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Vortice polare, 50 scenari su 50 vedono l’inversione entro il 12 novembre: le conseguenze in Italia

Cinquanta scenari ECMWF su cinquanta prevedono almeno un giorno con i venti stratosferici invertiti entro il 12 novembre. È il dato più netto del monitoraggio del vortice polare aggiornato con il ciclo del 29 ottobre alle 00 UTC: una convergenza molto forte verso un disturbo che, se confermato come riscaldamento stratosferico maggiore, arriverebbe con una precocità eccezionale.

Per l’Europa si apre una questione che riguarda le settimane successive: quanto a fondo riuscirà a incidere questa perturbazione della circolazione artica? La risposta passa dalla durata del disturbo e dalla sua influenza sugli strati atmosferici inferiori, dove si organizzeranno le eventuali discese fredde verso il Mediterraneo.

Il 100% misura l’accordo fra le simulazioni

Il 100% riguarda l’inversione dei venti nella stratosfera, a circa 30 chilometri di altezza. Nel gruppo di 50 simulazioni considerate, tutte e 50 prevedono che i venti attorno al Polo passino da occidentali a orientali almeno per un giorno entro il 12 novembre.

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Le 50 simulazioni rappresentano possibili evoluzioni dell’atmosfera calcolate dallo stesso sistema previsionale. Servono a valutare quanto la previsione dipenda dalle incertezze iniziali e del modello.

La tabella si legge così:

ScadenzaModello numerico ECMWFSistema ECMWF basato sull’intelligenza artificiale
Entro il 7 novembre48 simulazioni su 50 prevedono l’inversione22 simulazioni su 50 prevedono l’inversione
Entro il 12 novembreTutte le 50 simulazioni prevedono l’inversione39 simulazioni su 50 prevedono l’inversione

Le righe sono cumulative: nella seconda rientrano anche le simulazioni che prevedono l’inversione prima del 7 novembre. Non si sommano i conteggi e non si prevede che l’evento avvenga necessariamente proprio il giorno 12.

Il messaggio meteorologico è quindi questo: l’inversione trova un sostegno molto forte nelle simulazioni, ma i due sistemi differiscono soprattutto sulla rapidità con cui potrebbe verificarsi. Quel 100% esprime l’unanimità delle simulazioni considerate; il modello può comunque sbagliare. Inoltre, il conteggio lascia aperta la durata dell’inversione.

Non è una probabilità del 100% di freddo o neve in Italia. Quelle conseguenze dipenderanno dall’influenza del disturbo sulla circolazione più vicina al suolo. Infine, lo 0% storico indica che nei trenta anni del confronto 1991–2020 non risultano inversioni entro quella stessa data: documenta la rarità della tempistica prevista.

Il possibile record riguarda il calendario

Per identificare un Major SSW, un riscaldamento stratosferico improvviso maggiore, si utilizza comunemente il passaggio da occidentale a orientale del vento medio giornaliero lungo il parallelo di 60° nord, alla pressione di 10 hPa, circa trenta chilometri di altezza. La temperatura polare e l’evoluzione della struttura completano la diagnosi.

Una deformazione del vortice o due minimi riconoscibili su una carta descrivono la sua geometria; la classificazione del riscaldamento richiede la verifica dei parametri atmosferici. Anche le anomalie di geopotenziale vanno interpretate nella loro unità di misura: indicano quanto si alza o si abbassa una superficie di pressione rispetto alla media. Per quantificare il riscaldamento in gradi serve la temperatura.

Nel confronto ERA5 utilizzato dal monitoraggio, il riferimento più precoce è il 28 novembre, raggiunto nel 1968 e nel 2025. Il catalogo NOAA conferma la data ERA5 del 1968 e mostra piccoli scarti fra le diverse rianalisi. Un evento entro il 12 novembre anticiperebbe quel riferimento di almeno sedici giorni: sarebbe questo il primato da verificare nelle osservazioni, distinto dall’intensità del riscaldamento.

El Niño pesa sul contesto, l’innesco passa dalle onde atmosferiche

Il Pacifico tropicale sta attraversando un El Niño molto intenso. Il bollettino NOAA dell’8 ottobre riportava un’anomalia di +2,1 °C nella regione Niño-3.4 e prospettava condizioni forti o molto forti anche nei primi mesi del 2027. Questi dati forniscono una base più precisa all’espressione divulgativa “Super El Niño”.

Il riscaldamento oceanico modifica la distribuzione della convezione tropicale e può alterare le grandi onde della circolazione atmosferica. La ricerca distingue però l’influenza di El Niño sullo stato medio stagionale del vortice dall’attività ondulatoria che può innescare un singolo SSW. In particolare, il legame studiato con El Niño emerge soprattutto nel cuore dell’inverno; attribuirgli direttamente un eventuale episodio nei primi giorni di novembre richiederebbe un’analisi specifica.

Il meccanismo del riscaldamento stratosferico coinvolge onde planetarie che risalgono dalla troposfera e frenano i venti occidentali. La circolazione associata intensifica la discesa dell’aria sopra le regioni polari, provocandone il riscaldamento per compressione. Il calore in quota nasce quindi dalla dinamica atmosferica, anziché da un semplice trasferimento di aria calda dal Pacifico all’Artico.

Per l’Italia occorrerà verificare profondità del disturbo e posizione dei blocchi pressori

Un episodio così anticipato avrebbe pochi analoghi stagionali con cui confrontarsi. Applicare direttamente le statistiche dei più comuni SSW di gennaio e febbraio a novembre sarebbe una scelta fragile. La nostra lettura è quindi seguire anzitutto la persistenza delle anomalie nella bassa stratosfera e la risposta delle previsioni d’insieme nella troposfera, invece di assegnare già un carattere all’intero inverno.

Quando l’influenza stratosferica raggiunge gli strati inferiori può modificare la corrente a getto e favorire configurazioni associate a irruzioni fredde. Tempi ed esiti variano fra gli eventi: le ricerche documentano anche casi nei quali la circolazione troposferica ha avuto un ruolo dominante nel tempo delle settimane successive. Per il Mediterraneo diventerebbero decisivi la posizione dei blocchi anticiclonici sul Nord Atlantico e sul Nord Europa, insieme al percorso delle depressioni. Un afflusso freddo sull’Europa orientale può lasciare l’Italia ai margini; una traiettoria più favorevole può coinvolgerla. La neve richiederebbe poi la coincidenza fra aria sufficientemente fredda e precipitazioni, da valutare nelle previsioni dedicate.

Quindi riassumendo: i modelli sono propensi a definire un disturbo stratosferico che potrebbe sfociare in uno strat warming (un surriscaldamento dell’aria sopra il polo nord), se questo avvenisse la statistica non ci aiuta a capire cosa effettivamente potrebbe succedere: non abbiamo precedenti così anticipati del fenomeno ed inoltre la presenza del Nino complica ulteriormente il quadro. Di certo sarà a questo punto molto interessate seguire quale sarà davvero la strada del grande freddo.

Analisi e fonti
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