HomeMeteoEl Niño: rischio 2027 a +1,74 °C nel mondo. In Italia pesa...

El Niño: rischio 2027 a +1,74 °C nel mondo. In Italia pesa anche l’Atlantico

Il 2027 potrebbe diventare l’anno più caldo dall’inizio delle misurazioni. L’analisi di Zeke Hausfather per Carbon Brief stima una temperatura media globale di +1,74 °C rispetto al 1850–1900, il periodo usato come riferimento preindustriale. El Niño dovrebbe raggiungere il massimo tra novembre e dicembre 2026, ma la temperatura del pianeta tende a rispondere con circa tre mesi di ritardo. Così un episodio che si rafforza adesso nel Pacifico può pesare soprattutto sul bilancio dell’anno prossimo.

Il Pacifico si scalderà prima dell’aria

Normalmente gli alisei, i venti che soffiano da est lungo il Pacifico equatoriale, spingono le acque superficiali più calde verso l’Indonesia. Quando si indeboliscono, l’acqua calda si estende verso il centro e l’est del bacino. Davanti al Sud America risale meno acqua fredda dalle profondità e una fascia molto estesa di oceano cede più calore e umidità all’aria. Anche le piogge tropicali si spostano. È così che un cambiamento nato nel Pacifico finisce per influenzare la circolazione atmosferica a migliaia di chilometri di distanza.

Gli scambi di calore fra oceano e atmosfera proseguono per mesi. Se il Pacifico raggiungesse il massimo a dicembre, la risposta più marcata della temperatura globale potrebbe emergere tra la fine dell’inverno e l’inizio della primavera nell’emisfero nord, quando le acque equatoriali potrebbero già aver iniziato a perdere parte del loro eccesso di calore. I tre mesi sono un ritardo tipico, con tempi che cambiano da un episodio all’altro. Un precedente è El Niño del 2015–2016, che contribuì a fare del 2016 l’anno più caldo misurato fino ad allora.

- Advertisement -

Per il risultato del 2027 conterà anche la velocità con cui El Niño si attenuerà. Un Pacifico ancora molto caldo in primavera può sostenere la temperatura media globale più a lungo. Un calo più rapido ridurrebbe il contributo dell’episodio ai mesi successivi e, di conseguenza, alla media dell’intero anno.

Un quadro già ampiamente surriscaldato

La mappa delle anomalie dell’aria del 5 novembre mostra quanto la temperatura a due metri dalla superficie si discostava dai valori tipici di questo periodo dell’anno nel trentennio 1981–2010. È un’analisi ottenuta combinando le osservazioni disponibili con un modello meteorologico. Lo scarto medio del globo riportato nella carta è di +1,36 °C, quello artico di +4,10 °C.

Lungo il Pacifico equatoriale si riconosce la fascia più calda della norma che si allunga verso le coste sudamericane. Anche ampie zone dell’Artico sono sopra media, mentre nella Siberia settentrionale compaiono aree estese più fredde della norma. Il rosso indica uno scarto dalla norma del posto. Una zona rossa dell’Artico può quindi essere molto più fredda, in termini di temperatura effettiva, di una zona azzurra ai tropici.

La mappa distende le fasce polari su tutta la larghezza del riquadro. Vicino ai poli, però, ogni fascia di latitudine copre meno superficie reale di una fascia equivalente all’equatore. Per questo, nella media globale, le zone rosse dell’Artico pesano meno di quanto possa suggerire il loro ingombro sulla carta.

Anomalie della temperatura dell’aria a due metri il 5 novembre 2026 alle 07:00 italiane riferita alla climatologia 1981–2010.

Il +1,36 °C e il +1,74 °C rispondono a domande diverse. Il primo descrive quanto era insolita la temperatura dell’aria del 2026 rispetto al clima recente. Il secondo riguarda tutti i mesi del 2027 e li confronta con un periodo molto più lontano. Per seguire l’eventuale record serviranno le medie mensili del prossimo anno, calcolate su una base climatica comune.

Il +1,8 °C rientra nella forchetta per il 2027

L’aggiornamento del 3 novembre colloca il 2027 in un intervallo di incertezza del 90% tra +1,54 e +1,95 °C. Un anno a +1,8 °C rientra nella forchetta, poco sopra la stima centrale. Il +1,95 °C rappresenta il bordo superiore dell’intervallo del 90%. Il modello ammette anche esiti più caldi o più freschi, con minore probabilità.

