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Meteo, zero termico oltre 4.000 metri sulle Alpi nel cuore di ottobre

Ottobre porterà ancora aria molto mite fino all’alta montagna. Sulle Alpi occidentali lo zero termico potrà superare i 4.000 metri, una quota più vicina alle condizioni estive che a quelle abituali di metà autunno. Nelle carte analizzate la fase più calda precede il fine settimana del 17–18 ottobre: giovedì i valori sono ancora molto elevati, nella notte fra sabato e domenica il raffreddamento è già evidente sull’arco alpino. Più a sud resterà una massa d’aria sensibilmente più mite.

Uno zero termico così alto dà una misura del caldo in quota

Lo zero termico indica l’altitudine alla quale la temperatura dell’aria libera raggiunge 0 °C. Quando sale oltre i 4.000 metri, anche una parte consistente dell’alta montagna si trova immersa in aria a temperatura positiva. È un’informazione utile per valutare quanto sia mite il profilo atmosferico sopra una regione, soprattutto quando le temperature delle pianure risentono di nebbie, nubi basse e raffreddamento notturno.

Il confronto stagionale rende il dato più comprensibile: nella climatologia dello zero termico rilevato a Payerne, in Svizzera, la quota media si avvicina ai 4.000 metri in luglio. Un superamento di questa soglia a metà ottobre richiama dunque condizioni termiche proprie della stagione calda.

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Giovedì 15 ottobre lo zero termico supera i 4.000 metri a occidente

La prima elaborazione valida per giovedì 15 alle 14:00 italiane, mostra quote attorno e oltre i 4.000 metri sulle Alpi occidentali. Il superamento interessa anche ampi settori dell’Italia occidentale e dei bacini circostanti. Verso le Alpi orientali le quote sono più basse: il tepore in quota presenta già differenze geografiche, che diventeranno più evidenti nei giorni successivi.

Per il settore alpino piemontese, anche le previsioni operative disponibili indicano quote superiori ai 4.000 metri nella fase più mite. La soglia rende immediatamente visibile l’intensità del riscaldamento in quota: l’aria raggiunge temperature positive ad altitudini alle quali, procedendo nell’autunno, ci si attendono condizioni decisamente più fredde. Sostanzialmente larghissima parte di quel che resta dei ghiacciai alpini, continua a fondere anche ad autunno avanzato.

Domenica sulle Alpi si torna verso i 3.000 metri

La forte mitezza dovrebbe ridimensionarsi a partire dal fine settimana. Sull’arco alpino lo zero termico dovrebbe tornare attorno ai 3.000 metri, con variazioni fra i diversi settori. Rispetto al cuore della settimana in corso, sulle aree occidentali il calo della quota di congelamento sarebbe di un chilometro: un ridimensionamento consistente, già presente all’inizio della domenica.

Fra Sardegna, Sicilia e Tirreno la mappa conserva invece quote spesso attorno ai 3.500 metri, localmente più alte. Sul versante adriatico centrale i valori risultano inferiori. Il raffreddamento procederà quindi con intensità diverse sul territorio italiano: il caldo in quota perderà nettamente forza sulle Alpi, mentre parte dei settori occidentali e delle isole conserverà aria più mite.

In pianura il tepore dipenderà anche da sole e inversioni

Le temperature al suolo seguiranno questa evoluzione con differenze locali. Nelle valli e nelle pianure poco ventilate, il raffreddamento notturno potrà mantenere uno strato d’aria fresca vicino al terreno, sotto aria più mite. Nelle ore diurne il soleggiamento favorirà il rialzo, mentre nubi e nebbie potranno limitarlo. Per questo uno zero termico molto alto offre una misura del tepore atmosferico, ma le massime delle singole città richiedono una previsione specifica. A parte questa considerazione abbastanza scontata, crediamo che questa proiezione renda particolarmente bene l’idea di quanto nuovamente sarà anomalo l’andamento termico delle prossime 72 ore.

Analisi e fonti
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