Diversi modelli cominciano a convergere sul periodo del possibile cambiamento, ma non sulla dinamica: flusso atlantico più basso per ECMWF, alta pressione in migrazione verso nord per GFS.
Il dato più interessante degli ultimi aggiornamenti non è una rottura ormai certa dell’anticiclone africano, ma una prima convergenza modellistica sulla finestra temporale in cui qualcosa potrebbe cambiare. Al momento, infatti, sia il modello europeo sia quello americano iniziano a collocare i primi segnali di cedimento della cupola subtropicale dopo il 24 giugno, quindi nella seconda parte della prossima settimana.
Si tratta di una prima conferma che solo ieri non era presente nelle elaborazioni anche se a lungo termine. La distanza temporale resta ancora elevata e le soluzioni modellistiche possono cambiare anche in modo sensibile nei prossimi run. Tuttavia, rispetto agli aggiornamenti precedenti, lo scenario del dominio anticiclonico indisturbato fino a fine mese non appare più l’unica ipotesi sul tavolo.
La convergenza, almeno per ora, non riguarda tanto il modo in cui avverrebbe la rottura, quanto il periodo in cui l’alta pressione potrebbe iniziare a perdere compattezza. Nella sostanza: i modelli cominciano a vedere una possibile incrinatura della cupola africana dopo il 24, ma non sono ancora allineati sulla dinamica precisa.
Due strade diverse per indebolire la cupola africana
La mappa del modello europeo ECMWF mostra una possibile evoluzione legata a un progressivo abbassamento del flusso atlantico verso l’Europa centro-occidentale. In questo caso, probabilmente il più lineare e al momento anche il più credibile, una saccatura in discesa dal Nord Atlantico riuscirebbe a spingere aria più fresca e instabile verso Francia, Isole Britanniche, Germania e poi parte dell’Europa centrale.
Per l’Italia questo significherebbe un primo indebolimento del bordo settentrionale dell’anticiclone africano, con il Nord esposto a temporali anche intensi e a un parziale rimescolamento dell’aria. Non sarebbe necessariamente una rottura netta su tutto il Paese, ma una crepa evidente nella struttura anticiclonica, soprattutto tra Alpi, Prealpi e Pianura Padana.
Il modello americano GFS, invece, propone una via diversa. In questo caso l’alta pressione tenderebbe a migrare verso nord, portando i massimi di geopotenziale tra Atlantico settentrionale, Regno Unito e Scandinavia. Il Mediterraneo centrale resterebbe così meno protetto, prima esposto a una possibile incursione più fresca dai quadranti settentrionali e successivamente a una destrutturazione più completa dell’alta pressione.
Questa seconda ipotesi avrebbe conseguenze potenzialmente più incisive anche per parte del Centro-Sud, perché non si limiterebbe a un semplice disturbo temporalesco sul Nord, ma aprirebbe la strada a un cambio di circolazione più ampio. È però anche uno scenario più delicato da maneggiare, perché dipende dalla reale capacità dell’anticiclone di spostare il proprio asse verso latitudini più settentrionali.
Cosa mostrano le mappe: stesso periodo, rottura diversa
Le due mappe a 500 hPa raccontano bene la fase di incertezza. L’aggiornamento ECMWF per venerdì 26 giugno evidenzia una marcata anomalia negativa di geopotenziale sull’Europa nord-occidentale, segnale di un flusso atlantico più basso e più invadente. È la classica configurazione che può scalfire il caldo africano partendo dal Nord Italia, con temporali e calo termico più probabili sulle regioni settentrionali.

L’aggiornamento GFS per sabato 27 giugno, invece, non mostra la stessa dinamica atlantica. Il modello americano disegna un’alta pressione spostata molto più a nord, mentre il Mediterraneo resta in una posizione più vulnerabile. In questo schema, l’Italia potrebbe essere raggiunta da correnti più fresche settentrionali o nord-orientali, con un ridimensionamento più netto del caldo e una successiva perdita di struttura del promontorio africano.
La sostanza, quindi, è questa: il caldo africano resta confermato nella fase iniziale e raggiungerà il suo apice nei prossimi giorni, ma dopo il 24 giugno la sua durata comincia a essere meno scontata. Le prime convergenze dei principali centri di calcolo fanno pensare effettivamente che qualcosa potrebbe cambiare prima della fine del mese ma “prudenza” rimane la parola d’ordine. Non possiamo affatto dare nulla per scontato. Il target di fine giugno rimane per il momento confermato ed avvalorato. Abbiamo ancora bisogno di tempo per poter sciogliere la prognosi.
Analisi e fonti
Le valutazioni meteorologiche di Meteo Toscana sono sviluppate attraverso monitoraggio in tempo reale, dati radar e satellitari, modellistica numerica ad alta risoluzione ed elaborazione meteorologica redazionale. Meteo Toscana opera come centro meteo e di calcolo autonomo dal 1997, con attività di previsione e monitoraggio sul territorio italiano e toscano. ECMWF GFS AROME ARPEGE WRF Modellazione insourcing
