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Inverno 2026-2027, la seconda parte può diventare più fredda e nevosa? Febbraio osservato speciale

Un inverno mediamente mite può diventare più incline al freddo proprio nella sua parte finale? Le nuove elaborazioni stagionali C3S inizializzate il 1° settembre rendono febbraio 2027 particolarmente interessante, ma per un motivo diverso da quello che potrebbe suggerire una semplice carta delle temperature.
Sul mese di febbraio questa proiezione stagionale mostra infatti una distribuzione della pressione che merita attenzione insieme alle precipitazioni. Nello stesso tempo, però, la temperatura potrebbe mediamente rimanere più elevata sull’Italia e su buona parte dell’Europa. Il punto è proprio questo: una maggiore possibilità di episodi freddi durante la fase avanzata dell’inverno (mese di febbraio) può convivere con un mese che, nel suo bilancio complessivo, resterebbe ancora mite.

Perché febbraio è diverso da una semplice previsione di inverno mite

Le elaborazioni C3S fornite sono prodotti probabilistici mensili. Per ogni variabile la climatologia modellistica viene divisa in tre parti e viene indicata la categoria esterna che supera una determinata soglia probabilistica. Nei prodotti riassuntivi C3S vengono evidenziate le aree nelle quali il tercile inferiore o quello superiore supera il 40% di probabilità. Non stiamo quindi osservando valori precisi di temperatura, millimetri di pioggia o pressione prevista giorno per giorno.
Questa distinzione è fondamentale. Una preferenza per il tercile caldo a febbraio significa che è più probabile che la temperatura media del mese appartenga al terzo più caldo della climatologia del sistema. Non ci dice come verranno distribuiti i giorni miti e quelli freddi. Un periodo di cinque o sette giorni con aria continentale può quindi essere inserito all’interno di un febbraio che termina comunque con una media termica elevata.
La carta termica allegata non permette perciò di parlare oggi di febbraio freddo sull’Italia. Anzi, costituisce l’ostacolo principale a una lettura troppo invernale delle elaborazioni di settembre. Ma è la circolazione atmosferica potenziale a rendere la parte finale dell’inverno più interessante da monitorare.

Cosa cambia nella pressione atmosferica di febbraio

Nella carta della pressione media al livello del mare valida per febbraio compare una vasta area europea nella quale aumenta la probabilità di appartenere al tercile inferiore. Sul settore atlantico più settentrionale, verso Groenlandia e alte latitudini, emerge invece una zona orientata verso pressioni relativamente maggiori.
Non possiamo ricavare da questo prodotto la posizione quotidiana della corrente a getto, né stabilire che si formerà un blocco atmosferico. Possiamo però osservare che la distribuzione è meno compatibile con un dominio uniforme delle alte pressioni mediterranee e introduce la possibilità di una circolazione perturbata collocata più a sud rispetto a configurazioni nelle quali le depressioni scorrono stabilmente sull’Europa settentrionale.
Per l’Italia sarebbe un cambiamento importante soltanto a determinate condizioni. Una depressione che raggiunge il Mediterraneo produce precipitazioni, ma per trasformarle in neve a quote basse servono contemporaneamente masse d’aria sufficientemente fredde. Senza questa sovrapposizione avremmo semplicemente un periodo più perturbato e ancora relativamente mite.

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Perché El Niño rende interessante proprio la fase avanzata dell’inverno

Il Pacifico fornisce un secondo elemento da considerare. WMO descrive El Niño come ormai saldamente instaurato e prevede una probabilità prossima al 100% che persista fino a febbraio 2027. L’evento dovrebbe intensificarsi ulteriormente e raggiungere una forza molto elevata verso la fine del 2026.
L’Europa, tuttavia, non risponde a El Niño con la stessa regolarità del Pacifico o del Nord America. Il collegamento attraversa un sistema molto più complesso formato da onde planetarie, Atlantico settentrionale, corrente a getto e stratosfera. Per questo due inverni El Niño possono produrre conseguenze europee molto diverse.
Esiste però una caratteristica particolarmente interessante per il nostro discorso. La risposta atmosferica euro-atlantica a ENSO può cambiare durante l’inverno. Uno studio pubblicato su npj Climate and Atmospheric Science individua nelle osservazioni una transizione della relazione ENSO-NAO fra inizio e fine stagione, mentre altri lavori mostrano che nella fase avanzata dell’inverno El Niño può favorire una risposta più vicina a una NAO negativa.
Questo non permette di prevedere una NAO negativa nel febbraio 2027. Indica però perché febbraio non debba essere considerato semplicemente una prosecuzione automatica di dicembre e gennaio.

