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Medicane nel Mediterraneo? Per ora non ci siamo, ma quello che accadrà dopo resta incerto

La depressione che sta alimentando numerosi temporali sul Mediterraneo non resterà ferma sul Mar Libico. Nei prossimi giorni il settore maggiormente interessato dall’instabilità tenderà a trasferirsi verso est, prima in direzione di Creta e del Peloponneso e successivamente verso l’Egeo e la Turchia.
Per l’Italia, però, l’allontanamento di questo minimo non chiuderà necessariamente la fase dinamica di settembre. Mentre il primo sistema procederà verso il Mediterraneo orientale, una nuova perturbazione proveniente da nord-ovest tenderà ad avvicinarsi al nostro Paese. Più avanti compaiono inoltre elaborazioni che mantengono la possibilità di nuove circolazioni depressionarie sul Mediterraneo, ma a distanze per le quali l’incertezza diventa molto maggiore.
È questa sequenza, più della classificazione attribuita al singolo vortice, a meritare attenzione. Una depressione mediterranea può produrre precipitazioni molto abbondanti e vento forte senza completare una trasformazione in ciclone simil-tropicale e il Mediterraneo può rimanere dinamico anche dopo l’allontanamento del primo minimo. Del possibile Medicane si sta parlando molto, in alcuni casi come se la sua formazione fosse già acquisita. Noi preferiamo fermarci un momento prima: i temporali sono reali, la depressione è presente e la sua evoluzione merita attenzione, ma la trasformazione in un ciclone simil-tropicale richiede caratteristiche che non possono essere date per certe in anticipo.

Perché i temporali sono partiti dal Mar Libico

L’attività temporalesca osservata sul Mar Libico è legata alla presenza di una circolazione depressionaria accompagnata da aria relativamente fresca in media troposfera. Sopra un mare ancora molto caldo, questa disposizione aumenta il gradiente termico verticale e favorisce condizioni di instabilità.


Il mare fornisce calore e soprattutto grandi quantità di vapore acqueo ai bassi livelli, ma una superficie marina calda non produce automaticamente temporali intensi. Occorrono anche meccanismi capaci di sollevare l’aria e concentrare l’umidità. Le convergenze dei venti nei bassi strati e la presenza del minimo in quota contribuiscono a creare queste condizioni.
Quando l’aria calda e umida prossima alla superficie viene sollevata e incontra temperature progressivamente inferiori con la quota, la convezione può diventare profonda. Il risultato è la possibilità di temporali accompagnati da precipitazioni molto intense e forti raffiche.
Un ulteriore debole impulso relativamente fresco in media troposfera contribuirà a mantenere attiva la convezione prima che l’intera struttura inizi a trasferirsi più decisamente verso il Mediterraneo orientale.

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Creta e Peloponneso saranno la fase successiva

Tra martedì 15 e mercoledì 16 settembre il minimo tenderà a muoversi verso est, rimanendo inizialmente almeno in parte collegato alla più ampia circolazione depressionaria presente sull’Europa orientale.
Il settore compreso fra Peloponneso e Creta diventerà così uno dei più interessanti da seguire. L’interazione tra la circolazione depressionaria, l’umidità disponibile nei bassi strati e l’instabilità presente sulla colonna atmosferica potrà favorire nuovi temporali, localmente anche molto intensi.
Piogge abbondanti concentrate in intervalli relativamente brevi e forti raffiche rappresentano effetti possibili nelle aree interessate dalle celle più organizzate. Stabilire in anticipo dove si concentreranno gli accumuli maggiori è invece molto più difficile.
È quindi più affidabile individuare la progressione generale dell’area instabile che assegnare già adesso quantità precise di precipitazione alle singole località.

Poi l’instabilità tenderà a spostarsi verso Egeo e Turchia

Tra mercoledì sera e venerdì la circolazione dovrebbe procedere ulteriormente verso est e potrebbe diventare più autonoma rispetto alle correnti che l’hanno inizialmente accompagnata.
A quel punto l’attenzione si trasferirebbe soprattutto sulle isole dell’Egeo e sui settori occidentali e meridionali della Turchia. Anche qui il contrasto tra le acque mediterranee ancora calde e l’aria relativamente più fresca presente in quota continuerà a fornire un ambiente favorevole alla convezione.
L’eventuale maggiore isolamento della depressione sarà interessante anche per comprenderne la struttura. Un minimo mediterraneo accompagnato da convezione persistente può infatti modificare progressivamente alcune delle proprie caratteristiche attraverso il calore liberato all’interno dei temporali.
Questo processo, da solo, non permette però di classificare automaticamente il sistema come TLC o Medicane.

