Quando finirà davvero questa lunghissima estate? Se con “fine” intendiamo la prima seria discontinuità del regime termico che ha dominato la stagione, la risposta non coincide necessariamente con il prossimo temporale e neppure con una singola giornata più fresca.
Il passaggio che ancora manca è un altro: un ricambio della massa d’aria sufficientemente esteso da riportare almeno temporaneamente una parte consistente dell’Italia verso temperature normali per il periodo o persino inferiori alla media.
Per trovare oggi sulle mappe una configurazione capace di produrre un cambiamento di questo tipo bisogna spingersi molto avanti, nella seconda decade di settembre. Alcune elaborazioni deterministiche iniziano a mostrare verso metà mese una penetrazione delle correnti nord-atlantiche decisamente più incisiva, associata all’arrivo sull’Europa di aria più fresca rispetto alla climatologia.
La distanza temporale è però enorme. Le carte analizzate superano le 300 ore e non consentono di affermare che il 12, il 14 o il 15 settembre arriverà la perturbazione che farà “finire l’estate”. Il loro interesse sta nella configurazione atmosferica proposta, non nella data stampata sulla mappa.
Temporali e raffreddamento non significano necessariamente cambio di massa d’aria
Durante questa estate non sono mancati temporali, grandinate, precipitazioni intense e brusche diminuzioni delle temperature. In alcune zone le massime sono diminuite molto nell’arco di poche ore, per poi recuperare rapidamente una volta terminata la fase instabile.
Il motivo è fisico. Una precipitazione intensa raffredda l’aria vicino al suolo; la maggiore nuvolosità riduce l’insolazione; raffiche e ventilazione rimescolano gli strati più bassi dell’atmosfera. Tutti questi meccanismi possono produrre un calo termico marcato senza che sull’Italia sia arrivata una massa d’aria profondamente diversa.
Un ricambio più sostanziale richiede invece una modifica della circolazione su scala molto più ampia. L’aria presente sul Mediterraneo deve essere progressivamente sostituita da aria con caratteristiche termiche differenti. In quel caso il raffreddamento non rimane legato soltanto alle zone colpite dai temporali, ma interessa una porzione più vasta del territorio ed è riconoscibile anche osservando le temperature della bassa troposfera.
È questa la discontinuità che permette di distinguere una parentesi instabile da una vera rottura termica.
Prima della seconda decade il caldo conserva ancora basi solide
Il cambio di mese non determina automaticamente un cambio di stagione nell’atmosfera. Settembre, l’autunno meteorologico è iniziato il 1° del mese, ma la circolazione prevista nella prima decade mantiene caratteristiche decisamente estive.
Dopo una temporanea attenuazione nei primi giorni, le elaborazioni indicano la possibilità di un nuovo aumento termico dal 5 settembre. La caratteristica più significativa non è quindi soltanto la persistenza del caldo: è la capacità della circolazione di ricostruire condizioni molto calde dopo ogni temporaneo indebolimento.
Fino all’8-10 settembre questa continuità appare ancora difficile da interrompere in modo netto. Avvicinandoci alla seconda decade aumenta invece la gamma delle possibili evoluzioni e, insieme a essa, cresce l’incertezza.
È in questa parte della previsione che iniziano a comparire scenari differenti dal regime prevalente finora. Non sono ancora sufficientemente affidabili per stabilire cosa accadrà sull’Italia in un determinato giorno, ma permettono di capire quale meccanismo atmosferico potrebbe aprire la prima seria breccia nella stagione calda.
Le due mappe di metà settembre raccontano lo stesso cambiamento
Le carte ECMWF, inizializzate il 1° settembre alle 00 UTC e valide attorno al 14 settembre, diventano interessanti se vengono osservate insieme.
La prima chiave di lettura arriva dal geopotenziale a 500 hPa. Sull’Europa compare una vasta area con valori inferiori alla climatologia, associata a una configurazione molto più favorevole alla discesa verso sud di una saccatura rispetto alla struttura che ha sostenuto a lungo le risalite calde sul Mediterraneo.

