200 millimetri sono decisamente tanti ma non è solo il valore in sè che richiama attenzione. È il modo in cui quella pioggia potrebbe accumularsi e, soprattutto, quello che potrebbe accadere dopo. Sul Nord Italia alcune elaborazioni portano localmente le precipitazioni complessive fino a domenica nell’ordine dei 150-200 millimetri o oltre (valore stimato da modelli ed ancora provvisorio), ma una parte consistente potrebbe cadere attraverso rovesci intensi e temporali successivi sulle stesse aree. Intanto emerge un altro elemento: la fase perturbata del 20-21 agosto potrebbe essere soltanto la prima di tre occasioni capaci di interessare soprattutto il Settentrione entro la fine del mese. La seconda acquista consistenza attorno al 24-25 agosto; una terza possibilità compare verso il 29-30. Non hanno però la stessa affidabilità.
Il 20-21 agosto è la fase sulla quale abbiamo più certezze
Le prossime 48 ore appartengono ormai alla previsione a breve termine. Il sistema perturbato di origine atlantica che attraversa l’Europa centrale raggiungerà le regioni settentrionali con precipitazioni diffuse e temporali localmente intensi. Per giovedì 20 agosto il Dipartimento della Protezione Civile ha indicato allerta arancione per rischio temporali e idrogeologico su alcuni settori della Lombardia, mentre allerte gialle riguardano numerose zone del Nord. Sono possibili rovesci molto intensi, grandinate, forti raffiche e frequente attività elettrica. Anche le previsioni regionali permettono ormai di delimitare meglio le aree da seguire. In Piemonte sono attesi giovedì picchi forti o molto forti soprattutto sul settore centro-settentrionale, mentre venerdì i fenomeni più consistenti tenderanno a spostarsi verso Appennino, zona dei laghi e pianure orientali. In Veneto giovedì è prevista instabilità diffusa con temporali localmente intensi, forti rovesci, grandine e raffiche. È quindi tra giovedì e venerdì che avremo il primo banco di prova concreto.
I 150-200 mm non dicono da soli quanto sarà delicata la situazione
Un accumulo previsto su quattro giorni è una somma. Non racconta automaticamente quanto velocemente cadrà l’acqua. Centocinquanta millimetri distribuiti lentamente attraverso molte ore di precipitazione moderata hanno effetti molto differenti rispetto alla stessa quantità ottenuta sommando due o tre temporali molto intensi. Qui sta uno dei punti più importanti. Quando la componente temporalesca è rilevante, la distribuzione della pioggia può cambiare moltissimo anche su distanze relativamente brevi. Una fascia può essere attraversata ripetutamente da celle successive mentre un’area poco distante riceve quantitativi nettamente inferiori. Per questo non bisogna trasformare un massimo di 180 o 200 millimetri in una previsione puntuale per una città. Bisogna invece osservare dove le condizioni favoriranno la maggiore persistenza dei fenomeni. Anche il discorso sui terreni secchi richiede precisione. Un terreno asciutto non diventa automaticamente impermeabile. Contano struttura del suolo, vegetazione, pendenza, urbanizzazione e soprattutto il rapporto fra intensità della precipitazione e capacità di infiltrazione e drenaggio. Quando l’acqua arriva più velocemente di quanto il sistema riesca ad assorbirla e smaltirla, aumenta rapidamente il ruscellamento superficiale.
Alpi e Prealpi possono concentrare una parte importante degli accumuli

Non è casuale che diversi massimi si dispongano lungo il settore alpino e prealpino. Le correnti umide dirette verso il versante meridionale delle Alpi vengono obbligate a salire. L’aria si espande, si raffredda e una parte del vapore condensa. Se contemporaneamente la colonna atmosferica è instabile, il rilievo può contribuire sia all’intensificazione delle precipitazioni sia alla formazione di nuove celle. Non occorre quindi immaginare quattro giorni di pioggia continua per raggiungere quantitativi molto elevati. Possono bastare alcune fasi particolarmente produttive, intervallate anche da pause, purché l’alimentazione umida continui a interessare gli stessi settori. Nelle prossime ore conteranno perciò la direzione delle correnti, la posizione delle convergenze e la velocità con cui i nuclei riusciranno a spostarsi. Un temporale molto forte ma rapido e una sequenza di temporali che continua a interessare la stessa fascia non producono gli stessi effetti.
Liguria e Toscana: temporali e precipitazioni autorigenerantesi
C’è però un’altra area che non dovrebbe rimanere ai margini dell’analisi. Liguria e Toscana nord-occidentale si trovano in una posizione particolarmente interessante rispetto alle correnti umide meridionali e sud-occidentali che precedono la perturbazione. In Liguria già oggi avremo un’alta probabilità di temporali forti o organizzati soprattutto sul Centro-Levante, dove precipitazioni intense possono essere favorite anche dalla vicinanza immediata dei rilievi alla costa. Per venerdì un nuovo transito perturbato con fenomeni più insistenti ancora una volta sul Centro-Levante. Anche la Toscana entrerà progressivamente nella zona più turbolenta e perturbata. Peggioramento strutturato sul nord-ovest regina da questa sera, con 50-70 millimetri puntuali possibili sulla provincia di Massa-Carrara e intensità fino a 30-50 millimetri in un’ora. Le zone interessate comprendono Lunigiana, Garfagnana, bacino del Serchio, Versilia e settori limitrofi; venerdì forti temporali potranno poi estendersi a buona parte della regione. È una dinamica diversa rispetto ai grandi totali previsti sulle Alpi. Qui potrebbe contare maggiormente la concentrazione della pioggia in intervalli brevi, soprattutto dove il flusso dal mare incontra Appennino, Alpi Apuane e rilievi liguri. Per questo la fascia compresa tra Levante ligure, Spezzino, Lunigiana, Garfagnana e Versilia merita un monitoraggio specifico già dalla seconda parte di giovedì e poi durante venerdì. Sempre la Toscana potrebbe poi vedere un peggioramento deciso sul resto della Regione entro la sera di domani. Il rischio più elevato rimane quello legato a possibili fenomeni quasi stazionari, sottoforma di temporali dalle elevate capacità precipitative.
