C’è qualcosa di insolito nelle carte dei modelli per le prossime giornate. Non è il freddo in sé — a maggio può capitare. Non è il caldo — lo abbiamo già visto. È la velocità con cui l’uno si trasforma nell’altro: un ribaltamento termico di circa 10°C in anomalia nel giro di cinque giorni. Un dato che merita di essere analizzato con attenzione.
La fase calda: 7-11 maggio
Le nostre elaborazioni mostrano un progressivo consolidamento di un campo di alta pressione sull’Italia a partire dal 7 maggio. Le anomalie termiche a 850 hPa (circa 1.500 metri di quota) virano decisamente verso il positivo, con valori che tra il 10 e l’11 maggio raggiungono picchi di +6/+8°C sopra la media del periodo soprattutto al sud Italia.
In pratica, significa temperature al suolo che in diverse città del Centro-Nord possono toccare e superare i 26-28°C: valori da piena estate, non da prima metà di maggio. Al Sud e sulle isole, dove il caldo subtropicale arriva con maggiore efficacia, si potranno sfiorare i 30-31°C nelle aree interne.

Nulla di eccezionale in assoluto, punte simili si sono viste anche nel maggio 2022, che chiuse con un’anomalia di +3-4°C sulla media trentennale. Ma è quello che potrebbe succedere dopo a rendere questo scenario fuori dall’ordinario.
Il ribaltamento: 12-13 maggio
Tra il 12 e il 13 maggio i modelli indicano un cambiamento radicale della circolazione atmosferica. L’anticiclone viene eroso da nord-ovest dall’ingresso di una saccatura atlantica che convoglia aria fredda di origine polare verso il Mediterraneo. Il fronte avanza rapidamente: nel giro di 24-36 ore l’anomalia termica passa da marcatamente positiva a neutra sulle regioni settentrionali, mentre al Centro-Sud il caldo resiste ancora per qualche ora prima di cedere.
È in questa fase che si concentra il rischio maggiore di temporali intensi: il contrasto tra l’aria calda preesistente e l’irruzione fredda in arrivo genera un surplus di energia che può tradursi in fenomeni convettivi violenti, con grandine e nubifragi, soprattutto lungo la dorsale appenninica e nelle pianure adiacenti.
Il freddo tardivo: 14-16 maggio
Nella fase successiva, tra il 14 e il 16 maggio, l’aria fredda dilagherebbe sull’intera penisola. Le anomalie a 850 hPa diventano decisamente negative: i modelli indicano valori che in alcune aree possono raggiungere i -5/-7°C sotto la media stagionale, con punte localmente anche inferiori.
Al suolo, questo si traduce in un crollo delle temperature massime che in molte città del Centro-Nord faticherebbero a superare i 16-18°C ,dopo aver toccato i 28°C appena cinque giorni prima. Nelle valli interne e nelle conche appenniniche, le minime notturne potrebbero avvicinarsi ai 3-5°C, con rischio di locali gelate tardive in quota e brinate nelle aree più esposte.
Un ribaltamento termico di questa portata è un evento che si verifica poche volte in un decennio a metà maggio.
I Santi di Ghiaccio: quando la tradizione incontra i modelli
C’è un dettaglio che non può passare inosservato: il crollo termico previsto dai modelli cade esattamente nel periodo che la tradizione meteorologica popolare europea chiama i “Santi di Ghiaccio” : Mamerto (11 maggio), Pancrazio (12 maggio) e Servazio (13 maggio), a cui si aggiunge la cosiddetta “Sofia fredda” il 14-15 maggio.
Da secoli i contadini di mezza Europa sanno che a metà maggio può arrivare un’ultima ondata di freddo capace di compromettere i raccolti. La saggezza popolare raccomandava di non trapiantare le piantine prima dei Santi di Ghiaccio, e di proteggere viti e frutteti fino a dopo il 15 maggio. In Italia questa tradizione è radicata soprattutto nelle aree agricole del Centro-Nord, dove le gelate tardive di maggio hanno segnato intere annate.
Che i modelli numerici del 2026 confermino, con le loro equazioni differenziali e le loro griglie di calcolo, esattamente lo stesso pattern che i contadini osservavano secoli fa è più di una curiosità: è la dimostrazione che certe ricorrenze climatologiche hanno un fondamento fisico reale. A metà maggio, la circolazione atmosferica europea è ancora sufficientemente dinamica da permettere irruzioni fredde tardive, e la statistica climatologica conferma una frequenza leggermente più alta di ritorni freddi in questo periodo rispetto alla fine del mese.
