Il vortice polare potrebbe arrivare ai primi giorni di novembre già profondamente disturbato, con una crisi potenzialmente da record per la sua precocità. La previsione riguarda una fase in cui la circolazione stratosferica dovrebbe ancora rafforzarsi, mentre il Pacifico è interessato da un El Niño molto intenso. Per l’inverno europeo, la difficoltà è capire quanto peserà questa combinazione rispetto ai pochi precedenti disponibili. Alcuni collegamenti statistici utilizzati nelle tendenze stagionali hanno mostrato una stabilità limitata nel tempo: proprio per questo, un evento eccezionale in quota richiede un’analisi più ampia della sola ricerca di un inverno simile.
Il record sarebbe nel calendario, prima ancora che nell’intensità
Il vortice stratosferico si forma durante l’autunno e tende a intensificarsi con il raffreddamento delle regioni polari. Una crisi profonda nei primissimi giorni di novembre arriverebbe quindi in anticipo rispetto al periodo in cui questi episodi sono più frequenti. I precedenti più precoci dei riscaldamenti stratosferici maggiori si collocano a fine novembre: un evento nella prima decade anticiperebbe quella soglia di settimane. Il possibile primato riguarda dunque la data di una crisi che deve ancora realizzarsi.
La carta per il 7 novembre mostra già la ragione dell’interesse: a 10 hPa, circa 30 chilometri di quota, la circolazione appare fortemente deformata, con due minimi riconoscibili e un’ampia anomalia positiva di geopotenziale. È una rappresentazione della struttura prevista del vortice, utile per seguire come il disturbo potrebbe organizzarsi.

Per classificare l’episodio come Major SSW, un riscaldamento stratosferico improvviso maggiore, si utilizza comunemente l’inversione del vento medio giornaliero a 60° nord e 10 hPa, da occidentale a orientale. La separazione in due nuclei riguarda invece la forma del vortice. Sono aspetti diversi: una carta con due minimi permette di riconoscere una deformazione, mentre la diagnosi del riscaldamento maggiore passa dall’andamento dei venti.
Tra Siberia e Scandinavia si prepara il disturbo in alta quota
La dinamica parte dalla troposfera, lo strato in cui si sviluppa il tempo quotidiano. Un anticiclone persistente tra Urali e Scandinavia modifica le grandi onde atmosferiche che circondano l’emisfero. Quando la circolazione ne consente la propagazione verso la stratosfera, queste onde possono frenare i venti occidentali e favorire il riscaldamento polare. A determinare la profondità della crisi sono l’intensità del trasferimento di energia e quantità di moto, la sua durata e lo stato iniziale del vortice.
La neve siberiana e il ridotto ghiaccio nei mari di Barents e Kara si inseriscono in questo quadro attraverso gli scambi di calore e l’interazione con l’alta pressione. La relazione comprende anche la direzione opposta: la circolazione atmosferica influenza nevicate e ghiaccio marino. Conta l’intera configurazione, compresa la distribuzione geografica delle anomalie. Una copertura nevosa concentrata nell’Eurasia orientale può accompagnarsi a una risposta diversa da quella suggerita dal solo totale continentale.
Il legame tra neve e inverno cambia con il periodo analizzato
Per molto tempo la neve autunnale eurasiatica è stata utilizzata per cercare indicazioni sulla circolazione dell’inverno successivo. Il collegamento con gli indici AO e NAO, che descrivono grandi configurazioni della pressione atmosferica, ha però mostrato una stabilità limitata nel tempo. Una relazione statistica efficace in alcuni decenni può perdere capacità predittiva in altri. Questo impone di valutare ogni stagione anche attraverso lo stato degli oceani, la circolazione atmosferica e l’evoluzione stratosferica.
Il cambiamento delle correlazioni lascia aperte diverse spiegazioni: variabilità naturale, interazione con altri fattori e trasformazioni del clima di fondo possono modificarne il peso. Attribuire tutto a una rottura definitiva dei collegamenti tra Artico e medie latitudini andrebbe oltre quanto possiamo stabilire. Per la previsione, la conseguenza pratica è precisa: la neve in Siberia offre un elemento di analisi, mentre il freddo europeo richiede una catena di passaggi atmosferici favorevoli.