Tra il 24 e il 25 agosto compare già una seconda fase
La parte nuova dell’analisi comincia subito dopo il fine settimana. Sabato 22 e domenica 23 dovrebbero offrire un miglioramento relativo, pur in un contesto ancora variabile. Ma la pausa potrebbe essere breve. Salgono le probabilità riguardo l’arrivo di una nuova perturbazione tra lunedì 24 e martedì 25 agosto. È un’informazione importante perché questa seconda fase non compare più soltanto nelle elaborazioni a lunga distanza: comincia a entrare anche nelle tendenze regionali a sette giorni. Non significa poter stabilire oggi quanti millimetri cadranno a Milano, Torino o sulle Prealpi. Significa che la circolazione atmosferica potrebbe tornare abbastanza rapidamente a favorire precipitazioni soprattutto sul Nord. Se così fosse, il particolare interessante sarebbe proprio la brevità dell’intervallo tra la perturbazione del 20-21 e quella successiva.
Verso il 29-30 agosto c’è una terza possibilità, ma va pesata diversamente
Più avanti compare poi una terza occasione verso il weekend del 29-30 agosto. Qui l’approccio deve cambiare completamente. A questa distanza non avrebbe senso discutere intensità dei temporali, province interessate o quantità di pioggia. Piccole variazioni della circolazione possono ancora spostare di centinaia di chilometri le strutture atmosferiche. C’è però un elemento di fondo coerente con questa possibilità: per la settimana 24-30 agosto i modelli calcolano la prevalenza di correnti occidentali di matrice atlantica, con lieve curvatura ciclonica e precipitazioni potenzialmente superiori alla media su parte del Centro-Nord. Questo non conferma una perturbazione esattamente il 29 o il 30. Rende però meteorologicamente credibile l’idea di un Nord ancora esposto a nuove interferenze. Abbiamo quindi tre livelli differenti: il 20-21 è previsione; il 24-25 è una tendenza che sta acquistando consistenza; il 29-30 resta una possibilità da verificare.
Dai 40 °C alle piogge intense: sembrano non esserci più neppure le mezze misure
“Non ci sono più le stagioni di una volta”, si dice spesso. Stavolta verrebbe quasi da aggiungere: sembrano non esserci più neppure le mezze misure. In pochi giorni siamo passati da temperature prossime o superiori ai 40 °C in diverse aree italiane a un Nord nel quale si discutono temporali molto forti e accumuli localmente nell’ordine dei 150-200 millimetri. È una frase volutamente sopra le righe, ma dietro contiene una questione seria. Non possiamo attribuire automaticamente un singolo temporale o una singola perturbazione al cambiamento climatico. Possiamo però dire che questi eventi avvengono dentro un clima di fondo che è cambiato. L’Europa è il continente che si sta riscaldando più rapidamente e Copernicus documenta un aumento degli estremi caldi. Un’atmosfera più calda può contenere più vapore acqueo, ma servono sempre dinamica, instabilità e sollevamento per trasformare quell’umidità in precipitazioni abbondanti. È quindi più corretto dire che il clima che cambia modifica il terreno di gioco, rendendo alcuni estremi più probabili o più intensi, non che ogni episodio sia direttamente causato dal riscaldamento globale. La sensazione di un clima che “presenta il conto” sempre più spesso nasce proprio da questa alternanza di estremi, ma la meteorologia deve distinguere la percezione dalla causalità. Per il Nord Italia, intanto, la priorità è molto concreta: prima capire dove insisteranno i temporali del 20-21 agosto, poi verificare quanto rapidamente l’atmosfera riuscirà a riorganizzarsi attorno al 24-25. Soltanto dopo sapremo se anche la terza possibilità del 29-30 sopravviverà agli aggiornamenti. Se accadesse, non avremmo davanti un unico episodio piovoso, ma tre occasioni perturbate concentrate in circa dieci giorni. Questa frequenza insieme ai forti cumulati già attesi sarebbe sicuramente “particolare”.
Analisi e fonti
Le valutazioni meteorologiche di Meteo Toscana sono sviluppate attraverso monitoraggio in tempo reale, dati radar e satellitari, modellistica numerica ad alta risoluzione ed elaborazione meteorologica redazionale. Meteo Toscana opera come centro meteo e di calcolo autonomo dal 1997, con attività di previsione e monitoraggio sul territorio italiano e toscano. ECMWF GFS AROME ARPEGE WRF Modellazione insourcing
