A sorprendere non è più soltanto vedere il termometro avvicinarsi ai 40 °C. È osservare quanto rapidamente il caldo riesca a recuperare forza ogni volta che le temperature accennano a diminuire. Il grafico ensemble mostra una moderata attenuazione dopo la fase culminante, ma non individua ancora un raffreddamento capace di riportare stabilmente le temperature verso la media. Il caldo perde qualche grado, rimane presente e, avvicinandosi Ferragosto, potrebbe trovare una nuova alimentazione subtropicale.
Il grafico sorprende soprattutto per ciò che non mostra
La prima cosa da cercare in questa elaborazione non è il valore più alto. È un’eventuale discesa generale della distribuzione delle temperature.

I riquadri rossi rappresentano l’intervallo nel quale si concentra una parte rilevante delle simulazioni relative alle massime. Quelli blu riassumono le temperature minime. Le linee verticali comprendono possibilità più estreme, calde o relativamente meno calde.
Tra martedì 4 e venerdì 7 agosto la distribuzione delle massime rimane molto elevata. Successivamente compare una diminuzione, più riconoscibile attorno al fine settimana e all’inizio della nuova settimana. Non si osserva però uno spostamento netto verso valori freschi.
Anche la parte inferiore delle simulazioni resta alta. Questo dettaglio conta più del membro che raggiunge la temperatura maggiore: significa che perfino molte delle evoluzioni relativamente meno calde continuano a mantenere condizioni termiche importanti.
Le minime seguono un comportamento ancora più regolare. Restano frequentemente sopra i 20 °C, con differenze limitate tra una giornata e l’altra. Il raffreddamento notturno continua quindi a essere modesto, soprattutto nelle città, nelle pianure interne e nelle aree maggiormente urbanizzate.
Qualche grado in meno non basta a interrompere l’estate estrema
Il massimo dell’attuale fase dovrebbe essere raggiunto tra martedì 4, mercoledì 5 e, localmente, giovedì 6 agosto. Nelle pianure interne saranno ancora possibili valori molto vicini ai 40 °C.
Tra il fine settimana e il 10 agosto le temperature potrebbero diminuire. Nelle elaborazioni disponibili, lo scarto dalla media passerebbe indicativamente dai 7-8 gradi della fase culminante a circa 4-5 gradi.
Sarebbe una diminuzione apprezzabile, soprattutto nelle località che hanno raggiunto i valori più elevati. Non sarebbe però un ritorno alla normalità.
Una massima che scende da 39 a 35 °C produce un pomeriggio meno estremo, ma resta molto alta per il periodo. Lo stesso vale per una minima che perde un grado senza scendere sotto i 20 °C. Un cambiamento più esteso della circolazione viene, di volta in volta, spinto più avanti senza trovare per ora una evoluzione risolutoria convincente.
Non è una sola ondata rimasta immobile per mesi
Definire questa fase “estate africana” rende immediatamente comprensibile la provenienza delle masse d’aria più calde. Meteorologicamente, però, non bisogna immaginare un’unica cupola anticiclonica rimasta identica e ferma sull’Italia da giugno.
La configurazione si modifica continuamente. L’asse dell’alta pressione si sposta, i geopotenziali diminuiscono temporaneamente, le correnti occidentali riescono talvolta ad avvicinarsi alle Alpi e la ventilazione cambia. Questi movimenti possono togliere alcuni gradi alle temperature senza modificare profondamente il quadro sul Mediterraneo.
Il problema nasce quando l’aria meno calda non riesce a entrare con sufficiente decisione e durata. L’alta pressione può indebolirsi, deformarsi o trasferire momentaneamente il proprio asse, mentre la riserva di aria calda rimane disponibile tra Nord Africa, Penisola Iberica e Mediterraneo occidentale.