Nello stesso confronto, il 2024 si è chiuso a circa +1,52 °C e il 2026, ancora in corso, ha una stima centrale quasi uguale. Se il 2027 finisse vicino a +1,74 °C, sarebbe quindi oltre due decimi più caldo del 2024. Nell’analisi di Carbon Brief, che combina sei serie di temperatura globale, la probabilità che il 2027 superi tutti gli anni precedenti, compreso il 2026, è del 96%.

Il 2024 osservato e le stime annuali per il 2026 e il 2027. Le barre rappresentano l’intervallo di incertezza del 90%. Elaborazione MeteoToscana su dati Carbon Brief del 3 novembre.

A luglio Carbon Brief stimava +1,71 °C per il 2027, con il margine inferiore dell’intervallo a +1,49 °C. L’aggiornamento di novembre alza di poco il valore centrale, ma sposta il margine inferiore da sotto a sopra il primato del 2024. Anche un esito nella parte bassa della forchetta sarebbe quindi compatibile con un nuovo record.

Per costruire la previsione, Carbon Brief usa la relazione storica tra le condizioni del Pacifico in autunno e il cambiamento della temperatura mondiale fra un anno e l’altro. Tiene conto anche dell’incertezza su come si chiuderà il 2026. Il picco previsto per questo El Niño è più intenso di quelli su cui è stata ricavata la relazione statistica. Il 96% dipende quindi anche da quanto quella relazione reggerà con un episodio di questa portata. È più facile indicare quale anno sia favorito per il primato che stimare con precisione di quanto potrebbe batterlo.

Il record annuale e la soglia di Parigi hanno tempi diversi

Un episodio di El Niño può alzare per qualche mese la temperatura superficiale redistribuendo calore fra oceano e atmosfera. Oggi questo effetto temporaneo si somma al riscaldamento di lungo periodo causato dalle emissioni umane di gas serra. È la combinazione dei due fattori a rendere plausibile un anno così caldo.

La soglia di +1,5 °C dell’Accordo di Parigi si valuta sul riscaldamento globale di lungo periodo, usando medie di più decenni. Un anno a +1,74 °C descriverebbe invece le condizioni sperimentate in quei dodici mesi. Serve a capire quanto calore può aggiungersi nei momenti in cui la variabilità naturale spinge nella stessa direzione della tendenza di fondo.

In Italia il caldo dipenderà anche dalle correnti atlantiche

In Europa occidentale l’influenza di El Niño passa anche attraverso i cambiamenti della circolazione sul Nord Atlantico. Guardando agli episodi del passato, all’inizio dell’inverno l’Europa occidentale tende ad avere condizioni un po’ più miti e piovose. Nella seconda parte della stagione emerge più spesso un Mediterraneo mite, con una risposta che varia da un episodio all’altro.

Per l’Italia, è difficile fare una “previsione” anche se molto lasca: le correnti oceaniche da ovest possono portare aria mite e piogge sui versanti esposti, mentre un afflusso da nord può dare giornate fredde anche all’interno di una stagione mediamente mite. La media mondiale mette insieme tutti i continenti e gli oceani. Per capire come il calore si distribuirà da noi, la scala utile resta quella delle singole stagioni e della circolazione sul Mediterraneo.

Analisi e fonti
Le valutazioni meteorologiche di Meteo Toscana sono sviluppate attraverso monitoraggio in tempo reale, dati radar e satellitari, modellistica numerica ad alta risoluzione ed elaborazione meteorologica redazionale. Meteo Toscana opera come centro meteo e di calcolo autonomo dal 1997, con attività di previsione e monitoraggio sul territorio italiano e toscano. ECMWF GFS AROME ARPEGE WRF Modellazione insourcing

Chi siamo  •  Centro di calcolo

Toscana, pioggia da stanotte tra isole e costa. Domani punte locali di 40 mm

La perturbazione di domani venerdì 6 novembre potrà portare le prime piogge in Toscana già nella notte, a partire dall’Arcipelago e da tratti di...