La carta ECMWF AIFS per l’8 novembre mostra una vasta anomalia calda nella stratosfera artica; i grafici GFS esaminati indicano una marcata frenata dei venti attorno al Polo. Per l’Europa si apre una domanda concreta: questo disturbo può favorire una fase di freddo precoce? La risposta dipende da come reagirà la circolazione alle quote inferiori, dove si decideranno direzione e intensità delle eventuali irruzioni, con esiti che possono differire fra Europa e Nord America.
Per il freddo europeo conta dove si formeranno i blocchi
Un indebolimento del vortice può modificare la probabilità di alcune configurazioni atmosferiche, soprattutto quando l’anomalia riesce a interessare la bassa stratosfera e a influenzare la troposfera. In quel caso diventerebbero possibili un getto più ondulato e blocchi alle alte latitudini, capaci di deviare le correnti e favorire discese di aria fredda verso sud. Il legame riguarda una riorganizzazione della circolazione: l’aria fredda che raggiungerebbe l’Europa si muoverebbe negli strati più bassi dell’atmosfera.
Come noto ai più esperti, per un coinvolgimento europeo sarebbe decisiva la collocazione di un eventuale blocco tra Atlantico settentrionale e Scandinavia, insieme alla disposizione delle depressioni sul suo bordo. Un assetto favorevole potrebbe aprire una via a correnti da nord o da est. Il Mediterraneo richiederebbe poi una traiettoria sufficientemente meridionale: anche un episodio freddo europeo potrebbe coinvolgere l’Italia solo in parte.
La carta AIFS mostra l’anomalia a circa 30 chilometri
La mappa ECMWF AIFS è una media ensemble inizializzata il 24 ottobre alle 06 UTC e valida per l’8 novembre alle 06 UTC, a 360 ore. Rappresenta il livello di 10 hPa, nella media stratosfera a circa 30 chilometri di altezza. I colori indicano anomalie termiche rispetto alla climatologia 1981–2010, con un massimo riportato di +14,6 °C. Questo valore misura lo scarto dalla media stagionale; per quantificare la rapidità del riscaldamento occorre seguire anche le temperature previste nei giorni precedenti.
La distribuzione termica è compatibile con una perturbazione della struttura polare. Per ricostruire lo spostamento e l’allungamento del vortice servono ulteriori conferme su geopotenziali e venti. L’eventuale trasferimento dello scossone al vortice polare verso il basso determinerà poi quanto questo disturbo potrà pesare sul tempo europeo.

In GFS: i venti zonali rallentano senza invertirsi
l GFS inizializzato alle 00 UTC del 24 ottobre, le carte a 10 hPa per l’8 novembre mantengono un nucleo molto freddo e una struttura allungata, riconoscibile anche nel geopotenziale. Nei grafici GFS e GEFS aggiornati al 24 ottobre, le curve previste mostrano una marcata frenata ma restano sopra lo zero: la circolazione rappresentata continua quindi a essere occidentale.
Il criterio più usato per identificare un SSW maggiore è l’inversione dei venti medi giornalieri lungo il parallelo di 60° nord a 10 hPa. La carta termica AIFS non fornisce questa diagnosi; la sua probabilità andrebbe valutata contando gli scenari che prevedono l’inversione. Le irruzioni fredde troposferiche possono comunque svilupparsi anche senza un SSW maggiore.
Le due carte affiancate hanno inoltre caratteristiche diverse: una corsa deterministica GFS e una media ensemble AIFS, inizializzate a sei ore di distanza. I colori indicano temperature assolute nel primo pannello e anomalie nel secondo. Il confronto permette una lettura qualitativa della struttura, ma la diversa colorazione non dimostra da sola una divergenza nell’intensità del riscaldamento.

Un riscaldamento canadese non assegna il freddo al Canada
Canadian Warming indica un tipo di disturbo stratosferico associato anche all’espansione verso est dell’alta pressione aleutinica. Il riferimento geografico riguarda lo sviluppo del riscaldamento in quota, non la destinazione di un’irruzione fredda al suolo. Un disturbo più centrato sull’Artico descriverebbe un’altra distribuzione della sollecitazione sul vortice. Anche questa configurazione richiederebbe una verifica della risposta troposferica prima di collegarla a freddo europeo. Nel materiale verificato manca una base sufficiente per trasformare il confronto in una scelta già definita fra freddo verso il Nord America e freddo verso l’Europa. Dovremo rintracciare nelle elaborazioni modellistiche la profondità e persistenza delle anomalie, insieme alle onde atmosferiche nei due settori.
C’è ancora tempo per gli effetti diretti ma qualcosa si muove
Per dare maggiore consistenza all’ipotesi di un’influenza stratosferica sul freddo europeo dovremmo vedere persistere il disturbo nella bassa stratosfera e comparire una disposizione dei blocchi e delle depressioni capace di richiamare aria fredda verso il continente. Geopotenziale a 500 hPa e temperature a 850 hPa permetteranno di valutarne traiettoria e intensità. Continuiamo così a seguire quello che potrebbe succedere sugli strati più alti dell’atmosfera terrestre per capire tutti i se, come e quando dell’avvio invernale 2026 – 2027. Al momento, come già abbiamo segnalato, a fronte di una stagione invernale attesa mite e fiacca per la presenza del Nino, sembra invece che le carte in tavola possano già precocemente cambiare a sorpresa. Sarà proprio l’anno con il Nino più forte di sempre a portare un inverno diverso sull’Europa? Sarebbe paradossale ma va anche ribadito che gli effetti di un Nino forte (anzi fortissimo) non sono così facilmente quantificabili sul vecchio continente. Rimaniamo in ascolto delle voci stratosferiche.
Analisi e fonti
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