Da alcuni giorni nella nostra analisi per ottobre abbiamo aggiunto un elemento che normalmente rimane fuori dalle previsioni meteorologiche destinate al grande pubblico. Si chiama AAM, Atmospheric Angular Momentum, cioè momento angolare atmosferico. Non lo stiamo osservando perché possa dirci se tra dieci o quindici giorni pioverà a Roma, Firenze o Palermo. Non può farlo. Ci interessa per una ragione diversa: può aiutarci a capire se la grande circolazione dell’atmosfera stia entrando in una fase capace di modificare il comportamento della corrente a getto e quindi, più avanti, anche la traiettoria delle perturbazioni dirette verso l’Europa e il Mediterraneo.
È esattamente questo il punto che vogliamo approfondire. Le elaborazioni per la prima parte di ottobre continuano a suggerire possibili modifiche nella disposizione delle grandi strutture bariche europee. Dopo una lunga fase nella quale l’Italia è rimasta frequentemente protetta da promontori anticiclonici, vogliamo capire se esistano elementi dinamici più ampi che possano rendere questa disposizione meno stabile. L’AAM è uno di questi elementi.
Perché abbiamo deciso di guardare proprio l’AAM
L’atmosfera terrestre ruota insieme al pianeta, ma al suo interno enormi quantità di aria si spostano continuamente da ovest verso est e viceversa. L’AAM permette, semplificando, di misurare quanta quantità di moto associata alla componente zonale dei venti è presente nell’atmosfera.
Quando l’AAM aumenta, cresce complessivamente la componente occidentale della circolazione atmosferica. Quando diminuisce, accade il contrario: l’atmosfera sta perdendo parte di quel momento occidentale.
La cosa interessante per noi non è tanto stabilire se l’AAM sia semplicemente positivo o negativo. È soprattutto osservare la sua tendenza e il modo nel quale il sistema si muove all’interno della Global Wind Oscillation, perché le variazioni di momento angolare sono collegate agli scambi di quantità di moto fra tropici, medie latitudini, grandi catene montuose e superficie terrestre.
Ed è qui che la questione comincia a riguardare anche il tempo europeo.
Una marcata diminuzione dell’AAM non significa automaticamente che arriverà una depressione sul Mediterraneo. Sarebbe una conclusione scientificamente sbagliata. Alcune fasi di transizione da valori elevati verso valori inferiori, però, possono accompagnare una riorganizzazione della corrente a getto e una circolazione meno rigidamente zonale, nella quale le ondulazioni di Rossby possono diventare più pronunciate.
In termini molto semplici: invece di avere correnti occidentali tese che scorrono rapidamente da ovest verso est, aumenta la possibilità che il flusso sviluppi ondulazioni più ampie, con promontori che risalgono verso nord e saccature che riescono a scendere molto più a sud. Una di queste saccature che potrebbe diventare importante per il Mediterraneo.

Il punto non è l’AAM: è ciò che potrebbe accadere al getto
È importante ribaltare il ragionamento. Non stiamo cercando nell’AAM la previsione di una perturbazione italiana. Lo utilizziamo come uno degli strumenti per valutare quanto sia credibile una modifica della circolazione che alcune elaborazioni cominciano a proporre.
Se nelle prossime settimane la diminuzione del momento angolare atmosferico dovesse accompagnarsi a una maggiore amplificazione delle onde planetarie, diventerebbe particolarmente importante osservare dove andranno a collocarsi i promontori anticiclonici e, soprattutto, dove riusciranno ad affondare le saccature.
Per il Mediterraneo bastano variazioni relativamente piccole nella longitudine di queste strutture per ottenere conseguenze completamente diverse.
Una saccatura che rimane sull’Atlantico può mantenere l’Italia sul ramo ascendente, con correnti meridionali e alta pressione. La stessa ondulazione, traslata più verso est, può invece far entrare aria fredda in quota sul Mediterraneo occidentale o centrale e favorire la formazione di una depressione.
Questo è il collegamento che ci interessa.
AAM in diminuzione, riorganizzazione del getto, maggiore ondulazione della circolazione, ingresso di una saccatura alle latitudini mediterranee. Non è una catena obbligatoria e ogni elemento deve essere verificato separatamente, ma è la sequenza dinamica che vogliamo controllare nelle prossime elaborazioni.
Perché un ingresso depressionario a ottobre merita particolare attenzione
A questo punto entra in gioco un secondo elemento che abbiamo già analizzato nelle ultime settimane: il Mediterraneo arriva all’autunno 2026 con una quantità di calore considerevole accumulata durante l’estate.