Quando le correnti atlantiche tornano a scorrere più a nord, una nuova espansione subtropicale può raggiungere rapidamente l’Italia. Non ritorna esattamente la stessa massa d’aria. Si ricostruisce una configurazione simile prima che il precedente calore sia stato completamente disperso. È questa successione a dare l’impressione di un’estate che non riesce a finire anzi, è proprio la realtà dei fatti non solo di quelli italiani ma anche di quelli di larga parte d’Europa.
Verso Ferragosto compare una nuova risalita, ma non è ancora definita
Dopo la diminuzione prevista tra il fine settimana e l’inizio della prossima settimana, il grafico mostra una nuova tendenza al rialzo delle massime tra il 12 e il 14 agosto. La distribuzione torna a salire, ma contemporaneamente aumenta la distanza tra le diverse simulazioni. Alcune elaborazioni sostengono un recupero termico più deciso. Altre mantengono temperature elevate, ma senza riprodurre i valori estremi della fase attuale.
Questo permette di formulare un’indicazione prudente: una nuova alimentazione calda verso Ferragosto è possibile, mentre non sono ancora definibili né la sua intensità né le aree maggiormente coinvolte.
Non possiamo quindi assegnare oggi una temperatura precisa al 14 o al 15 agosto. Possiamo però osservare che l’ensemble non costruisce ancora una discesa stabile. Anche quando le massime diminuiscono, la distribuzione media dei valori termici previsti rimane elevato ed anche le minime continuano a mostrare una notevole persistenza mantenendosi sopra i 20 gradi (caldo anche notturno).
Il dato più solido non è dunque il ritorno certo di un nuovo picco. È la mancanza, all’interno dell’orizzonte rappresentato, di una fase fresca sufficientemente lunga da interrompere il caldo accumulato.
La meraviglia nasce dal confronto con ciò che è già accaduto
Questa persistenza assume un peso particolare perché arriva dopo giugno e luglio eccezionalmente caldi su larga scala, non solo a livello regionale o nazionale. Tutta l’Europa ha fatto i conti con eccezionali fasi di caldo estremo. Sono dati che modificano il significato di ogni successiva risalita termica. Un nuovo impulso caldo non agisce su un territorio raffreddato da settimane miti. Trova suoli asciutti, città surriscaldate, abitazioni che disperdono lentamente il calore e temperature notturne ancora elevate.
Per questo anche un aumento meno intenso rispetto al precedente può risultare molto efficace. Non deve necessariamente riportare ovunque il termometro a 40 °C per prolungare il disagio e mantenere anomalie importanti.
Ciò che stupisce dell’estate 2026 è proprio la persistenza di un campo termico fuori scala, imperterrito, eccezionalmente resistente ed in grado di trovare continua alimentazione dalla fascia sub tropicale.
Cosa dovrebbe cambiare per parlare di conclusione del caldo intenso
Per riconoscere un raffreddamento consistente non basterebbe una singola giornata con massime più basse. Dovremmo vedere l’intera distribuzione ensemble spostarsi verso il basso per più aggiornamenti consecutivi. Dovrebbero scendere insieme le massime e le minime. Servirebbe inoltre l’ingresso di una massa d’aria meno calda capace di rimanere sul Mediterraneo centrale per diversi giorni.
Un altro elemento importante sarebbe la scomparsa delle rapide risalite presenti nella parte più lontana del grafico. Finché ogni diminuzione viene seguita da nuove simulazioni orientate al rialzo, la conclusione della fase calda resta incerta.
Entro Ferragosto, quindi, è possibile che il caldo più estremo perda temporaneamente intensità. Non emerge però una rinfrescata estesa, duratura e capace di cancellare l’anomalia accumulata.
L’estate subtropicale non procede sempre con la stessa forza. Respira, si ridimensiona e si ricostruisce seguitando a costruire un’ estate decisamente esasperata: non facciamoci quindi troppe illusioni (almeno per il momento) sulla reale possibilità di un miglioramento duraturo della situazione termica…non ci meraviglieremmo se per una vera rifrescata dovremmo attendere il dopo ferragosto.
Analisi e fonti
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