Da giorni stiamo monitorando con metodo probabilistico l’evoluzione barica attesa tra Capodanno e la prima settimana di gennaio, per individuare il segnale dominante che potrebbe caratterizzare proprio l’avvio del 2026. E’ poi altrettanto vero che da diversi giorni “si vocifera” a livello modellistico che una irruzione fredda sull’Italia di matrice artico-continentale, potrebbe avanzare verso l’Italia.
Nelle ultimissime uscite disponibili il freddo, anche consistente, rimane sullo scenario europeo mentre rimane molto incerta l’evoluzione più direttamente italiana. Il blocco anticiclonico risulta mediamente ancora ben strutturato fino all’area islandese, con un flusso di aria fredda continentale in discesa in grado di raggiungere potenzialmente almeno l’Italia centro-settentrionale.
Resta dunque probabile un avvio di gennaio con correnti più fredde da nord-est, ma al momento non ci sono elementi solidi per parlare di un’irruzione rilevante o storica come si legge – a nostro avviso – a sproposito da diverse parti. Le termiche previste a 850 hPa mostrano valori compatibili con un raffreddamento sensibile, ma non con scenari eccezionali. Per lo stesso motivo, parlare ora di neve risulta decisamente prematuro.
Va però aggiunto un punto importante: il modello europeo, nelle sue elaborazioni a lungo raggio, continuano a mantenere una impronta fredda che potrebbe essere la matrice dominante della prima metà di gennaio, questo per la persistenza di anticicloni di blocco alle alte latitudini nord-atlantiche. Questo lascia aperta la porta a nuove irruzioni fredde sull’Europa nel corso della prima decade di gennaio, con dettagli e traiettorie che andranno valutati man mano. Del resto l’inverno è appena iniziato e c’è ancora tutto il tempo per poterne vedere gli effetti.

