Sette o otto gradi sopra la media in alcune zone d’Italia: è questa la misura più interessante del caldo atteso nel fine settimana del 5 e 6 settembre. Non soltanto perché settembre è già iniziato, ma perché questo weekend potrebbe rappresentare uno degli ultimi episodi capaci di inserirsi pienamente nella lunghissima sequenza termica che ha caratterizzato l’estate 2026.
La domanda interessante, quindi, non riguarda soltanto quanto saliranno le temperature sabato e domenica. Riguarda ciò che potremmo trovare esattamente una settimana più tardi. Se le indicazioni di un ridimensionamento dell’alta pressione verranno confermate, il 12-13 settembre potrebbe presentare un’Italia termicamente molto differente, con valori più vicini alle medie stagionali potenzialmente più bassi di 5-7 °C rispetto a quelli di questo fine settimana.
Il 5-6 settembre conserva ancora caratteristiche da piena estate
L’anticiclone subtropicale mantiene sull’Italia una massa d’aria decisamente calda per il periodo, un fine settimana tempo prevalentemente stabile e caldo, con valori massimi che nelle zone interne della Sardegna e localmente tra Puglia e Basilicata potranno raggiungere 36-38 °C, mentre al Centro sono possibili 34-36 °C.
Oltre al valore assoluto delle massime, conta soprattutto la differenza con i valori normali attesi rispetto alla climatologia di riferimento. Su alcune aree italiane lo scarto termico potrà raggiungere circa 7-8 °C e localmente valori ancora superiori. Significa che, pur essendo entrati nell’autunno meteorologico il 1° settembre, la massa d’aria conserva caratteristiche termiche che appartengono pienamente alla lunga fase calda dell’estate 2026.
Non sarà il fine settimana più caldo dell’intera stagione e non occorre raggiungere 40 °C perché l’episodio risulti notevole. A settembre cambia il riferimento climatologico: una massima di 35 °C assume un peso differente rispetto alla stessa temperatura registrata nella seconda metà di luglio.
Perché potrebbe essere l’ultimo weekend della lunga sequenza
La parola decisiva è persistenza. Durante l’estate abbiamo assistito a temporanei cali delle temperature, temporali e brevi intrusioni di aria meno calda. Molte di queste interruzioni non sono però riuscite a modificare durevolmente il regime termico dominante: dopo pochi giorni il caldo intenso ha trovato nuovamente le condizioni per ricostruirsi.
Anche settembre ha iniziato a comportarsi in questo modo. Dopo una prima attenuazione, il promontorio subtropicale si è nuovamente rafforzato e il caldo è tornato ad aumentare. Il fine settimana in corso, il primo di settembre, appartiene quindi ancora alla stessa lunga storia meteorologica: alta pressione, massa d’aria molto calda e temperature nettamente superiori ai valori “normali”.
Dalla parte centrale della prossima settimana aumenta invece la possibilità che le correnti atlantiche riescano a interferire in maniera più efficace con la struttura anticiclonica. Non possiamo ancora stabilire quanto durerà il raffreddamento né se interesserà contemporaneamente tutta l’Italia. Possiamo però iniziare a considerare l’ipotesi che il prossimo fine settimana non abbia più le caratteristiche termiche di quello che sta per cominciare.
Cinque o sette gradi in meno possono significare semplicemente normalità
Questo è probabilmente l’aspetto più importante da comprendere. Una diminuzione di 5-7 °C rispetto al weekend del 5-6 settembre non richiederebbe l’arrivo di freddo eccezionale.
Se una località raggiungesse 35-36 °C durante questo fine settimana con un’anomalia positiva molto pronunciata, tornare sette giorni dopo attorno a 28-30 °C potrebbe rappresentare semplicemente un riavvicinamento ai valori climatologicamente più normali per la seconda decade di settembre.
Dopo una stagione così persistentemente calda, la normalità rischia quasi di essere percepita come fresco. Meteorologicamente sono due concetti completamente diversi. Il dato importante sarebbe proprio il ritorno verso temperature finalmente più in linea con il periodo, senza bisogno di anomalie negative particolarmente marcate.
Per questo oggi sarebbe prematuro affermare che il 12-13 settembre farà freddo o che le temperature saranno certamente inferiori alla media. La distanza temporale è ancora sufficiente perché posizione e intensità delle ondulazioni atlantiche cambino. L’elemento da seguire è piuttosto la possibilità che venga meno quella forte anomalia positiva che ha accompagnato una parte enorme dell’estate.
La prossima settimana sarà decisiva per capire se cambia la massa d’aria
I primi giorni della settimana potranno conservare condizioni ancora molto calde soprattutto sulle regioni centro-meridionali. Il ridimensionamento non dovrebbe quindi avvenire contemporaneamente da Nord a Sud.
Successivamente una maggiore influenza delle correnti occidentali o nord-occidentali potrebbe favorire l’ingresso di masse d’aria meno calde e contemporaneamente aumentare le occasioni per precipitazioni. Sarebbe un cambiamento importante perché il calo termico non dipenderebbe esclusivamente dalla presenza temporanea di nubi o temporali, ma da una modifica più ampia della circolazione.
Se questa sostituzione riuscirà a consolidarsi, le temperature potranno diminuire in maniera più diffusa e soprattutto avere maggiore difficoltà a recuperare immediatamente i valori precedenti. Insomma, la lunghissima e caldissima estate 2026 potrebbe trovare finalmente una fine degna di tale nome.
Il confronto con il prossimo weekend dirà molto più di un singolo temporale
Il 12-13 settembre è ancora abbastanza lontano da impedire una previsione dettagliata. Non sappiamo oggi quali regioni avranno pioggia, quali rimarranno asciutte e neppure possiamo stabilire se qualche area finirà temporaneamente sotto la media.
Possiamo però utilizzare quel fine settimana come un riferimento molto efficace. Se il 5-6 settembre avremo ancora anomalie positive nell’ordine di 7-8 °C su alcune zone e una settimana più tardi gran parte dell’Italia sarà tornata attorno alla climatologia, la differenza tra i due weekend renderà immediatamente evidente la portata del cambiamento.
Potremmo quindi essere davanti all’ultimo fine settimana davvero rappresentativo della grande estate termica del 2026. Non necessariamente all’ultimo episodio caldo dell’anno: settembre può ancora produrre successive risalite termiche e sarebbe scorretto escluderle. La distinzione è più sottile e meteorologicamente più interessante.
Questo potrebbe essere l’ultimo weekend nel quale il caldo riesce ancora a presentarsi con la stessa intensità anomala e con un’estensione nazionale paragonabile a quella osservata ripetutamente durante l’estate. Se tra una settimana ritroveremo temperature vicine alla media, anche 5-7 °C inferiori in diverse località, non avremo bisogno di parlare di freddo: sarà sufficiente riscoprire quanto è diversa una normale giornata di settembre dopo mesi trascorsi quasi continuamente sopra la climatologia.
Analisi e fonti
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