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Neve a 3000 metri, poi zero termico fino a 5000 m: sulle Alpi gli 0 °C saliranno ancora sopra ogni vetta?

Per trovare una temperatura di 0 °C, all’inizio di agosto, potrebbe non bastare salire sul Monte Bianco. Le elaborazioni più calde portano infatti lo zero termico alpino vicino a 4800-5000 metri, al di sopra di tutte le cime della catena. Il dato colpisce ancora di più osservando ciò che potrà accadere pochi giorni prima. Durante il fine settimana la neve potrà raggiungere localmente quota 3000 metri (fenomeno non raro anche in estate), soprattutto nelle precipitazioni più consistenti e temporalesche. Ma dopo le Alpi potranno passare rapidamente da un’imbiancata estiva a una colonna d’aria positiva quasi fino a 5000 metri.

Nel weekend la neve potrà raggiungere quota 3000 metri

Tra sabato 25 e domenica 26 luglio un minimo in quota e un fronte freddo in movimento verso est favoriranno precipitazioni, temporali e una temporanea diminuzione delle temperature sull’arco alpino.

L’aria in arrivo non sarà invernale, sarà però abbastanza fresca, soprattutto alle quote medio-alte, da permettere alle precipitazioni di assumere carattere nevoso fin verso 3000 metri. Nei rovesci più intensi il limite potrà oscillare localmente anche più in basso, mentre gli eventuali accumuli più consistenti rimarranno confinati alle quote superiori. Non si tratta di un fenomeno raro anzi, molto spesso nelle estati ormai perdute, le nevicate sopra i 3000 metri sulle alpi erano piuttosto “frequenti”..

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Quota neve a 3000 metri non significa zero termico a 3000

Il confronto tra i 3000 metri del weekend e i possibili 5000 metri di inizio agosto è efficace soltanto se viene interpretato correttamente.

La quota neve indica fino a quale altezza i fiocchi riescono ad arrivare senza fondere completamente. Non è una linea precisa e fissa. Cambia in base all’intensità delle precipitazioni, all’umidità, al vento e alla conformazione delle vallate.

Lo zero termico rappresenta invece la quota alla quale la temperatura raggiunge 0 °C in atmosfera libera, cioè lontano dall’influenza diretta dei versanti e del terreno. Sotto questa linea l’aria è generalmente positiva; sopra, in assenza di inversioni, diventa negativa.

Domenica, dunque, la neve potrà raggiungere quota 3000 anche con lo zero termico leggermente più in alto. All’inizio di agosto, invece, l’isoterma di 0 °C potrebbe salire verso 4800-5000 metri. Sarebbero due fotografie differenti della colonna atmosferica, separate da pochi giorni.

Quando gli 0 °C salgono sopra tutte le Alpi

Il Monte Bianco raggiunge una quota inferiore a 5000 metri. Se lo zero termico si portasse realmente a quell’altezza, la linea teorica degli 0 °C si troverebbe quindi al di sopra di ogni vetta alpina.

Questo non significa che sulla neve o sulla sommità del Monte Bianco non possa essere misurata una temperatura inferiore a zero. Lo zero termico descrive l’atmosfera libera. La temperatura a contatto con una superficie innevata dipende anche dalla radiazione, dal vento, dall’esposizione e dal raffreddamento notturno.

Il significato meteorologico resta comunque rilevante: quasi l’intera struttura orografica delle Alpi sarebbe immersa in una massa d’aria con temperature positive. Anche le quote comprese fra 3000 e 4000 metri, dove si concentra una parte importante delle superfici glaciali, si troverebbero molto al di sotto dell’isoterma di 0 °C.

In estate la quota media dello zero termico sull’area alpina si colloca normalmente fra circa 3000 e quasi 4000 metri. I 5000 metri appartengono alle giornate più calde e non rappresentano una normale oscillazione quotidiana.

Un valore estremo, ma non più senza precedenti

Nel luglio 2022 il radiosondaggio di Payerne misurò lo zero termico a 5184 metri. Nell’agosto 2023 la quota raggiunse 5298 metri, stabilendo un nuovo primato per la serie svizzera. MeteoSvizzera segnala inoltre che, dal 2022, il superamento dei 5000 metri si è ripetuto da una a quattro volte all’anno.