Forti temporali e TLC (tropical like cyclones) non sono la stessa cosa

La violenza delle precipitazioni e la natura del ciclone sono due informazioni differenti. Anche una depressione prevalentemente extratropicale può produrre temporali molto intensi, mentre un sistema mediterraneo può attraversare una fase ibrida senza completare una trasformazione più profonda.
Per acquisire caratteristiche simil-tropicali non basta che il minimo rimanga sopra acque calde. Diventano importanti la persistenza della convezione vicino al centro, un ridotto shear verticale del vento, una maggiore simmetria della circolazione e la progressiva formazione di una struttura termica calda sufficientemente organizzata.
Il rilascio di calore latente all’interno dei temporali può contribuire a riscaldare la colonna atmosferica vicino al centro della depressione. Se però la convezione rimane asimmetrica, viene continuamente allontanata dal minimo oppure il sistema continua a interagire fortemente con la dinamica delle medie latitudini, la trasformazione può rimanere incompleta.
Per questo nei prossimi giorni sarà più utile osservare come cambierà la struttura verticale del vortice piuttosto che attribuirgli anticipatamente una classificazione.

Mentre il minimo va verso est, per l’Italia arriva un’altra perturbazione

È qui che le due evoluzioni devono essere separate. La depressione che stiamo seguendo tenderà ad allontanarsi verso il Mediterraneo orientale, mentre una nuova perturbazione proveniente da nord-ovest raggiungerà l’Italia.
Il coinvolgimento dovrebbe iniziare dalle regioni settentrionali e da parte di quelle centrali, per estendersi successivamente verso altri settori della Penisola. Il nuovo impulso potrà riportare condizioni favorevoli a rovesci e temporali e modificare nuovamente la circolazione sul Mediterraneo centrale.
Non si tratterebbe quindi del ritorno verso l’Italia della depressione attualmente sul Mediterraneo meridionale. Sarebbero due strutture differenti inserite in una fase atmosferica nella quale le correnti alle medie latitudini riescono nuovamente a influenzare il bacino mediterraneo.
Per chi osserva il tempo sull’Italia è probabilmente questa la distinzione più importante: mentre molta attenzione rimarrà concentrata sull’evoluzione del vortice verso Grecia e Turchia, gli effetti più direttamente rilevanti per il nostro Paese dipenderanno dalla perturbazione successiva.

E il 22 settembre GFS chiude un altro minimo sul Mediterraneo

Una singola elaborazione GFS aggiunge infine un elemento interessante a distanza decisamente maggiore. Il run deterministico 12Z del 14 settembre, valido alle 08 locali di martedì 22 settembre, quindi a +186 ore, rappresenta un minimo chiuso sul Mediterraneo meridionale accompagnato da precipitazioni organizzate attorno alla circolazione.


La distanza temporale cambia completamente il peso di questa informazione. A quasi otto giorni non possiamo considerare affidabili posizione esatta del minimo, pressione centrale e distribuzione delle precipitazioni. Una circolazione rappresentata oggi può essere spostata sensibilmente dai prossimi aggiornamenti, risultare molto più debole oppure non svilupparsi.
La carta non permette inoltre di stabilire la natura termica del ciclone: non mostra da sola se esista un cuore caldo, quale sia lo shear verticale o quanto la convezione riesca a organizzarsi attorno al centro. Non può quindi essere utilizzata per anticipare oggi un eventuale TLC il 22 settembre.
L’aspetto interessante è più ampio. Dopo la depressione attuale e dopo la perturbazione destinata a interessare l’Italia, almeno una soluzione deterministica continua a mantenere la possibilità di una nuova circolazione depressionaria sul Mediterraneo.
Il Mediterraneo potrebbe quindi non chiude la porta a figure vorticose incisive. Nel breve periodo possiamo seguire con maggiore confidenza il trasferimento dell’instabilità verso Creta, Egeo e Turchia e il successivo avvicinamento della perturbazione all’Italia. Oltre, la domanda cambia: non più dove sarà esattamente un minimo, ma se le prossime elaborazioni continueranno a mostrare condizioni favorevoli alla formazione di nuove depressioni sul bacino. Poi vedremo se ci saranno i margini per l’eventuale evoluzione in Medicane.

Analisi e fonti
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