La stratosfera può aumentare le occasioni fredde, ma non è ancora prevedibile

Una parte della relazione fra El Niño e l’Europa può transitare attraverso la stratosfera. Studi pubblicati su Nature hanno mostrato che durante alcuni inverni El Niño un indebolimento del Vortice Polare stratosferico e importanti riscaldamenti stratosferici possono contribuire, nella fase avanzata della stagione, a condizioni più fredde sull’Europa settentrionale. Questo meccanismo non opera però durante tutti gli eventi El Niño.
Per l’Italia il collegamento diventa ancora meno diretto. Un Vortice Polare debole aumenta le possibilità di forti ondulazioni della circolazione alle medie latitudini, ma non stabilisce dove scenderà l’aria artica. Un blocco collocato sull’Atlantico può favorire una discesa fredda verso l’Europa; lo stesso blocco spostato di alcune migliaia di chilometri può indirizzare il freddo altrove.
A settembre non possediamo ancora informazioni utili per prevedere il comportamento del Vortice Polare tra gennaio e febbraio. Questo sarà uno degli elementi da verificare molto più avanti, quando la stratosfera inizierà a fornire indicazioni utilizzabili su scale temporali decisamente inferiori.

Per avere più neve sull’Italia devono coincidere due ingredienti

La carta delle precipitazioni di febbraio aggiunge un altro tassello. Su varie zone europee aumenta la probabilità del tercile più piovoso, anche se frequentemente con percentuali moderate. Per l’Italia l’indicazione non è ovunque forte e non può essere convertita in una previsione di inverno nevoso.
Per la neve servono infatti due elementi nello stesso momento: precipitazioni e una colonna atmosferica sufficientemente fredda. La prima componente potrebbe diventare più favorevole se le depressioni raggiungessero più spesso il Mediterraneo; la seconda, almeno nella carta termica C3S di settembre, resta molto più problematica.
Questo spiega l’apparente contraddizione delle nuove elaborazioni. Febbraio può offrire una circolazione potenzialmente più adatta a brevi incursioni fredde senza risultare mediamente freddo. Se una di queste incursioni coincidesse con una depressione mediterranea, potrebbero aprirsi occasioni per nevicate anche a quote inferiori rispetto a quelle favorite durante un flusso atlantico molto mite. Oggi, però, non possiamo sapere se tale coincidenza avverrà.

Cosa dovremo cercare nei prossimi aggiornamenti

La domanda giusta non è quindi se febbraio 2027 sarà già destinato al freddo e alla neve. Dovremo verificare se nelle emissioni di ottobre e novembre resterà riconoscibile la pressione relativamente maggiore alle alte latitudini atlantiche, se la fascia di pressione inferiore continuerà a estendersi verso l’Europa e soprattutto se la preferenza termica calda inizierà a ridursi.
Un’altra verifica riguarderà la coerenza fra sistemi stagionali differenti. Il prodotto C3S utilizzato è un multi-system nel quale i centri partecipanti ricevono uguale peso; la persistenza della stessa distribuzione in più aggiornamenti avrebbe quindi maggiore interesse rispetto a una singola emissione lontana nel tempo.
La seconda parte dell’inverno possiede dunque un motivo concreto per essere candidata a potenziali maggiori occasioni fredde e forse anche nevose. Non perché oggi esista una previsione affidabile di febbraio freddo e nevoso sull’Italia, ma perché circolazione atlantica, possibile evoluzione della teleconnessione con El Niño e successivo comportamento della stratosfera potrebbero creare più occasioni rispetto a quanto suggerisce la sola media termica stagionale. La differenza fra un’altra fase mite e qualche episodio pienamente invernale dipenderà soprattutto da un incastro: riuscire a far arrivare l’aria fredda proprio mentre le perturbazioni raggiungono il Mediterraneo.

Analisi e fonti
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