Il Pacifico equatoriale orientale ha raggiunto un’anomalia termica di +5,4 °C nella regione Niño 1+2, davanti alle coste di Perù ed Ecuador. È il valore della settimana centrata sul 28 ottobre 2026 nella serie NOAA delle temperature superficiali marine. Il dato aiuta a capire perché, nel grafico CFSv2 aggiornato il 2 novembre, la curva osservata esca dal riquadro: la scala verticale si ferma a +5 °C.
La previsione aggiunge una prospettiva altrettanto rilevante. Il modello americano calcola una riduzione dell’anomalia nei prossimi mesi, mantenendo però le acque sensibilmente più calde della norma anche nella primavera 2027. Il calo previsto lascerebbe quindi un forte riscaldamento residuo nel settore orientale del Pacifico. Per valutarne la durata bisogna distinguere i dati già osservati dalle simulazioni e leggere correttamente i periodi indicati sull’asse orizzontale.
La scala a +5 °C nasconde una parte del riscaldamento osservato
L’immagine riguarda una porzione precisa dell’oceano, compresa fra l’equatore e 10° di latitudine sud, tra 90° e 80° di longitudine ovest. Le anomalie esprimono lo scarto dalla climatologia 1991–2020 indicata nella grafica. L’unità utilizzata è il kelvin: per una differenza di temperatura, +5 K equivalgono a +5 °C. Sono gradi sopra la media di riferimento, non la temperatura effettiva dell’acqua.
La linea nera continua rappresenta la componente osservata, basata sull’analisi NCEI OIv2.1. La parte superiore è tagliata: il valore preciso va cercato nella serie numerica. NOAA riporta +5,3 °C per la settimana centrata sul 30 settembre e +5,4 °C per quella del 28 ottobre, entrambi mediati sull’intera regione.

Il limite dell’asse impedisce di leggere integralmente l’andamento recente. La qualifica di record storico richiederebbe invece un confronto omogeneo con l’intera serie disponibile: il semplice superamento del bordo del grafico descrive un limite della rappresentazione, non una classifica climatica.
Il CFSv2 mantiene anomalie elevate anche durante il calo
Seguendo la linea nera tratteggiata, la previsione scende dai livelli iniziali verso circa +4 °C tra la fine del 2026 e l’inizio del 2027. La diminuzione prosegue nei trimestri successivi, fino a un minimo vicino a +2,7/+2,8 °C tra febbraio–aprile e marzo–maggio. Nella parte conclusiva compare poi una moderata risalita della media, attorno a +3,2 °C.
Le sigle stagionali indicano trimestri sovrapposti: NDJ comprende novembre, dicembre e gennaio; DJF dicembre, gennaio e febbraio. Nell’immagine compaiono anche le etichette mensili «Oct» e «Nov», accanto al raccordo tra osservazioni e previsioni. Leggere tutte le posizioni come singoli mesi porterebbe ad assegnare male tempi e valori del cambiamento.
| Periodo | Anomalia media prevista, circa |
|---|---|
| Novembre 2026–gennaio 2027 (NDJ) | +4,1 °C |
| Dicembre 2026–febbraio 2027 (DJF) | +3,7 °C |
| Febbraio–aprile 2027 (FMA) | +2,8 °C |
| Maggio–luglio 2027 (MJJ) | +3,2 °C |
Valori indicativi ricavati visivamente dalla curva media del grafico, riferiti alla sola regione Niño 1+2.
La diminuzione riguarda lo scarto dalla norma stagionale; la temperatura effettiva dell’acqua segue anche il proprio ciclo annuale. Inoltre la curva media resta ampiamente positiva per tutto l’orizzonte mostrato: il modello prospetta un ridimensionamento dell’anomalia costiera, senza raggiungere la media climatologica entro l’ultima scadenza.
Le linee colorate mostrano quanto cambia la previsione fra simulazioni
Le curve sottili sono i membri dell’ensemble, cioè le diverse evoluzioni calcolate dal CFSv2. Il blu identifica gli otto membri più recenti, il rosso-arancio gli otto inizializzati per primi, il grigio gli altri. I colori distinguono quindi il momento di inizializzazione delle simulazioni, non scenari di emissione o differenti categorie di intensità di El Niño.
