HomeMeteoToscana, dall’alluvione del 1966 a un 4 novembre che potrebbe essere opposto

Toscana, dall’alluvione del 1966 a un 4 novembre che potrebbe essere opposto

Sessant’anni dopo le piogge che mandarono in crisi il bacino dell’Arno, il 4 novembre 2026cade in una lunga sequenza asciutta fra Firenze, Valdarno e Pontedera. Le piogge in Toscana sono carenti, i bacini (anche quello dell’Era e dell’Arno) sono asciutti. La circolazione attuale lascia molte zone toscane e del nord Italia ai margini delle precipitazioni. È un contrasto meteorologico che nasce dalla posizione delle alte pressioni e delle depressioni sull’Europa.

Nel 1966 le correnti meridionali alimentarono piogge intense e persistenti su un territorio già molto bagnato. Negli Annali idrologici si leggono 437,2 millimetri a Badia Agnano, 209,8 a Montevarchi, 187,6 allo Ximeniano di Firenze e 149 alla stazione di Pontedera, tutti riferiti alla stessa finestra di 48 ore. Seguendo quegli accumuli si ricostruisce il percorso della crisi, dal Valdarno superiore fino alla confluenza fra Arno ed Era.

Le piogge trovarono un bacino già saturo

Il terreno sul quale si sviluppò l’alluvione era stato preparato nelle settimane precedenti. Le piogge, particolarmente abbondanti nell’ultima decade di ottobre, avevano ridotto la capacità dei suoli di immagazzinare altra acqua. Tra la fine del mese e i primi giorni di novembre ci fu anche una pausa: troppo breve per cancellare gli effetti degli apporti precedenti. La nuova perturbazione raggiunse quindi un bacino predisposto a trasformare rapidamente una parte consistente delle precipitazioni in deflusso.

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Tra il 3 e il 4 novembre una saccatura sul Mediterraneo attivò forti correnti meridionali, che trasportavano aria mite e umida verso l’Italia. L’alta pressione sui Balcani ostacolava l’avanzamento verso est del sistema perturbato, prolungando l’afflusso. Il sollevamento dell’aria sui rilievi e la convezione contribuirono a produrre precipitazioni intense e persistenti su vaste porzioni del territorio. La dimensione dell’area colpita ebbe un peso decisivo: molti affluenti dell’Arno entrarono in piena durante lo stesso episodio.

Oltre 400 millimetri nell’Aretino, quasi 188 a Firenze

Per confrontare correttamente gli accumuli abbiamo recuperato la documentazione originale dell’Ufficio idrografico di Pisa. La finestra dell’evento utilizzata negli Annali va dalle ore 9 del 3 novembre alle ore 9 del 5 novembre 1966. La tabella riporta i totali delle due giornate di rilevamento, indicate nel documento come 4 e 5 novembre.

Stazione storicaPioggia nelle 48 ore
Badia Agnano437,2 mm
Pian di Scò238,0 mm
Vallombrosa219,4 mm
Stia219,0 mm
Montevarchi — Circonvallazione209,8 mm
Firenze — Osservatorio Ximeniano187,6 mm
San Miniato155,0 mm
Pontedera149,0 mm

Fonte: Annali idrologici 1966, Parte II, sezione dedicata all’evento, tabella 3, pagine 80–81; documento disponibile nell’archivio regionale. sir.toscana.it

La gran parte della pioggia si concentrò in circa un giorno. A Badia Agnano, nel bacino dell’Ambra, 338,7 millimetri furono registrati in una sola giornata di osservazione. I 437,2 millimetri complessivi equivalgono a oltre 437 litri d’acqua per metro quadrato. Negli stessi Annali compaiono anche massimi su 24 ore consecutive di 227 millimetri a Renacci, nel Valdarno superiore, 207 a Stia e 203 a Vallombrosa: sono misure su intervalli mobili, da tenere distinte dai totali giornalieri e da quelli sulle 48 ore.

La distribuzione degli accumuli spiega perché la pioggia caduta nel centro di Firenze descriva soltanto una parte dell’evento. Alla città arrivava anche l’acqua raccolta dal Casentino, dal Valdarno superiore e dalla Sieve. Più a valle si aggiungevano i contributi degli altri affluenti, insieme agli effetti delle esondazioni e delle rotte arginali.

A Pontedera fu l’Era a invadere la città

Nella notte tra il 3 e il 4 novembre gli straripamenti interessarono già il Valdarno a monte di Firenze. Sul capoluogo convergevano portate superiori alla capacità di smaltimento del tratto urbano: le ricostruzioni indicano un colmo dell’ordine di oltre 4.000 metri cubi al secondo. All’alba del 4 novembre l’acqua cominciò a invadere estesamente la città, con conseguenze devastanti per abitazioni, attività e patrimonio culturale.

Nel Valdarno inferiore l’alluvione coinvolse campagne e centri abitati, con gravi esondazioni nell’Empolese e nell’area fra Santa Croce, Castelfranco e Santa Maria a Monte. A Pontedera la dinamica ebbe una caratteristica precisa: l’Arno in piena ostacolava lo smaltimento delle acque dell’Era, innalzandone i livelli nel tratto finale. Il rigurgito alla confluenza aggravava così la piena dell’affluente.

Intorno all’ora di pranzo del 4 novembre l’Era ruppe alla Montagnola, vicino al ponte ferroviario, e l’acqua invase strade e piazze. È un passaggio essenziale per ricostruire ciò che accadde a Pontedera: alla pioggia locale si sommavano le condizioni dell’intero sistema fluviale. Anche lontano dai massimi pluviometrici, una confluenza poteva diventare un punto di crisi.

Il possibile contrasto del 2026 nasce dalla posizione dell’alta pressione

Oggi l’alta pressione sull’Europa centro-settentrionale e le depressioni più a sud-est favoriscono correnti nord-orientali sulla Toscana. Si protrae dalla fine dell’estate una condizioni di siccità che poco si sposa con i mesi teoricamente più piovosi dell’anno: ottobre e novembre appunto. Certo non stiamo dicendo che sarebbe meglio si verificassero le condizioni che in passato hanno portato all’alluvione, ci mancherebbe. Tuttavia esistono anche le mezze misure: in questo periodo le piogge dovrebbero essere “di casa” ma ancora molti corsi d’acqua sono ridotti a greti asciutti o con poche pozze. C’è da dire che nei prossimi giorni la situazione dovrebbe sbloccarsi con l’arrivo della prima perturbazione atlantica di novembre. L’appuntamento è per la prossima settimana.

(immagine di copertina generata da AI).

Analisi e fonti
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