Il freddo potrebbe raggiungere l’Italia più volte nei primi dieci giorni di novembre, lungo una direttrice orientale che faticherebbe a cambiare. Le proiezioni mantengono l’alta pressione fra il Nord e il Nord-Ovest europeo, con circolazioni depressionarie più a sud-est e la Penisola esposta a venti da nord e nord-est. Per molte regioni, al raffreddamento potrebbero accompagnarsi ancora piogge scarse.
Un ingresso freddo dai Balcani rientra nelle possibilità di novembre. La particolarità da seguire è una configurazione capace di rinnovarsi per molti giorni, lasciando poco spazio alle perturbazioni atlantiche. Per diverse regioni, l’autunno potrebbe così assumere un’impronta più invernale proprio mentre le precipitazioni restano una chimera.
L’alta pressione terrebbe aperta la stessa via d’ingresso
Il meccanismo dipende dalla posizione dell’anticiclone. Una fascia di alte pressioni sull’Europa settentrionale può ostacolare il passaggio delle perturbazioni da ovest e favorire correnti orientali sul proprio bordo meridionale. La carta iniziale del 27 ottobre mostra già la separazione fra un’ampia area anticiclonica sul continente e una depressione sui Balcani, vicina all’Italia.

La proiezione per il 2 novembre sposta e rafforza il blocco verso l’Europa nord-occidentale, conservando una circolazione depressionaria fra Adriatico, Balcani e Mediterraneo. È una disposizione che esporrebbe la Penisola a nuovi afflussi settentrionali e orientali: l’alta pressione cambierebbe posizione, continuando a limitare l’accesso delle correnti oceaniche.

Sotto il blocco, i nuclei depressionari potrebbero muoversi anche da est verso ovest, con il moto che in meteorologia chiamiamo retrogressione. La provenienza delle masse d’aria e il percorso delle perturbazioni sarebbero quindi diversi da quelli di una fase atlantica. Da questa disposizione nasce la possibilità di un periodo più freddo, ma ancora poco piovoso su una parte del Paese.
Il blocco potrebbe resistere al passaggio del primo nucleo

La carta del 7 novembre ripropone il contrasto fra l’area anticiclonica a nord-ovest e una vasta circolazione depressionaria sull’Europa orientale, estesa verso i Balcani e l’Italia. Se il blocco mantenesse questa posizione, lascerebbe ancora spazio a nuove alimentazioni fredde lungo una direttrice simile, una sorta di fucina fredda incastrata sotto l’alta pressione nord europea.
La prima decade potrebbe così alternare afflussi più incisivi e attenuazioni temporanee, restando sotto un’influenza orientale prevalente. Si potrebbe trattare di impulsi distinti oppure di un’unica circolazione alimentata a più riprese. Il numero degli episodi resta aperto; il confronto fra le date mostra soprattutto quanto a lungo questo assetto riesca a sopravvivere nella simulazione.
Il raffreddamento sarebbe più esteso delle precipitazioni
Con un contrasto di pressione al suolo sufficientemente marcato, tramontana e grecale potrebbero soffiare tesi, localmente forti. Le temperature scenderebbero, con valori anche sensibilmente sotto la media negli afflussi più freddi e nelle zone maggiormente coinvolte. L’Italia orientale sarebbe più esposta; il coinvolgimento dei settori occidentali rimane al momento poco probabile.
Per le precipitazioni conterebbero l’umidità raccolta sul mare e l’esposizione dei rilievi. Attraversando l’Adriatico, l’aria può acquistare umidità ed essere poi sollevata dall’Appennino: lo stau favorirebbe nubi e fenomeni sui versanti esposti. Il medio Adriatico e parte del Sud sarebbero i settori più interessati da questo meccanismo, con possibili fasi d’instabilità anche altrove in presenza di minimi mediterranei. Il Nord-Ovest e tratti del versante tirrenico centro-settentrionale potrebbero invece restare molto più asciutti, protetti dai rilievi e dall’anticiclone.
In Appennino la neve a quote progressivamente più basse
Nei passaggi più freddi, l’Appennino centro-meridionale potrebbe ricevere neve anche intorno ai 1.200 metri. Resta una quota ipotetica, da valutare sui profili di temperatura e umidità e sull’effettiva presenza di precipitazioni. Il settore balcanico resterebbe più vicino al cuore delle masse d’aria fredde. Nelle soluzioni più incisive sarebbe aperta anche l’eventualità di neve in pianura su alcune aree dell’Europa sud-orientale, purché il raffreddamento raggiungesse i bassi strati e coincidesse con i fenomeni. Per l’Italia si prospetterebbe un interessamento più periferico, modulato dalla traiettoria di ciascun nucleo in retrogressione.
La posizione delle depressioni deciderà il coinvolgimento italiano
Anche la carta dell’11 novembre conserva un’area anticiclonica sul Nord Europa e una vasta circolazione depressionaria sulla fascia centro-orientale del continente. La simulazione arriva dunque oltre la prima decade mantenendo riconoscibile la separazione fra queste due strutture, ancora favorevole a ostacolare il flusso atlantico verso l’Italia.

Le quattro mappe appartengono alla stessa simulazione, con un orizzonte che arriva a quindici giorni. Il loro confronto descrive una possibilità di persistenza, la cui probabilità andrà valutata negli scenari d’insieme. Per l’Italia sono soprattutto due gli aspetti ancora aperti: quanto resisterà il blocco e fin dove riusciranno ad avanzare verso ovest le depressioni.
Una depressione capace di raggiungere il Mediterraneo centrale aprirebbe prospettive più piovose anche per territori inizialmente riparati. Se i minimi restassero raccolti fra Balcani ed Egeo, il freddo potrebbe invece continuare ad affacciarsi sull’Italia senza interrompere la pausa asciutta di molte zone occidentali. Per il momento si prospetta un avvio di novembre decisamente singolare e molto differente da quello che è successo negli ultimi anni.
Analisi e fonti
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