Mentre le ultime proiezioni stratosferiche mostrano un brusco rallentamento dei venti attorno al Polo, a livello europeo potrebbe riproporsi una configurazione già vista durante l’estate e la parte finale della stagione calda: un robusto anticiclone sull’Europa centrale e occidentale, con tendenza a estendersi verso nord, e depressioni più attive sul settore iberico.
Secondo gli scenari GFS ed ECMWF AIFS richiamati nelle ultime mappe, tra fine ottobre e l’inizio di novembre la pressione potrebbe salire fino a circa 1040 hPa sull’Europa centrale. Sul lato occidentale del continente resterebbe spazio per sistemi depressionari atlantici mentre ad est potrebbero presentarsi infiltrazioni fredde dirette verso l’Italia.
La circolazione ripropone un copione già visto
La ricorrenza del blocco è l’aspetto più curioso di questa evoluzione. Dopo aver condizionato a più riprese il tempo estivo e tardo-estivo, l’alta pressione potrebbe ancora insistere sull’Europa occidentale, con la Francia coinvolta nella sua area d’influenza, per poi allungarsi verso nord. È una configurazione che tende a rallentare il normale transito delle perturbazioni e a concentrare le fasi instabili sui settori lasciati ai margini del blocco.
Anche l’Italia, sotto questa configurazione, vedrebbe nuovamente una fase (forse piuttosto lunga) di tempo stabile e soleggiato a parte le nebbie e possibili nubi basse. La tendenza per la settimana dal 26 ottobre al 1° novembre indica una possibile anomalia positiva della pressione sull’Italia centro-settentrionale e precipitazioni in prevalenza sotto la media, con un quadro diverso sul settore ionico. Per il nostro Paese, quindi, la posizione del massimo e l’evoluzione delle depressioni dovranno essere rivalutate nei prossimi aggiornamenti.
Intanto in stratosfera i venti scendono verso valori molto bassi
Il grafico ECMWF IFS HRES aggiornato al 23 ottobre mostra una flessione rapida dei venti zonali medi a 10 hPa e 60°N. La corsa più recente li porta vicino a 5 m/s nei primi giorni di novembre, molto al di sotto della curva climatologica rappresentata nel grafico. Le corse precedenti erano più alte o meno nette nella discesa: l’ultimo aggiornamento rende quindi più marcato il segnale di indebolimento.

Il dato va letto per quello che è: una proiezione deterministica, non una previsione certa dell’intera circolazione atmosferica. I venti rimangono occidentali e il grafico non mostra un’inversione; non descrive dunque, da solo, un riscaldamento stratosferico improvviso. Il calo è comunque abbastanza vistoso da meritare attenzione, soprattutto se verrà confermato dalle prossime elaborazioni e dagli scenari d’insieme.
L’impronta stratosferica non decide ancora l’inverno italiano
Un vortice polare più debole può modificare le condizioni in quota e, in alcuni casi, favorire cambiamenti nella circolazione troposferica. La risposta al suolo dipende però da come e quando il segnale si propaga verso il basso, oltre che dalla posizione dei blocchi e delle depressioni. Le conseguenze per l’Italia nel mese successivo restano quindi aperte. Non dimentichiamoci infatti che, nel caso, un mutamento dell’assetto del vortice polare può avere riflessi in troposfera con un certo ritardo.
Per ora dobbiamo considerare questo: da una parte il possibile blocco europeo, con nuove piogge dirette verso la Spagna mediterranea e tempo buono sull’Europa centrale (questa è una tendenza che va sempre più consolidandosi per la fine di ottobre fino all’inizio di novembre); dall’altra una frenata stratosferica che potrebbe influenzare l’evoluzione meteo successiva: forse potrebbe avere implicazioni da metà novembre in poi ma con molti “se” e nessuna certezza. Saranno le prossime corse a chiarire se il calo dei venti in quota verrà confermato e se la persistente alta pressione europea continuerà a condizionare il tempo anche nei primi giorni di novembre. La sostanza è che all’ingresso altopressorio che va rafforzandosi, novembre potrebbe poi reagire in modo diverso, forse con le prime incursioni fredde di tipo quasi invernale. Si chiaro che queste due affermazioni non hanno lo stesso peso predittivo: la fase altopressoria di fine mese può cominciare ad essere considerata una previsione abbastanza affidabile mentre una possible destrutturazione del vortice polare e relative conseguenze più invernali rimane per ora solo una lontanissima ipotesi che abbisogna di numerose conferme ed incastri.
Analisi e fonti
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