La linea tratteggiata è la loro media aritmetica, una sintesi che può anche non coincidere con una singola traiettoria prevista. Verso la tarda primavera e l’inizio dell’estate le curve si allargano sensibilmente: il ventaglio delle soluzioni rende meno definita soprattutto l’entità dell’anomalia residua e della successiva risalita. Rimangono inoltre possibili errori comuni a tutto l’ensemble, perché le simulazioni appartengono allo stesso modello.
Questo prodotto costituisce una previsione modellistica. La valutazione stagionale ufficiale del CPC integra più modelli, osservazioni e analisi del sistema oceano-atmosfera: è un prodotto diverso dalla singola elaborazione CFSv2.
Niño 1+2 misura il settore costiero, l’intensità di El Niño richiede un quadro più ampio
Per descrivere l’intensità complessiva di El Niño si considera soprattutto la regione Niño 3.4, più estesa e spostata verso il Pacifico centrale, insieme alla risposta dell’atmosfera. Dal febbraio 2026 NOAA utilizza operativamente il Relative Oceanic Niño Index, RONI, che tiene conto anche del riscaldamento medio dei tropici. Un’anomalia di +5,4 °C in Niño 1+2 e un valore RONI misurano quindi grandezze costruite in modo diverso.
L’aggiornamento ufficiale CPC dell’8 ottobre prospetta un El Niño forte o molto forte anche durante l’inverno boreale. Questa valutazione deriva dal monitoraggio complessivo del fenomeno; il grafico qui analizzato aggiunge il dettaglio sulla persistenza del riscaldamento davanti al Sud America.
Anche il momento del massimo può differire fra la regione costiera e il Pacifico centrale. Un calo in Niño 1+2 può accompagnarsi a un’evoluzione diversa in Niño 3.4. Nei prossimi aggiornamenti sarà dunque la distribuzione del calore lungo il Pacifico equatoriale, insieme alla risposta dei venti e delle piogge tropicali, a chiarire come si stia trasformando l’evento. La discesa della sola curva costiera descrive una parte di questa evoluzione.
Piogge e pesca risentono delle acque più calde nel Pacifico
Per le coste di Ecuador e Perù settentrionale, un Pacifico insolitamente caldo può favorire piogge più abbondanti, aumentando il rischio di alluvioni quando la circolazione atmosferica sostiene i temporali. Le conseguenze dipendono da stagione, venti e distribuzione delle precipitazioni: il valore dell’anomalia marina, da solo, non quantifica il rischio per una città.
Anche la pesca può risentirne. Durante El Niño lo strato caldo superficiale tende ad approfondirsi e si riduce l’apporto di nutrienti alle acque illuminate, dove cresce il fitoplancton, l’insieme degli organismi microscopici alla base di molte catene alimentari marine. La minore disponibilità di cibo e il cambiamento delle temperature possono modificare l’abbondanza e la distribuzione dei pesci. Per gli ecosistemi e le attività di pesca conta quindi anche la durata dell’alterazione, oltre al picco termico.
El Niño contribuisce al caldo globale, con effetti regionali diversi
Su scala planetaria, El Niño tende a favorire un aumento temporaneo della temperatura media globale, sovrapponendosi al riscaldamento di fondo causato dalle attività umane. Quel +5,4 °C riguarda però una specifica regione oceanica: è una grandezza diversa dall’aumento della temperatura media dell’aria sull’intero pianeta. Il suo valore non può essere trasferito alla temperatura attesa in Italia.
Il collegamento con l’Europa passa soprattutto attraverso i cambiamenti della circolazione atmosferica: si spostano le piogge tropicali e il segnale può propagarsi fino al settore atlantico. Qui incontra altre influenze, comprese quelle polari e stratosferiche. Anche la risposta media europea cambia fra l’inizio e la seconda parte dell’inverno. Per il nostro Paese, quindi, gli effetti dipendono dalla disposizione delle depressioni, delle alte pressioni e dei flussi d’aria che raggiungono il Mediterraneo.
Da questo grafico possiamo seguire l’anomalia del Pacifico orientale. Un evento geoclimatico fuori scala che può modificare anche di molto gli eventi stagionali, lasciando spazio a settimane con caratteristiche molto diverse fra loro. Quale sarà l’impronta del Nino sull’Italia è davvero difficile dirlo tuttavia una magnitudine così spiccata potrebbe portare a eventi inconsueti anche in Europa ed è questo il punto più interessante della questione.
Analisi e fonti
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