti vicini a 30 m/s il 26 novembre e freddo incerto in Italia

Il vortice polare stratosferico potrebbe riprendere forza nella seconda metà di novembre. Dopo la frenata attesa nei prossimi giorni, intorno al 26 novembre i venti occidentali risalgono a circa 27–30 m/s nelle previsioni di ECMWF, GEFS e CFSv2. Il riferimento storico per quei giorni è attorno a 33 m/s.

La data riguarda i venti che girano attorno all’Artico a circa 30 chilometri di altezza. Per il meteo in Italia occorre seguire anche quello che succede più in basso. I venti a quella quota possono già essere in ripresa mentre la circolazione più in basso risente ancora della frenata di inizio mese.

La fase più debole resta nella prima metà di novembre

Il confronto parte dal vento medio lungo il 60° parallelo nord, al livello di pressione di 10 hPa, nella stratosfera. I valori positivi corrispondono a venti che soffiano da ovest verso est, come accade normalmente sopra l’Artico in questa stagione. Quando il valore diventa negativo, il vento medio cambia verso. L’inversione nella media giornaliera a questa quota è il criterio più usato per riconoscere un episodio maggiore di stratwarming, il riscaldamento improvviso della stratosfera polare.

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Nei grafici, la parte direttamente osservata mostra un calo del vento a fine ottobre. Per i giorni successivi, ECMWF e GEFS prevedono che la media delle rispettive simulazioni scenda di poco sotto lo zero intorno all’11 novembre. Il CFSv2 si avvicina allo zero. Ciascuna linea riassume un gruppo di simulazioni, ognuna con un’evoluzione un po’ diversa. Per stabilire se e quando il vento medio giornaliero si sia davvero invertito serviranno le analisi dei giorni interessati.

ECMWF e GEFS accelerano fra il 20 e il 24 novembre

Il recupero ha due tappe. Nelle medie di ECMWF e GEFS il vento tornerebbe a soffiare da ovest intorno al 13 novembre, quando la curva risale sopra lo zero. A quel punto le correnti sarebbero ancora molto deboli. Per ritrovare una velocità più vicina a quella abituale occorrerebbero circa altre due settimane.

La previsione estesa europea del 6 novembre mantiene i venti molto deboli anche a metà mese, attorno a 4 m/s il giorno 16. Nella previsione GEFS del 5 novembre siamo sui 6 m/s. Qualche giorno dopo le due curve si sovrappongono quasi. Fra il 20 e il 24 novembre entrambe salgono da circa 12 a 27 m/s. Quasi metà della velocità tipica del periodo verrebbe così recuperata in quattro giorni.

Il CFSv2 del 5 novembre disegna una risalita più distribuita. Il 20 è già sui 16–17 m/s e quattro giorni più tardi arriva attorno a 25. Perciò, pur partendo più avanti, viene raggiunto dalle altre due previsioni durante la fase di accelerazione. Anche il modello canadese CMC rientra nel quadro di World Climate Service, con una ripresa descritta come più graduale. Le velocità qui riportate si ricavano dalle tre curve aggiornate di ECMWF, GEFS e CFSv2.

I venti stratosferici nelle previsioni del 5–6 novembre. ECMWF e GEFS accelerano quasi insieme dal 20 al 24. La linea grigia è la mediana 2006–2025. Valori indicativi letti dai grafici di World Climate Service, elaborati a partire dalle uscite grezze dei modelli.

Attorno al 26 novembre i venti si avvicinano ai valori tipici

Il 26 novembre la media delle simulazioni europee e quella di GEFS sono intorno ai 30 m/s, mentre il CFSv2 è sui 27. Entro il 30 novembre le tre previsioni arrivano a circa 33–35 m/s. La linea di riferimento dei grafici rappresenta la mediana del periodo 2006–2025, ossia il valore che sta al centro della distribuzione storica in quei giorni. L’ultima settimana di novembre è quindi quella in cui i tre modelli riportano i venti vicino al loro ritmo stagionale.

In autunno il raffreddamento legato alla notte polare accentua il contrasto di temperatura fra l’Artico e le latitudini più a sud. Questo contrasto sostiene i venti occidentali in stratosfera. Le grandi ondulazioni della circolazione che risalgono dalla troposfera possono frenare quei venti. Quando la loro azione si attenua, il vortice può riprendere forza.

Le singole simulazioni rimangono più distanti di quanto suggerisca il confronto fra le tre medie. Al 7 dicembre, per esempio, la metà centrale degli scenari del CFSv2 va indicativamente da 34 a 42 m/s, mentre nel GEFS si concentra fra 35 e 39 m/s. L’ECMWF ha una fascia centrale intorno a 37–43 m/s. I gruppi arrivano dunque a valori simili con gradi diversi di accordo al loro interno. Le corse successive aiuteranno a capire quanto regge la finestra di fine novembre.

Dispersione delle simulazioni per il 7 dicembre. Le barre contengono il 50% centrale e i punti indicano le medie. Valori indicativi ricavati dai grafici di World Climate Service.

Per il meteo che percepiamo conta anche ( e soprattutto) la stratosfera più bassa

Il vento a 10 hPa è una misura della forza del vortice nella stratosfera. Per valutare gli effetti sul tempo europeo, interessa soprattutto quanto la frenata si estende verso la parte bassa della stratosfera, per esempio attorno ai 100 hPa, a circa 15–17 chilometri di altezza. Se lì la circolazione resta alterata per più giorni, può aumentare la possibilità che l’effetto si faccia sentire nella troposfera, dove si formano le perturbazioni. La risposta può richiedere alcune settimane.

La corrente a getto, il nastro di venti in quota che guida molte perturbazioni, aiuta a capire come reagisce l’Atlantico. Se il getto si dispone più a sud, anche le depressioni possono seguire una rotta più meridionale. La posizione delle alte pressioni aiuta poi a capire dove riesce a scendere l’aria fredda. Come intuite siamo quindi ancora ben lungi dal poter dare per certa una fase invernale entro il mese i novembre checché se ne dica, spesso a sproposito.

Con questo intervento in sintesi abbiamo voluto circoscrivere, per quanto possibile, la possibilità di un surriscaldamento stratosferico che potrebbe esserci ma che non è affatto detto possa determinare l’arrivo dell’inverno deciso. Il fatto più singolare è che questa configurazione si è presentata con largo anticipo rispetto alla normalità ed anche questo aspetto è difficile da essere tratttato.

Un surriscaldamento stratosferico anticipato sarà preludio di un inverno davvero freddo o lascerà spazio ad una stagnazione per larga parte della prossima stagione? Questo è il dubbio che ci piacerebbe sciogliere.

Analisi e fonti
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