Nel Pacifico equatoriale sta accadendo qualcosa di rilevante. Una massa d’acqua più calda del normale si sta propagando verso est sotto forma di Kelvin wave, un’onda oceanica che spesso precede lo sviluppo di El Niño. Il dato è stato osservato dai satelliti altimetrici, tra cui Sentinel-6 Michael Freilich, capaci di rilevare variazioni del livello del mare associate all’espansione termica dell’acqua.
A metà maggio 2026, le anomalie di livello marino nel Pacifico orientale, in particolare al largo del Perù, hanno raggiunto valori significativi. In termini meteorologici, non è un dettaglio marginale: quando acque più calde si spostano verso il Sud America, il sistema ENSO può entrare in una fase favorevole allo sviluppo di El Niño.
Il punto, però, è sempre il medesimo: osservare un segnale favorevole a El Niño non significa poter dichiarare già un “Super El Niño”.
Che cosa indica davvero la Kelvin wave
Una Kelvin wave equatoriale è un’onda che trasporta calore lungo il Pacifico, da ovest verso est. Quando arriva nel settore orientale, può ridurre la risalita di acque fredde profonde e favorire un aumento delle temperature superficiali nella fascia tropicale. Questo processo è uno degli elementi che possono accompagnare la nascita di El Niño. Non è però sufficiente da solo. Per avere un evento maturo serve che l’oceano e l’atmosfera inizino a muoversi nella stessa direzione: indebolimento persistente degli alisei, modifica della circolazione di Walker, spostamento della convezione tropicale e anomalie positive stabili nella regione Niño 3.4. Senza questo accoppiamento, anche una forte anomalia oceanica può produrre un’evoluzione meno intensa del previsto.
El Niño appare molto probabile
Le previsioni stagionali indicano con forza crescente una transizione verso El Niño nel corso del 2026. Le anomalie superficiali e subsuperficiali nel Pacifico centrale-orientale sono in aumento, mentre alcuni indicatori atmosferici iniziano a mostrare segnali coerenti con lo sviluppo della fase calda dell’ENSO. La probabilità che El Niño emerga nei prossimi mesi è quindi elevata. Questo è il dato solido.
La questione ancora aperta riguarda l’intensità finale. Un El Niño debole, moderato, forte o eccezionale non produce lo stesso tipo di impatto. Le differenze dipendono dalla persistenza del riscaldamento, dalla distribuzione spaziale delle anomalie, dal periodo dell’anno in cui l’evento raggiunge il picco e dal modo in cui l’atmosfera tropicale risponde. L’etichetta “Super El Niño” può quindi divenire problematica.
Perché “Super El Niño” non è una definizione ufficiale
“Super El Niño” è una formula usata soprattutto nel linguaggio mediatico per descrivere eventi eccezionalmente intensi, spesso messi a confronto con episodi storici come il 1982-83, il 1997-98 o il 2015-16. Non è però una categoria operativa standard. Gli enti previsionali parlano di El Niño, La Niña, fase neutra, probabilità di sviluppo e possibili classi di intensità. La parola “super” può essere efficace in un titolo, ma rischia di semplificare un processo che, in questa fase, non è ancora definito nella sua magnitudo finale. Questo non significa che il rischio sia trascurabile. Significa che il dato osservato va interpretato nel suo contesto.
Oggi possiamo dire che il Pacifico sta mostrando segnali favorevoli a El Niño. Possiamo dire che la probabilità di sviluppo è alta. Possiamo anche dire che alcuni modelli vedono un evento potenzialmente robusto. Non possiamo però trasformare queste informazioni in una previsione certa di evento storico.
Il nodo principale: oceano e atmosfera devono consolidare il segnale
Gli eventi di El Niño più forti non nascono solo da acque superficiali più calde. Nascono da una retroazione persistente tra oceano e atmosfera. Se gli alisei si indeboliscono in modo duraturo, le acque calde possono espandersi verso est, riducendo ulteriormente la risalita di acqua fredda. Questo rafforza il riscaldamento superficiale e può alimentare una risposta atmosferica ancora più marcata. È un processo progressivo, non un interruttore. Nel 2026 alcuni segnali puntano in quella direzione, ma la verifica decisiva arriverà nei prossimi mesi. Sarà importante osservare l’evoluzione della regione Niño , la persistenza delle anomalie dei venti equatoriali, il contenuto di calore sotto la superficie e la risposta della convezione tropicale. Solo se questi elementi procederanno insieme si potrà parlare di un evento forte con maggiore sicurezza.
Gli impatti possibili
El Niño può influenzare la distribuzione delle piogge e delle temperature in molte aree del pianeta. Gli effetti non sono identici a ogni evento e non seguono una mappa rigida, ma esistono configurazioni ricorrenti. In alcune regioni tropicali aumenta il rischio di siccità, in altre quello di precipitazioni abbondanti. Il Pacifico orientale e alcune aree del Sud America possono sperimentare piogge più intense, mentre parti dell’Australia, dell’Indonesia e dell’Asia meridionale tendono spesso verso condizioni più secche. El Niño può inoltre contribuire a un temporaneo aumento della temperatura media globale, soprattutto quando l’evento è intenso e raggiunge il picco in un contesto climatico già caldo.
Per l’Europa e l’Italia il rapporto è meno diretto. ENSO agisce principalmente sul Pacifico tropicale e sulle teleconnessioni globali; gli effetti sul Mediterraneo sono più indiretti e possono essere modulati da altri fattori, come la circolazione atlantica, il vortice polare, la NAO, la QBO e lo stato termico degli oceani. Per questo è scorretto tradurre automaticamente “El Niño” in una previsione stagionale precisa per l’Italia.
Non minimizzare, non amplificare
La questione non è scegliere tra allarme e negazione. Il dato satellitare è reale, il segnale oceanico è importante e le probabilità di El Niño sono alte. Allo stesso tempo, la definizione di “Super El Niño” non è ancora giustificata da una conferma completa del sistema oceano-atmosfera.
La comunicazione corretta dovrebbe rimanere in questo spazio: riconoscere il potenziale evento, spiegare cosa comporta, indicare che l’evoluzione va seguita con attenzione e separare i dati osservati dalle ipotesi più estreme. Un evento di El Niño nel 2026 è sempre più probabile. La sua forza finale, invece, resta per il momento storia climatica da scrivere ougurandoci che quest’ultima possa essere meno infausta possibile.
Bibliografia
NASA/JPL – Osservazioni Sentinel-6 e Kelvin wave nel Pacifico equatoriale.
NOAA Climate Prediction Center – ENSO Diagnostic Discussion del 14 maggio 2026.
IRI Columbia Climate School – ENSO Forecast, aggiornamento di maggio 2026.
World Meteorological Organization – Aggiornamenti e comunicazioni su El Niño/La Niña.
Analisi e fonti
Le valutazioni meteorologiche di Meteo Toscana sono sviluppate attraverso monitoraggio in tempo reale, dati radar e satellitari, modellistica numerica ad alta risoluzione ed elaborazione meteorologica redazionale. Meteo Toscana opera come centro meteo e di calcolo autonomo dal 1997, con attività di previsione e monitoraggio sul territorio italiano e toscano. ECMWF GFS AROME ARPEGE WRF Modellazione insourcing