Non sarebbe la prima volta quest’anno
Va ricordato che maggio 2026 è già iniziato con un’irruzione fredda significativa. Tra il 30 aprile e il 2 maggio, una massa d’aria gelida proveniente dai Balcani ha fatto crollare le temperature di oltre 10°C al Centro-Sud in poche ore. Il Sud Italia ha registrato valori fino a 10°C sotto la media del periodo, con la Protezione Civile che ha emesso allerte per gelate tardive nelle valli appenniniche di Toscana, Umbria, Abruzzo e Campania. L’epicentro del freddo, in quell’occasione, si posizionò tra i Balcani e il Mediterraneo orientale, con anomalie fino a -15°C in Grecia e Turchia.
Se la seconda irruzione fredda prevista per il 14-16 maggio dovesse verificarsi con l’intensità indicata dai modelli, maggio 2026 conterebbe due episodi di freddo significativo nella prima metà del mese, una frequenza che ricorda più il maggio 1991, rimasto nella memoria per il suo andamento insolitamente freddo, o il maggio 2019.
I precedenti storici: quando maggio si è trasformato in inverno
L’Italia ha una lunga storia di ritorni invernali a maggio. Il più clamoroso dell’ultimo secolo resta il maggio 1957: un’ondata di freddo eccezionale spinse aria a -35°C a 500 hPa fin sulle Alpi, con lo zero termico a 850 hPa che penetrò fino in Sicilia. Il 7 maggio di quell’anno nevicò in collina sull’Appennino e si registrarono temperature straordinarie: -0,8°C a Milano Malpensa e +1°C a Firenze. Alla stazione di Pian Rosà il termometro scese a -22,4°C: record italiano assoluto per il mese di maggio.
Nel maggio 1963, la neve cadde fin in pianura in Romagna il 6 del mese. Nel 1979, Torino Caselle registrò una minima di 0,0°C il 4 maggio. Più di recente, il 16 maggio 2014 una nevicata tardiva ha imbiancato le montagne della Calabria e della Sicilia nord-orientale fino a 1.300 metri.
L’evento previsto per il 14-16 maggio 2026, se confermato, non raggiungerebbe l’eccezionalità del 1957, ma si inserirebbe nella fascia alta degli episodi freddi tardivi degli ultimi decenni, soprattutto per il contrasto con il caldo dei giorni immediatamente precedenti.
Il quadro più ampio: un maggio senza identità
Quello che emerge da questo maggio 2026 è un mese che ha perso la sua tradizionale identità di transizione mite verso l’estate. Due irruzioni fredde nella prima metà, intervallate da un’impennata quasi estiva: è il segno di un’atmosfera che oscilla tra estremi con una rapidità insolita.
Questo schema si inserisce nel quadro che abbiamo analizzato nel nostro recente approfondimento sul Super El Niño in formazione. La transizione da La Niña a El Niño favorisce quello che i meteorologi chiamano “regime switching”: oscillazioni rapide e ampie della circolazione atmosferica, con alternanza di fasi calde e fredde in tempi brevi. È esattamente quello che stiamo osservando.
E non è finita qui. Le proiezioni a medio termine suggeriscono che anche la seconda metà di maggio potrebbe mantenere questo carattere instabile, con ulteriori fasi di instabilità soprattutto al Centro-Nord e un tono termico complessivo inferiore alla media. L’estate che tutti aspettano potrebbe dover attendere ancora.
Un avvertimento necessario
Una precisazione è d’obbligo. Le anomalie descritte in questo articolo derivano da elaborazioni modellistiche a 7-10 giorni di distanza. A questo intervallo temporale, i modelli hanno una buona capacità di individuare i grandi pattern come l’arrivo di un’irruzione fredda, ma possono sbagliare sull’intensità e sul timing esatto. Le anomalie di -6/-8°C previste per il 14-16 maggio potrebbero ridimensionarsi nei prossimi run, così come il picco caldo del 10-11 maggio potrebbe essere meno estremo di quanto indicato oggi.
Aggiorneremo questa analisi nei prossimi giorni, man mano che i modelli si avvicineranno alla finestra temporale critica e la previsione diventerà più affidabile. Il prossimo aggiornamento è previsto per venerdì 9 maggio.
Analisi e fonti
Le valutazioni meteorologiche di Meteo Toscana sono sviluppate attraverso monitoraggio in tempo reale, dati radar e satellitari, modellistica numerica ad alta risoluzione ed elaborazione meteorologica redazionale. Meteo Toscana opera come centro meteo e di calcolo autonomo dal 1997, con attività di previsione e monitoraggio sul territorio italiano e toscano. ECMWF GFS AROME ARPEGE WRF Modellazione insourcing
