Sei giornate vicine ai 39 °C e dieci giornate attorno ai 37 °C non descrivono lo stesso tipo di caldo. Nel primo caso prevale l’intensità delle temperature, nel secondo la loro persistenza. Entrambe le sequenze, però, possono produrre un indice elevato. È questo il punto centrale della nuova elaborazione da 0 a 10 con la quale abbiamo effettuato una prima valutazione dell’ondata di calore attesa sull’Italia. La Sardegna interna raggiunge il valore più alto, pari a 9,7 su 10. Punteggi superiori a 7 compaiono anche sulla Pianura Padana e in alcune zone interne di Toscana, Lazio e Puglia. La mappa non cerca soltanto il luogo nel quale farà più caldo: individua dove il superamento dei 35 °C potrebbe ripetersi per il maggior numero di giorni consecutivi.
Lo stesso indice può descrivere sequenze termiche differenti
Un’ondata di calore non è composta da un unico pomeriggio. Ha una durata, una continuità e un andamento che può cambiare sensibilmente da una regione all’altra.
Per questo l’indice considera la successione delle giornate con temperature massime superiori ai 35 °C e la combina con l’intensità termica prevista. Il risultato viene espresso su una scala da 0 a 10, così da permettere un confronto immediato tra territori diversi.
Le etichette presenti sulla carta sono importanti quanto i colori. Un valore vicino a 7 può essere associato, per esempio, a sei giornate attorno ai 39 °C oppure a una permanenza più lunga con temperature prossime ai 37 °C. Il punteggio finale può risultare simile, ma la struttura dell’episodio è diversa.
Nel primo caso il territorio viene esposto a valori più estremi per un periodo relativamente breve. Nel secondo il picco è inferiore, ma il caldo intenso si ripete più a lungo. Osservando soltanto la temperatura massima prevista, questa differenza non sarebbe visibile.
Sardegna interna fino a 9,7 su 10

Il valore più alto della prima elaborazione compare nell’interno della Sardegna, dove l’indice raggiunge 9,7 su 10. L’etichetta associa il punteggio a una possibile sequenza di circa otto giornate con temperature vicine ai 39 °C.
Non significa che ogni località dell’isola raggiungerà lo stesso valore e non indica una probabilità del 97%. Il numero sintetizza l’intensità stimata della sequenza calda nel punto considerato.
La distribuzione geografica mostra differenze marcate tra le coste e le zone interne. Il mare può limitare le temperature massime lungo i litorali, soprattutto quando le brezze riescono a svilupparsi con regolarità. Spostandosi verso pianure, conche e vallate interne, questa influenza si riduce. Il terreno si riscalda più rapidamente e i 35 °C possono essere superati per più pomeriggi consecutivi.
È proprio la continuità a portare alcune aree sarde nella fascia più alta dell’indice. Non emerge soltanto la possibilità di temperature molto elevate, ma la loro ripetizione per gran parte del periodo esaminato.
Pianura Padana: non serve raggiungere 40 °C per ottenere un indice elevato
Sulla Pianura Padana compaiono valori generalmente vicini a 7,3-7,4 su 10. Alcune etichette indicano sequenze di sei o sette giorni, con temperature stimate attorno ai 38-39 °C.
Il dato è interessante perché mostra il limite delle tradizionali mappe dei picchi. La pianura settentrionale potrebbe non registrare le temperature più alte in assoluto dell’intera fase, ma mantenere valori superiori ai 35 °C su un’area molto vasta e per diversi giorni.
Quando il riscaldamento si distribuisce su una superficie così estesa, il problema non è il singolo punto estremo. È la formazione di una sorta di “altopiano termico“: le massime restano elevate giorno dopo giorno e le variazioni quotidiane diventano relativamente contenute.
L’indice non considera direttamente l’umidità né le temperature notturne. In Pianura Padana questi elementi potranno però aumentare il disagio reale, anche nelle località dove il punteggio risulterà inferiore a quello della Sardegna.
Toscana e Lazio: può contare più la durata del picco
Tra Toscana e Lazio emergono soprattutto le pianure, le vallate e le conche interne. Uno dei valori presenti sulla carta si colloca attorno a 7,2 su 10 ed è associato a una sequenza che potrebbe raggiungere una decina di giorni con temperature vicine ai 37 °C.
