L’Italia si avvia verso altri giorni con poche precipitazioni. La fase asciutta potrebbe proseguire per buona parte dei prossimi sette-dieci giorni, mentre alcune proiezioni prospettano correnti orientali più fredde, soprattutto in quota. Il passaggio verso temperature più basse, però, non coincide necessariamente con il ritorno delle piogge: per ora non emerge una configurazione capace di riportare perturbazioni diffuse su tutta la Penisola.
La pausa arriva dopo un settembre molto secco. Secondo l’elaborazione dei dati ERA5-Land, in Italia sono caduti mediamente 54,3 millimetri, contro i 93,2 della media 1991-2020: un deficit del 41,7%. Copernicus ha inoltre rilevato condizioni asciutte diffuse in gran parte dell’Europa occidentale e centrale, con un’estensione della siccità meteorologica anche su alcune aree italiane.
La pausa asciutta può allungarsi fino ai primi giorni di novembre
La tendenza meteo indica precipitazioni prevalentemente sotto la media fino al 1° novembre, con una situazione più vicina alla norma sulla Sicilia e sui settori ionici della Calabria. Per la settimana dal 2 all’8 novembre non compare invece un segnale netto di piogge diffuse: sono possibili apporti sopra la media soprattutto su Calabria e Isole Maggiori, mentre sul resto del Paese il quadro pluviometrico resta più incerto.
Questo lascia aperta la possibilità che molte regioni trascorrano un periodo lungo senza precipitazioni significative. In alcune aree, specie dove gli ultimi passaggi hanno portato pochi millimetri, l’attesa della pioggia potrebbe così prolungarsi. La distribuzione resta però irregolare: l’autunno ha già prodotto episodi piovosi in alcune zone, mentre altre sono rimaste ai margini. Un bilancio nazionale non descrive da solo le differenze tra bacini e territori.
Un autunno asciutto non obbliga l’inverno a diventare piovoso
Non esiste un meccanismo per cui la pioggia mancante in ottobre e novembre debba arrivare tutta in dicembre o nei mesi successivi. Il tempo non segue un conto stagionale da pareggiare: la piovosità invernale dipenderà dalla circolazione atmosferica, dalla frequenza delle perturbazioni e dai blocchi anticiclonici che si formeranno sul continente.
Le attuali tendenze stagionali di Copernicus favoriscono precipitazioni sopra la media in molte parti d’Europa, ma l’indicazione è più debole sulle regioni meridionali. È una stima su medie di più settimane, non una previsione che stabilisce quando e dove pioverà in Italia. Le previsioni stagionali, lo ricordiamo sempre, hanno una capacità limitata nel dettaglio europeo: descrivono probabilità e condizioni medie, mentre le singole fasi di maltempo o di siccità restano imprevedibili a questa distanza.
Inverno mite, freddo o siccitoso: gli scenari restano aperti
Un inverno più piovoso potrebbe essere anche relativamente mite, se le precipitazioni arrivassero con correnti atlantiche o occidentali. Una fase fredda, invece, potrebbe rimanere asciutta se prevalessero correnti continentali senza una depressione sul Mediterraneo. Per avere neve a bassa quota servirebbero la combinazione e la coincidenza di aria fredda e precipitazioni: una tendenza stagionale non può anticipare gli episodi nevosi.
Resta possibile anche un inverno con piogge scarse, che prolunghi le criticità nelle zone già in deficit. Ma oggi non ci sono elementi per affermare che questo accadrà, così come non possiamo dare per certa una stagione più piovosa solo perché l’autunno ha portato meno precipitazioni del necessario. Il dato più concreto è la pausa asciutta in arrivo; la risposta sulla stagione invernale dipenderà dalle prossime configurazioni e dagli aggiornamenti dei modelli.
Analisi e fonti
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