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Dopo i temporali l’afa aumenta e presto saliranno anche le temperature: tendenza meteo

Un temporale può far perdere diversi gradi in pochi minuti e lasciare, subito dopo, un’aria ancora più sgradevole. È quanto si sta verificando in molte delle zone raggiunte dalle precipitazioni: il termometro è sceso, le superfici sono state bagnate, ma il sollievo sul piano bioclimatico è rimasto modesto e spesso molto breve.

Alcune celle hanno prodotto precipitazioni estremamente concentrate, con ratei equivalenti localmente a quasi 100 millimetri all’ora. Una notevole quantità d’acqua è quindi precipitata in intervalli molto brevi, ma questo non significa che sia arrivata anche una massa d’aria realmente asciutta e fresca. Dietro le precipitazioni sono rimasti temperature ancora estive, ventilazione non sempre efficace e valori di umidità prossimi alla saturazione.

Il risultato è un’afa che può diventare più evidente proprio quando il temporale si allontana.

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Pioggia intensa e ricambio d’aria non sono la stessa cosa

Durante un temporale la temperatura diminuisce soprattutto per tre motivi: il cielo si oscura, la pioggia raffredda gli strati più vicini al suolo e le correnti discendenti trasportano verso il basso aria meno calda presente all’interno della nube.

Questo raffreddamento può essere rapido e localmente marcato. Non indica però, da solo, che l’intera massa d’aria sia stata ricambiata. Per ottenere condizioni più asciutte servirebbe anche un’affluenza organizzata di aria con un contenuto di vapore sensibilmente inferiore, accompagnata da una ventilazione capace di rimescolare i bassi strati.

In questa fase il fronte ha prodotto temporali anche molto intensi, ma alle sue spalle non è entrata ovunque aria sufficientemente secca. Il Mediterraneo e il Tirreno continuano inoltre ad alimentare umidità nei primi strati atmosferici. Dove il vento si attenua, questa componente umida può ristagnare soprattutto sulle pianure, nei fondovalle e lungo il settore costiero. La Toscana, come nelle attese, è stata per il momento la regione più colpita d’Italia con piogge che nei picchi massimi hanno segnato un cumulato totale prossimo ai 100 mm totali.

Per capire l’afa bisogna guardare il punto di rugiada

Un’umidità relativa vicina al 100% dopo la pioggia non basta, da sola, per descrivere il disagio. Questo valore aumenta anche quando la temperatura dell’aria si abbassa e si avvicina al punto di condensazione.

Il parametro più utile è il punto di rugiada, cioè la temperatura alla quale l’aria dovrebbe essere raffreddata per raggiungere la saturazione mantenendo invariuto il proprio contenuto di vapore. Più è alto, maggiore è la quantità di umidità effettivamente presente.

Un esempio aiuta a comprendere la differenza. Con 27 °C e un’umidità relativa dell’85%, il punto di rugiada si trova attorno ai 24 °C. Se la stessa aria si riscalda fino a 33 °C senza perdere vapore, l’umidità relativa può scendere verso il 60%. Il numero percentuale sembra meno impressionante, ma la quantità d’acqua contenuta nell’aria è rimasta quasi identica.

Per questo il caldo può risultare opprimente anche con un’umidità relativa apparentemente meno elevata. Il sudore evapora più lentamente e il corpo disperde con maggiore difficoltà il calore accumulato. Il punto di rugiada rappresenta quindi un indicatore più stabile e leggibile del carattere afoso della massa d’aria.

Dopo la pioggia il terreno restituisce altra umidità

Le superfici bagnate contribuiscono a rendere ancora più pesanti le ore successive. Quando le nubi si diradano e torna il sole, una parte dell’acqua presente su asfalto, vegetazione e terreno comincia a evaporare.

Questo contributo non è necessariamente la causa principale dell’afa post temporalesca che stiamo registrando, che dipende soprattutto dalle caratteristiche della massa d’aria e dalle correnti nei bassi strati. Può però accentuare il disagio vicino al suolo, specialmente nelle zone urbane, nelle conche interne e dove la ventilazione rimane debole.

Il fenomeno è più evidente quando il temporale termina durante la mattina o nelle prime ore del pomeriggio. Il sole torna a riscaldare rapidamente superfici già molto calde, mentre l’acqua appena caduta alimenta l’evaporazione. La temperatura risale, il punto di rugiada resta elevato e la sensazione di sollievo scompare.

Anche la sera può risultare poco gradevole. Il termometro diminuisce, ma l’aria si avvicina nuovamente alla saturazione. Nelle abitazioni già riscaldate e nelle aree urbane, il recupero notturno può quindi essere limitato.

Dal 27 luglio riparte l’aumento delle temperature

La diminuzione termica associata ai temporali non sembra aprire una fase fresca e duratura. Le proizioni modellistiche indicano già tra lunedì 27 e martedì 28 luglio un ritorno indisturbato del sole e un deciso recupero delle massime, con valori nuovamente elevati soprattutto sul centro nord Italia.

Inizialmente l’aumento sarà favorito soprattutto dalla maggiore insolazione e dalla ricostruzione dei geopotenziali sul Mediterraneo occidentale. Successivamente potrebbe rafforzarsi anche l’afflusso di aria calda dalle basse latitudini.

Il disagio potrebbe quindi crescere in due tempi. Prima saliranno le temperature diurne. In seguito, se le correnti meridionali manterranno elevati i punti di rugiada, aumenteranno anche l’afa serale e la difficoltà di raffreddamento durante la notte.

Questa combinazione sarebbe più impegnativa della sola temperatura massima elevata. Una giornata molto calda ma ventilata e relativamente asciutta può consentire un discreto calo dopo il tramonto. Una giornata leggermente meno calda, accompagnata però da elevata umidità e minime alte, può risultare più faticosa nell’arco delle ventiquattro ore.

Tra il 1° e il 3 agosto attenzione alla combinazione tra caldo e umidità

Le elaborazioni indicano una crescente probabilità di temperature nettamente superiori alla media tra la fine di luglio e i primi giorni di agosto. La finestra compresa tra il 1° e il 3 agosto è attualmente quella da osservare con maggiore attenzione, ma non può ancora essere considerata una collocazione definitiva del massimo termico. In ogni caso si osserva come larga parte dei modelli sia concorde nel centrare, per il momento, il culmen del caldo in quota proprio attorno a queste date.

Temporali intensi e caldo afoso nascono dalla stessa riserva di energia

L’alternanza tra precipitazioni violente e caldo opprimente può sembrare incoerente. Dal punto di vista meteorologico, invece, i due fenomeni possono essere alimentati dalla stessa atmosfera molto calda e ricca di vapore.

Quando arriva una forzante capace di sollevare rapidamente l’aria, quella riserva di umidità alimenta nubi profonde e precipitazioni concentrate. Quando prevalgono i moti discendenti e il cielo si libera, la stessa massa d’aria favorisce temperature elevate, afa e scarso raffreddamento notturno.

I temporali hanno prodotto una lavata importante e un temporaneo abbassamento del termometro. Non hanno però eliminato il contenuto di vapore presente nei bassi strati. È questa la ragione per cui il sollievo sta durando così poco e per cui il prossimo aumento termico potrebbe risultare particolarmente difficile da sopportare.

Nei prossimi aggiornamenti conterà quindi non soltanto quanti gradi saranno previsti tra il 1° e il 3 agosto. Bisognerà osservare soprattutto il punto di rugiada, la ventilazione e le temperature minime. Saranno questi elementi a stabilire se il nuovo caldo resterà prevalentemente diurno oppure diventerà persistente anche durante la sera e la notte.

Analisi e fonti
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