La carta non significa automaticamente maltempo sull’Italia. A questa distanza non conosciamo ancora la posizione dell’asse depressionario, la sua profondità né quanto riuscirebbe a penetrare verso sud. Mostra però il presupposto dinamico necessario per modificare la circolazione.
La seconda informazione arriva dalla temperatura a 850 hPa, un livello atmosferico che consente di valutare con maggiore efficacia le caratteristiche della massa d’aria evitando di confonderle con molte delle oscillazioni locali che interessano la temperatura al suolo.

In questa elaborazione una vasta anomalia termica negativa attraversa buona parte dell’Europa e si estende verso il Mediterraneo. Se una configurazione simile riuscisse a coinvolgere l’Italia, il calo delle temperature non sarebbe dovuto soltanto a precipitazioni o nuvolosità: sarebbe sostenuto dall’ingresso di aria effettivamente più fresca nella bassa troposfera.
Il rapporto tra le due mappe è quindi il passaggio più importante: la carta a 500 hPa descrive la possibile modifica della circolazione, quella a 850 hPa mostra la conseguenza sulla massa d’aria.
Perché non possiamo cerchiare il 14 settembre sul calendario
Le elaborazioni considerate si collocano oltre 300 ore dall’inizializzazione. A questa distanza il dettaglio giornaliero ha un valore molto inferiore rispetto alla configurazione generale.
Una variazione nella posizione dell’ondulazione atlantica cambierebbe completamente gli effetti sull’Italia. Anche la tempistica potrebbe essere anticipata o posticipata di diversi giorni.
L’incertezza attuale riguarda quindi almeno quattro elementi: traiettoria, profondità della saccatura, capacità dell’aria fresca di raggiungere il Mediterraneo e durata dell’eventuale raffreddamento.
Per questo non sarebbe corretto parlare oggi del 12, 13, 14 o 15 settembre come della data della svolta. La seconda decade rappresenta una finestra da monitorare; il singolo giorno non è ancora prevedibile con affidabilità.
Quando potremo parlare della prima vera rottura dell’estate
“Fine dell’estate” va naturalmente intesa in senso termico e circolatorio, non come definizione climatologica: l’autunno meteorologico è già iniziato il 1° settembre. Né una prima irruzione fresca impedirebbe successive rimonte calde, del tutto possibili durante settembre.
Sarebbe comunque significativo se introducesse per la prima volta una netta discontinuità rispetto alla lunga sequenza precedente: una massa d’aria più fresca capace di riportare diffusamente le temperature almeno verso i valori tipici del periodo e, in alcune aree, temporaneamente al di sotto della media.
Non servirebbe un’ondata di freddo e non sarebbe necessario osservare valori eccezionalmente bassi. Basterebbe che il raffreddamento fosse sostenuto da un effettivo ricambio dell’aria e non soltanto dagli effetti locali di temporali, pioggia e nuvolosità.
Per diversi giorni questa evoluzione rimane lontana. La prima decade di settembre conserva ancora un’impronta estiva molto evidente. La seconda decade, e soprattutto il periodo che conduce verso metà mese, è invece la prima finestra nella quale alcune elaborazioni iniziano a mostrare il tipo di configurazione capace di produrre una rottura più profonda.
Oggi non sappiamo ancora se accadrà.
La notizia meteorologica è più precisa: per la prima volta in fondo alle mappe compare un meccanismo capace, se confermato, di cambiare davvero la massa d’aria. Adesso bisogna capire se quello scenario riuscirà a sopravvivere all’avvicinarsi della previsione.
Analisi e fonti
Le valutazioni meteorologiche di Meteo Toscana sono sviluppate attraverso monitoraggio in tempo reale, dati radar e satellitari, modellistica numerica ad alta risoluzione ed elaborazione meteorologica redazionale. Meteo Toscana opera come centro meteo e di calcolo autonomo dal 1997, con attività di previsione e monitoraggio sul territorio italiano e toscano. ECMWF GFS AROME ARPEGE WRF Modellazione insourcing
