Il vortice polare si allunga fra Canada e Asia nella previsione ECMWF per il 30 ottobre. Compaiono due lobi ben pronunciati, proprio nella fase in cui il raffreddamento autunnale tende normalmente a consolidare la circolazione attorno al Polo. Intanto El Niño continua a rafforzarsi nel Pacifico tropicale, con elevate probabilità di raggiungere un’intensità storica.
Il collegamento fra questi fenomeni passa dalle grandi onde atmosferiche. Per il tempo italiano di novembre conta poi dove persisteranno i blocchi anticiclonici e come si disporrà il getto atlantico: una deformazione in quota può accompagnarsi a esiti molto diversi al suolo.
Nella carta del 30 ottobre i venti restano occidentali
È la corsa deterministica ECMWF del 21 ottobre alle 00 UTC, proiettata a nove giorni. A 10 hPa, circa 30 chilometri di altezza, il vento medio lungo il parallelo di 60° nord viene indicato a 15,5 m/s. Il modello mantiene dunque una circolazione da ovest verso est, anche in presenza di una struttura fortemente allungata.

La carta descrive una marcata deformazione a due lobi; una separazione completa del vortice va diagnosticata seguendone anche l’evoluzione e la vorticità potenziale. Per un riscaldamento stratosferico maggiore, il criterio comunemente usato è invece l’inversione del vento medio giornaliero a 60°N e 10 hPa. Forma del vortice e direzione dei venti raccontano aspetti diversi dello stesso disturbo.
I blocchi d’alta pressione possono frenare il vortice
Un’alta pressione persistente fra Urali e Scandinavia, accompagnata da un promontorio sul Pacifico settentrionale, può rinforzare due grandi ondulazioni della circolazione emisferica. Se la loro posizione e i venti lungo il percorso sono favorevoli, queste onde si propagano verso la stratosfera. La loro dissipazione in stratosfera può frenare le correnti occidentali e deformare la struttura polare.
È attraverso questa dinamica che un blocco anticiclonico può influenzare la circolazione a decine di chilometri di altezza. Durata e posizione dei promontori contano quanto la loro intensità: il modo in cui rinforzano o contrastano le onde già presenti determina l’efficacia della sollecitazione.
L’ipotesi di un riscaldamento sul settore canadese riguarda un possibile sviluppo del disturbo. Gli episodi precoci studiati in passato hanno preceduto inverni anche molto differenti; dopo una perturbazione autunnale, il vortice può tornare a rafforzarsi grazie al progressivo raffreddamento stagionale. L’evoluzione prevista a fine ottobre lascia quindi aperto il seguito dell’inverno ovvero quello che potrebbe accadere in stratosfera non precluderebbe un avvio di inverno potenzialmente anche freddo proprio per il plausibile scompattamento del vortice polare. Lo ricordiamo: un vortice polare compatto e chiuso sul polo è sovente sinonimo di correnti miti tipicamente zonali (da ovest verso est): pochi scambi meridiani, assenza di impulsi freddi artici.
El Niño può cambiare le onde che raggiungono il Polo
Quest’anno c’è un ulteriore fattore meteorologico su larga scala che non possiamo non considerare. Nel Pacifico la prospettiva è già rilevante su scala stagionale. Il bollettino NOAA dell’8 ottobre assegna una probabilità dell’83% a un El Niño di intensità storica nel trimestre ottobre–dicembre 2026, superiore agli episodi precedenti dal 1950 nel confronto basato sull’indice relativo RONI. Il possibile primato riguarda il picco previsto: il bilancio del trimestre arriverà con le osservazioni complete.
Il riscaldamento delle acque equatoriali riorganizza i temporali tropicali e il calore che liberano nell’atmosfera. Da qui cambiano le grandi onde del Pacifico e la quantità di attività ondosa che può raggiungere la stratosfera. Negli inverni con El Niño emerge, in media, una tendenza a un vortice polare più caldo e debole. Abbiamo quindi una variabile che potrebbe “remare contro” agli effetti più invernali che un vortice polare molto attivo potrebbe produrre. E dunque cosa possiamo dire circa la prossima stagione invernale 2026-2027?
Per l’Italia la partita è aperta
L’attività depressionaria atlantica prosegue e può convivere con un vortice molto deformato in stratosfera. Le perturbazioni europee seguono il getto troposferico, a quote assai inferiori. Un flusso prevalente da ovest o sud-ovest può trasportare aria mite e umida verso il Mediterraneo; per un ingresso freddo sulla Penisola serve una disposizione delle correnti capace di convogliare aria dalle latitudini settentrionali o dall’Europa orientale. Premesso che generalmente sull’Italia anche negli inverni più freddi sono comunque prevalenti le correnti occidentali, non possiamo con i dati di cui disponiamo adesso dipingere il prossimo inverno come sicuramente mite e tranquillo. Le interferenze del vortice polare che pare mettersi già in moto potrebbero pilotare perturbazioni fredde anche verso il Mediterraneo nonostante gli effetti opposti del Nino. Non va poi neppure sottovalutata l’ipotesi che, in questo caso soprattutto a causa dello stesso Nino, il prossimo inverno possa essere anche molto piovoso. Effetti diversi ma pienamente compatibili con le considerazioni parziali e decisamente approssimate che sopra abbiamo riportato. Torneremo ad aggiornare questa tendenza alla luce dei nuovi dati che arriveranno.
Analisi e fonti
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