El Niño fortissimo può convivere con settimane fredde
El Niño è già molto intenso e le tendenze disponibili ne favoriscono la persistenza su livelli forti o molto forti anche durante l’inverno. Il riscaldamento del Pacifico tropicale modifica la convezione e la circolazione su vasta scala, contribuendo alle attese di una stagione mite su diverse aree settentrionali e orientali del Nord America. Queste indicazioni riguardano però medie di più mesi. Un trimestre sopra la norma può contenere irruzioni fredde rilevanti, intervallate da periodi miti più lunghi o più intensi.
L’influenza tropicale può raggiungere anche la stratosfera attraverso le onde planetarie. Storicamente El Niño favorisce, soprattutto nella parte avanzata dell’inverno, un vortice più debole e maggiori possibilità di riscaldamenti stratosferici. Il rapporto comprende quindi interazioni e tempi differenti, che rendono poco utile ridurlo a una competizione tra una forza favorevole al caldo e una al gelo. Per l’Europa, inoltre, il passaggio dalle anomalie del Pacifico al tempo locale è meno diretto rispetto a molte aree nordamericane.
Il precedente del 2009-2010 resta istruttivo, ma pesa un solo inverno
L’inverno 2009-2010 mostra quanto la circolazione possa modificare l’impronta tropicale. In presenza di El Niño, una forte fase negativa dell’Oscillazione Artica accompagnò freddo e nevicate importanti su diverse aree dell’emisfero. È un confronto utile quando si cerca di capire come possano convivere un Pacifico caldo e un inverno rigido in alcune regioni. Le somiglianze con singole configurazioni attuali, però, descrivono soltanto una parte del sistema: intensità e distribuzione delle temperature oceaniche, posizione dei blocchi e sequenza dei disturbi possono portare a risultati differenti. Un solo precedente offre un’ipotesi da confrontare con i modelli, non una probabilità affidabile.
Europa, Asia e Nord America possono imboccare strade diverse
Anche a parità di indebolimento del vortice, la risposta può cambiare fra continenti. Le onde assorbite in stratosfera e quelle riflesse verso il basso favoriscono percorsi diversi, con effetti che possono concentrarsi sull’Eurasia oppure sul Nord America. Una fase fredda in Asia orientale può così accompagnarsi a condizioni miti su una parte dell’Europa, o viceversa. La posizione delle anomalie e il modo in cui interagiscono con gli strati inferiori contano quanto l’intensità del disturbo.
Per il Mediterraneo diventerebbero determinanti i blocchi tra Atlantico settentrionale e Scandinavia, la disposizione delle depressioni e il percorso effettivo dell’aria fredda. Le eventuali irruzioni dei primissimi giorni di novembre andranno lette anzitutto nella circolazione troposferica prevista per quelle date. Un’influenza stratosferica più persistente richiederebbe di seguire l’evoluzione nelle settimane successive, con possibili conseguenze tra la parte finale di novembre e dicembre.
Per l’Italia sarà decisiva la risposta della circolazione sul Mediterraneo
Nei prossimi aggiornamenti dovremo giocoforza valutare l’eventuale inversione dei venti, la persistenza delle anomalie nella bassa stratosfera e la risposta delle simulazioni d’insieme negli strati inferiori. Un disturbo ben identificato può persino aggiungere informazione alle previsioni di alcune settimane, perché modifica la probabilità di determinate configurazioni. L’incertezza attuale riguarda soprattutto quale percorso si realizzerà e quanto sarà persistente.
Per l’Italia tutto si giocherà con la potenziale apertura di una traiettoria fredda verso il Mediterraneo. Da lì occorrerà distinguere l’arrivo di aria più fredda dalla possibilità di precipitazioni e neve, che richiedono anche una disposizione favorevole delle depressioni. Un eventuale record precoce del vortice acquisterebbe così un significato per il nostro inverno soltanto attraverso la circolazione capace di accompagnarlo al suolo. La situazione comunque è singolare e si sta complicando di giorno in giorno.
Analisi e fonti
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