Questo non rende ordinario il valore previsto per l’inizio di agosto. Mostra però che una quota di congelamento a 5000 metri è fisicamente possibile sulle Alpi quando una massa d’aria eccezionalmente calda occupa uno strato molto profondo dell’atmosfera.

Perché il riscaldamento potrebbe essere così rapido

Il raffreddamento del weekend sarà associato a una struttura molto dinamica. Dopo il trasferimento del fronte verso l’Europa orientale non dovrebbe rimanere una depressione profonda e persistente sul Mediterraneo centrale.

Da ovest potranno quindi aumentare nuovamente i geopotenziali. Una successiva disposizione delle correnti da sud-ovest favorirebbe la risalita di aria molto calda verso la Francia, le Alpi e una parte dell’Italia.

Le elaborazioni più pessimistiche mostrano temperature comprese fra 25 e 28 °C al livello di 850 hPa, superficie barica collocata mediamente intorno a 1500 metri. Il riscaldamento non riguarderebbe quindi soltanto le vallate o i bassi versanti. Coinvolgerebbe gran parte della troposfera inferiore, facendo salire rapidamente l’isoterma di 0 °C. L’evoluzione generale verso temperature nuovamente elevate possiede una discreta coerenza tra diverse elaborazioni. La posizione esatta dell’asse di alta pressione, la durata della fase e il raggiungimento effettivo dei 5000 metri restano invece da confermare.

Quanto potrebbe durare la neve del weekend

Una nevicata a fine luglio può modificare temporaneamente il paesaggio alpino ma ovviamente con nessun effetto sui nevai ed i ghiacciai soprattutto in vista di quello che accadrebbe dopo.

La neve fresca riflette una parte importante della radiazione solare e può proteggere per alcune ore o alcuni giorni il ghiaccio sottostante. La sua durata dipenderà però dagli accumuli, dall’esposizione dei versanti, dalla nuvolosità e soprattutto dalle temperature notturne.

Con uno zero termico vicino a 5000 metri, la quota di 3000 metri si troverebbe circa 2000 metri più in basso, dentro uno strato d’aria ampiamente positivo. Gli accumuli sottili eventualmente depositati scomparirebbero rapidamente. La neve presente sui ghiacciai diventerebbe umida e perderebbe consistenza.

La condizione più sfavorevole che riguarda la tendenza sul lungo termine sarebbe la mancanza di rigelo durante la notte per un periodo che parrebbe anche piuttosto lungo. Se le temperature restassero positive anche fra 3000 e 3500 metri nelle ore più fredde, la fusione rallenterebbe senza interrompersi davvero. Neve e ghiaccio inizierebbero così la giornata successiva da una superficie già bagnata e termicamente fragile.

Non conterà quindi soltanto il massimo raggiunto dallo zero termico. Sarà decisivo capire per quante ore resterà sopra 4000-4500 metri e quanto in alto si manterranno le temperature minime.

I Giorni del cane iniziano con due volti opposti

Il periodo tradizionalmente chiamato Giorni del Cane si estende dal 23 luglio al 23 agosto ed è associato alla fase climatologicamente più calda dell’estate. Non è però una previsione meteorologica e non impedisce brevi raffreddamenti o nevicate in alta montagna.

Quest’anno il periodo inizierà con temperature relativamente morigerate su una parte delle regioni alpine. Il fronte del weekend potrà accentuare temporaneamente questa condizione, portando precipitazioni nevose fin verso quota 3000.

La fase successiva potrebbe mostrare il lato opposto dell’estate alpina. Correnti meridionali molto calde e umide potranno far salire lo zero termico verso quote eccezionali, senza escludere la formazione di temporali pomeridiani sui rilievi eventualmente in grado di dilavare ulteriormente anche le nostre montagne più elevate “dalla testa ai piedi”, purtroppo, ancora una volta.

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Analisi e fonti
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