Il colore rosso occupa porzioni sempre più ampie dell’Europa procedendo da novembre verso gennaio. Guardando soltanto le mappe, la conclusione sembra immediata: la prossima stagione fredda sarà mite. Ma quelle tonalità non descrivono il tempo che avremo giorno dopo giorno.
Le nuove elaborazioni CFSv2 della NOAA indicano una prevalenza di anomalie termiche positive su diversi settori europei. Sull’Italia, tuttavia, una carta mensile non permette di stabilire quante fasi fredde arriveranno, quanto dureranno o se si verificheranno nevicate. Rappresenta soltanto il risultato medio ottenuto al termine del mese.
L’aggiornamento più recente utilizza quaranta simulazioni inizializzate fra il 21 e il 30 luglio 2026 ma resta una valutazione elaborata con molti mesi di anticipo, per questo l’affidabilità dei risultati proposti deve essere considerata molto bassa. La proponiamo perché è comunque uno dei pochi sguardi matematici che possiamo avere, ad oggi, sulla prossima stagione invernale.
Quale aggiornamento NOAA stiamo osservando
CFSv2 è un modello accoppiato fra oceano e atmosfera. Simula contemporaneamente l’evoluzione delle temperature marine, della circolazione atmosferica e di altre componenti del sistema climatico.
Il gruppo indicato dalla NOAA con la sigla E3 riunisce le quattro corse giornaliere prodotte nell’arco di dieci giorni. La media finale comprende quindi quaranta membri. Non si tratta di quaranta conferme della stessa previsione, ma di quaranta simulazioni che partono da condizioni iniziali leggermente differenti.
Le anomalie sono calcolate rispetto alla climatologia modellistica 1991-2020. Un valore di +1 kelvin corrisponde, nel caso di una differenza termica, a circa un grado Celsius sopra il riferimento utilizzato dal modello.
Il bianco indica valori prossimi alla climatologia. L’arancione e il rosso indicano scarti positivi progressivamente più elevati. Questi colori non dicono però quale configurazione atmosferica produrrà l’anomalia.
NOAA mette inoltre a disposizione carte corredate da una maschera di affidabilità. Questa viene costruita confrontando le simulazioni effettuate per gli anni passati con ciò che è stato successivamente osservato. Dove la correlazione storica non raggiunge la soglia prevista, il campo viene oscurato.
La versione con la maschera dovrebbe essere sempre affiancata alla carta grezza. Un colore ben visibile non implica automaticamente che il modello possieda una buona capacità predittiva in quell’area e a quella distanza temporale.
Perché il rosso non equivale a un inverno continuamente mite
Le mappe rappresentano medie mensili. È questo il dettaglio che cambia completamente la loro interpretazione.
Un gennaio che termina a +1,5 gradi rispetto alla climatologia può contenere cinque giorni molto freddi e tre settimane miti. Può anche essere composto da numerose giornate moderatamente sopra media, senza picchi particolari. In entrambi i casi il risultato sulla carta potrebbe apparire simile, benché l’inverno percepito dalle persone sia molto diverso.
La media mensile non conserva la successione degli eventi. Non mostra quando arriverà l’aria fredda, quanto durerà una fase stabile o quante volte le correnti atlantiche raggiungeranno il Mediterraneo.
Non consente neppure di distinguere fra anomalie generate da massime diurne elevate e anomalie dovute soprattutto a notti miti. Nuvolosità, vento, umidità e inversioni termiche possono modificare il risultato mensile senza produrre necessariamente giornate insolitamente calde.
Per questo non è corretto utilizzare queste carte per escludere episodi freddi. Un mese sopra media può comunque comprendere un’irruzione continentale significativa. La carta dice soltanto che, nel calcolo complessivo, le giornate miti avrebbero un peso maggiore.
Da novembre a gennaio: cosa possiamo ricavare dalle mappe

