Le notti fredde di questo inizio novembre potrebbero lasciare spazio a temperature minime più alte di 6–8 °C in diverse zone d’Italia nell’arco di una decina di giorni. La prospettiva che emerge dalle elaborazioni è un ritorno a condizioni decisamente più miti, con un contrasto sensibile rispetto all’aria quasi invernale arrivata all’inizio del mese.
L’ aumento si colloca soprattutto fra il 9 e il 13 novembre, dopo un primo, graduale recupero termico. L’aria più temperata potrebbe raggiungere gran parte del Paese insieme a correnti occidentali e sudoccidentali, capaci di riportare anche nubi e piogge. La mitezza, quindi, potrebbe farsi sentire proprio durante giornate dal tempo più incerto.
La carta mostra quanto potrebbero risalire le minime
La mappa delle temperature minime mette a confronto la fase iniziale e quella finale dell’orizzonte previsionale a dieci giorni. I numeri indicano un aumento rispetto al punto di partenza: quel +7 °C descrive quanto potrebbe risalire la minima, non uno scarto di sette gradi dalla media climatica di novembre.

Molti dei valori evidenziati si collocano attorno a 6–8 °C, con +8,4 °C in Sardegna e +8 °C sul settore calabrese. Sul Nord-Ovest compare anche un valore di +13,7 °C, localizzato nella rappresentazione e da tenere distinto dal comportamento dell’intera area. Il messaggio della carta è soprattutto l’ampiezza geografica del recupero notturno, pur con differenze legate a quota, ventilazione e presenza di aria fredda nelle valli.
Per chi esce presto al mattino sarebbe un cambiamento evidente: il freddo fuori stagione potrebbe attenuarsi molto anche senza giornate particolarmente soleggiate. Nelle pianure e nelle vallate più riparate, invece, eventuali sacche d’aria fredda potrebbero rallentare il rialzo rispetto a quanto avverrà sui rilievi e nelle zone ben ventilate.
In quota le simulazioni passano dal sottomedia al sopramedia
Il grafico GFS ensemble permette di seguire il cambiamento della massa d’aria. Rappresenta la temperatura a 850 hPa, approssimativamente attorno ai 1.500 metri con riferimento campione sull’Italia centrale.

All’inizio le temperature si trovano attorno a +3 °C, circa 4–5 gradi sotto il riferimento climatico. Fra il 10 e il 12 novembre il fascio delle simulazioni sale verso +9/+10 °C, con diverse soluzioni più calde. Il valore centrale si porterebbe così attorno a 4–5 gradi sopra il riferimento, con varie curve oltre i 5–6 gradi di anomalia positiva.
Sul punto rappresentato il recupero effettivo è dell’ordine di 6–8 °C nel fascio principale e può avvicinarsi agli 8–12 °C nelle proiezioni più miti. L’accordo di numerose simulazioni sulla risalita rende il segnale più significativo di un singolo picco isolato. L’intensità e la durata del tepore restano però sensibili all’evoluzione delle correnti; soprattutto dopo il 12–13 novembre le curve tornano a separarsi maggiormente.
Le correnti da sudovest possono portare insieme tepore e pioggia
Il motore di questo cambiamento sarebbe il progressivo esaurimento dell’afflusso freddo orientale e un maggiore spazio per le correnti da ovest e sudovest. Con depressioni in avvicinamento all’Europa occidentale, l’Italia potrebbe essere raggiunta da aria oceanica più temperata e, in alcune fasi, da un contributo proveniente dalle latitudini subtropicali. La circolazione coinvolgerebbe anche Francia e Spagna, con effetti diversi secondo la posizione delle depressioni e dei richiami miti.
Il ritorno di un flusso occidentale più umido e temperato caratterizza anche la tendenza settimanale per il 9–15 novembre.
Un transito perturbato più organizzato potrebbe affacciarsi già dall’inizio della prossima settimana, da lunedì 9 novembre. Restano da definire traiettoria, intensità e distribuzione delle piogge. Nubi e ventilazione possono comunque accentuare il recupero delle minime: la copertura nuvolosa limita il raffreddamento notturno del terreno, mentre il vento può rimescolare gli strati d’aria e indebolire le inversioni. Le massime, sotto piogge e cieli coperti, potrebbero aumentare meno delle temperature notturne.
Lo stratwarming va seguito su un altro piano
Il richiamo mite descritto dalle carte si interpreta attraverso la circolazione sul settore euro-atlantico e il trasporto di masse d’aria verso il Mediterraneo. Il riscaldamento stratosferico polare riguarda invece un processo distinto, che può modificare la circolazione degli strati inferiori se il disturbo riesce a propagarsi verso la troposfera, dove si sviluppa il tempo che viviamo.
Gli eventuali effetti possono emergere nelle settimane successive e dipendono dall’accoppiamento fra i diversi livelli atmosferici; tempi e conseguenze per l’Italia richiedono quindi un’analisi specifica. Per valutare quanto durerà la possibile fase mite di metà novembre, i fattori più immediati da seguire sono la persistenza delle correnti sudoccidentali e il percorso delle perturbazioni atlantiche.
Analisi e fonti
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