Il mare caldo da solo non genera una depressione intensa. Questa distinzione è fondamentale. Possiamo avere temperature superficiali molto elevate per settimane senza che accada nulla di particolarmente rilevante se sopra il bacino persiste una struttura anticiclonica.
Il problema meteorologico nasce quando cambia ciò che avviene sopra quel mare.
Se una saccatura sufficientemente pronunciata riesce a raggiungere il Mediterraneo portando aria molto più fredda nella media e alta troposfera, il gradiente verticale aumenta, la colonna atmosferica diventa più instabile e una eventuale anomalia di vorticità potenziale in quota può favorire la ciclogenesi.
Il Mediterraneo, a quel punto, non sarebbe la causa iniziale della perturbazione: diventerebbe però una componente molto importante della sua successiva evoluzione.
Calore sensibile, vapore acqueo e flussi turbolenti dalla superficie marina possono infatti contribuire all’intensificazione del sistema una volta che la dinamica atmosferica abbia creato le condizioni adatte.
È per questo che il comportamento della circolazione globale nelle prossime settimane ci interessa più della semplice temperatura del mare.
Una forte depressione viene prima dell’eventuale medicane
Mettiamo dunque ordine anche nella questione dei medicane.
Prima di chiederci se possa svilupparsi un ciclone con caratteristiche simil-tropicali, dobbiamo capire se esistano le condizioni per portare una depressione organizzata sul Mediterraneo.
Il primo requisito è quindi dinamico: deve arrivare una struttura in quota capace di favorire la ciclogenesi.
Successivamente dovremo osservare dove si formerà il minimo, quanto tempo trascorrerà sul mare, quanto sarà profondo, quale sarà lo shear verticale del vento e quanta energia potenziale sarà disponibile nell’ambiente circostante.
Solo molto più avanti avrebbe senso interrogarsi sull’eventuale trasformazione della struttura interna del ciclone.
Un medicane, infatti, non è semplicemente una depressione molto profonda sopra un mare caldo. Deve acquisire caratteristiche precise, fra cui un nucleo caldo profondo e una circolazione relativamente simmetrica.
Ma dal punto di vista meteorologico un altro concetto è ancora più importante: non serve affatto un medicane per avere un evento severo.
Una depressione mediterranea di natura extratropicale o ibrida può produrre piogge molto intense, temporali persistenti, venti forti e mareggiate. Per questo la nostra attenzione è rivolta prima di tutto alla possibilità che il Mediterraneo torni a essere raggiunto da strutture depressionarie ben organizzate.
Come procederemo con il monitoraggio
Continueremo a osservare la tendenza dell’AAM e la sua collocazione all’interno della Global Wind Oscillation, ma soprattutto controlleremo se la corrente a getto inizierà realmente a modificare la propria disposizione.
Poi verrà la verifica europea: posizione dei blocchi anticiclonici, ampiezza delle onde di Rossby e traiettoria delle saccature.
Infine arriverà il Mediterraneo. Se una di queste saccature riuscirà a penetrare sul bacino, diventeranno decisivi l’intensità dell’anomalia di vorticità in quota, la struttura termica della colonna, lo shear, la posizione della ciclogenesi e l’interazione con la superficie marina.
È questa la ragione per cui abbiamo deciso di seguire l’AAM.
Non perché questo indice annunci oggi una tempesta sul Mediterraneo, ma perché potrebbe aiutarci a capire con qualche anticipo se stia cambiando il contesto dinamico entro il quale le perturbazioni di ottobre potranno nascere e muoversi.
E se nelle prossime elaborazioni vedremo convergere la diminuzione dell’AAM, una maggiore ondulazione del getto e l’affondo di una saccatura verso il Mediterraneo, allora l’attenzione dovrà salire nettamente.
A quel punto non parleremo più soltanto di un indice globale. Avremo una struttura atmosferica concreta da seguire e potremo iniziare a valutare quanto possa diventare intensa la prima perturbazione veramente importante di ottobre.
Analisi e fonti
Le valutazioni meteorologiche di Meteo Toscana sono sviluppate attraverso monitoraggio in tempo reale, dati radar e satellitari, modellistica numerica ad alta risoluzione ed elaborazione meteorologica redazionale. Meteo Toscana opera come centro meteo e di calcolo autonomo dal 1997, con attività di previsione e monitoraggio sul territorio italiano e toscano. ECMWF GFS AROME ARPEGE WRF Modellazione insourcing