Il primo limite riguarda l’autunno. Le carte considerate mostrano novembre, dicembre e gennaio. Non descrivono settembre e ottobre e non possono quindi essere presentate come una previsione dell’intera stagione autunnale.
Novembre rappresenta soltanto l’ultimo terzo dell’autunno meteorologico. La presenza di anomalie deboli o irregolari sull’Italia non permette di stabilire se prevarranno perturbazioni, alta pressione o rapide alternanze fra masse d’aria differenti.
Procedendo verso dicembre e gennaio, le anomalie positive diventano più estese sul continente europeo. Questo suggerisce che, nella media delle quaranta simulazioni, le fasi miti potrebbero pesare maggiormente sul risultato finale.

Non sappiamo però quale circolazione produrrebbe queste temperature. Correnti occidentali frequenti, richiami meridionali, alta pressione persistente e notti molto nuvolose possono determinare anomalie positive, ma hanno conseguenze molto diverse per precipitazioni, vento e neve.
Una carta della temperatura a due metri non può rispondere da sola a domande sulle piogge o sulla quota neve. Servono le anomalie di pressione, la posizione della corrente a getto, le precipitazioni probabilistiche e la distribuzione dei singoli membri dell’ensemble.ù

El Niño entra nei calcoli, ma non decide il tempo italiano
El Niño è già presente nel Pacifico tropicale. L’aggiornamento riporta un’anomalia settimanale di +1,4 °C nella regione Niño 3.4, +1,8 °C nella Niño 3 e +3,0 °C nella Niño 1+2. Le anomalie atmosferiche e oceaniche risultano coerenti con la fase calda dell’ENSO.
La valutazione ufficiale del 9 luglio assegna il 97% di probabilità alla persistenza di El Niño fino all’inizio della primavera 2027. Per il trimestre ottobre-dicembre viene indicata una probabilità dell’81% che l’evento raggiunga la categoria molto forte.
Questo non significa che l’Italia riceverà un effetto della stessa intensità.La forza di El Niño non corrisponde necessariamente alla forza degli impatti nelle singole regioni. Un evento intenso può rendere alcune risposte climatiche più riconoscibili, ma non garantisce un preciso andamento termico o pluviometrico sull’Europa.
Fra il Pacifico e il Mediterraneo intervengono la circolazione nordatlantica, la posizione della corrente a getto, le temperature dell’Atlantico e la frequenza dei blocchi alle alte latitudini. Sono questi elementi a determinare se l’Italia verrà raggiunta da correnti miti occidentali, afflussi continentali o perturbazioni mediterranee.
Cosa verificare nei prossimi aggiornamenti
L’informazione più utile non sarà il colore di una singola emissione, ma la sua persistenza nel tempo. Le anomalie positive acquisterebbero maggiore consistenza se rimanessero riconoscibili nelle elaborazioni di agosto, settembre e ottobre, fossero presenti anche in altri sistemi stagionali e venissero confermate nelle carte con la maschera di affidabilità.
Sarà soprattutto necessario osservare le anomalie della pressione atmosferica. Soltanto così sarà possibile capire quale tipo di circolazione potrebbe accompagnare le temperature superiori alla climatologia.
Oggi possiamo affermare che CFSv2 favorisce medie termiche elevate su parte dell’Europa fra novembre e gennaio. Per l’Italia è un’indicazione preliminare, non una descrizione dell’inverno.
Il rosso delle mappe racconta il bilancio di un mese. Non dice quante volte farà freddo, quando potrebbe nevicare o quale configurazione atmosferica dominerà la stagione.
Analisi e fonti
Le valutazioni meteorologiche di Meteo Toscana sono sviluppate attraverso monitoraggio in tempo reale, dati radar e satellitari, modellistica numerica ad alta risoluzione ed elaborazione meteorologica redazionale. Meteo Toscana opera come centro meteo e di calcolo autonomo dal 1997, con attività di previsione e monitoraggio sul territorio italiano e toscano. ECMWF GFS AROME ARPEGE WRF Modellazione insourcing