Questo dato permette di comprendere la funzione dell’indice meglio di qualsiasi graduatoria. Dieci giorni a 37 °C possono ottenere una valutazione confrontabile con sei o sette giornate più vicine ai 39 °C. La temperatura massima è inferiore, ma la continuità sopra soglia è maggiore.
Anche all’interno della stessa regione potranno esserci differenze nette. Le brezze tenderanno a contenere le massime su una parte delle coste, mentre nelle zone interne l’aria potrà riscaldarsi più facilmente. Non è quindi corretto attribuire un unico livello di intensità all’intera Toscana o all’intero Lazio.
La carta individua fasce territoriali, non confini amministrativi. Due località appartenenti alla stessa provincia possono ottenere valori diversi a causa dell’altitudine, della distanza dal mare, dell’esposizione e della ventilazione pomeridiana.
Anche la Puglia interna entra nella fascia più accesa
Valori superiori a 7 interessano anche alcuni settori della Puglia interna. Le etichette mostrano combinazioni differenti, con durate comprese indicativamente tra sei e dieci giorni e temperature spesso collocate tra 37 e 38 °C.
Come in Sardegna e nel Centro Italia, la distanza dal mare diventa determinante. Le coste adriatiche e ioniche possono beneficiare di una ventilazione più efficace, mentre il Tavoliere e le altre aree interne riescono a raggiungere temperature più elevate durante le ore pomeridiane.
La colorazione meno intensa presente su altre zone del Sud non indica necessariamente un caldo debole. Può significare che i 35 °C verranno superati meno frequentemente, che la sequenza sarà interrotta oppure che il superamento riguarderà un territorio più limitato.
È quindi possibile che una località esclusa dalle fasce più alte registri comunque un pomeriggio molto caldo. Ciò che mancherebbe, in quel caso, sarebbe la continuità necessaria a produrre un indice più elevato.
Perché il prossimo aggiornamento potrà modificare i punteggi
Un indice costruito attorno alla soglia dei 35 °C è inevitabilmente sensibile alle variazioni della previsione. Una giornata stimata a 34,8 °C non viene conteggiata come superamento; una giornata prevista a 35,2 °C entra invece nella sequenza.
Una correzione di pochi decimi o di un grado può quindi aggiungere un giorno, interrompere la successione oppure abbassare sensibilmente il risultato. Le indicazioni più solide di questa prima elaborazione sono tre: la Sardegna interna presenta il livello maggiore di rischio; la Pianura Padana mostra una vasta area con caldo persistente; alcune zone interne di Toscana, Lazio e Puglia potrebbero restare oltre 35 °C per una sequenza particolarmente lunga.
I prossimi aggiornamenti permetteranno di verificare la stabilità della previsione su queste aree e l’eventuale spostamento dei nuclei più intensi. Una singola giornata meno calda potrebbe spezzare la continuità, mentre un prolungamento di due o tre giorni farebbe aumentare l’indice anche senza temperature eccezionali.
Cosa misura la mappa e cosa resta fuori
Questa elaborazione descrive la componente diurna dell’ondata di calore attraverso la persistenza sopra 35 °C. Non è un indice sanitario e non misura direttamente il caldo percepito.
Umidità, ventilazione, temperature minime, densità urbana e capacità degli edifici di raffreddarsi non entrano direttamente nel punteggio. Una città costiera potrebbe fermarsi sotto 35 °C e avere notti molto umide; una località interna potrebbe superare 38 °C nel pomeriggio e raffreddarsi più rapidamente dopo il tramonto.
L’indice deve quindi essere utilizzato per ciò che può offrire: confrontare l’intensità delle sequenze di caldo diurno. La prima elaborazione individua già le aree da seguire, ma il suo contenuto più utile non è il decimale più alto. È la possibilità di distinguere un picco breve da una lunga permanenza oltre 35 °C. Due forme diverse di caldo, entrambe importanti, che una normale mappa delle temperature massime non riuscirebbe a separare.
Analisi e fonti
Le valutazioni meteorologiche di Meteo Toscana sono sviluppate attraverso monitoraggio in tempo reale, dati radar e satellitari, modellistica numerica ad alta risoluzione ed elaborazione meteorologica redazionale. Meteo Toscana opera come centro meteo e di calcolo autonomo dal 1997, con attività di previsione e monitoraggio sul territorio italiano e toscano. ECMWF GFS AROME ARPEGE WRF Modellazione insourcing
