Gli ultimissimi aggiornamenti cambiano prospettiva per la parte finale del mese: dopo la fiammata calda, l’anticiclone potrebbe cedere il passo a temporali e aria più fresca in quota.
Un netto cambio di scenario all’orizzonte
Il meteo di fine giugno potrebbe riservare un cambio di scena molto più netto rispetto a quanto emerso nei giorni scorsi. La fase calda resta confermata, ma gli ultimissimi aggiornamenti dei modelli iniziano a mostrare una possibile rottura dell’anticiclone prima dell’arrivo di luglio. La notizia principale non è quindi il caldo, ormai ben individuato dalle elaborazioni, ma ciò che potrebbe accadere subito dopo. Dopo una fase dominata da aria molto calda e da una struttura anticiclonica robusta, il quadro potrebbe diventare più dinamico, con l’avvicinamento di una circolazione più fresca e instabile in quota.
Si tratta ancora di una tendenza da confermare, perché siamo nel campo del medio-lungo termine. Tuttavia questo ribadire un cambiamento prima di luglio merita attenzione: il finale di giugno non appare più necessariamente bloccato su caldo persistente e stabilità, ma potrebbe aprirsi a temporali, maggiore variabilità e ad un ridimensionamento delle temperature.
La prima fase: fiammata calda ed estate a pieno regime
La prima parte dell’evoluzione resta orientata verso una fase prepotentemente estiva e questo, va detto, è anche lo scenario più certo. Le mappe termiche in quota mostrano una massa d’aria molto calda pronta a distendersi su parte dell’Europa centro-occidentale e del Mediterraneo. Questo tipo di configurazione, lo sappiamo bene, in presenza di alta pressione, favorirà un progressivo lievitare dei termometri.
Il caldo, quindi, non viene cancellato dagli ultimi aggiornamenti. Al contrario, resta una fase concreta della tendenza. La differenza rispetto alle ultime proiezioni riguarda la sua possibile durata: l’anticiclone potrebbe non riuscire a mantenere il pieno controllo fino alla fine del mese.
La novità nei modelli: l’anticiclone mostra le prime crepe
L’elemento meteo più importante seguita a manifestarsi nella parte finale di giugno. Gli ultimi aggiornamenti mostrano un possibile cedimento del campo anticiclonico sull’area mediterranea, con un calo dei geopotenziali e l’ingresso, o quantomeno l’avvicinamento, di aria più fresca in quota. Questo fase rappresenterebbe il vero punto di rottura rispetto all’andamento sinottico precedente. Non si parlerebbe più soltanto di caldo stabile e continuo, ma di una possibile (veloce?) transizione verso un regime atmosferico più vulnerabile all’instabilità e ai temporali. Una evidenza modellistica che lascia intravedere qualcosa di più ampio: una modifica della circolazione generale proprio prima della fine del mese. Questo soprattutto se esaminiamo l’evoluzione prevista dal modello europeo. Gli altri, ancora, calcano la strada del caldo ed alta pressione ad oltranza.
I rischi della transizione: contrasti termici e temporali
Quando l’alta pressione perde compattezza e in quota si inserisce aria più fresca, l’atmosfera cambia comportamento. La stabilità diminuisce, i contrasti aumentano e il rischio di rovesci e temporali può crescere in modo più evidente, soprattutto dopo una fase molto calda.
La nota più delicata riguarda proprio il contrasto tra il caldo accumulato nei bassi strati e l’aria meno calda in arrivo alle quote superiori. In estate questo meccanismo può diventare una fucina di temporali che possono svilupparsi molto più facilmente e non solo durante le ore pomeridiane. In sostanza, se questa transizione venisse confermata, probabilmente, non sarebbe indolore. Di certo anche le temperature tornerebbero rapidamente in linea con i valori medi (vi sono proiezioni che indicano addirittura dei modesti sotto media). In ogni caso la flessione sarebbe molto evidente vista l’anomalia positiva preesistente.
Quali zone rischiano di essere più colpite?
Al momento non è ancora possibile indicare con precisione quali regioni, nel caso, potrebbero essere più coinvolte. La traiettoria della circolazione fresca sarà decisiva e potrà cambiare nei prossimi aggiornamenti. Uno spostamento anche limitato può modificare in modo sensibile la distribuzione dei temporali. Rispetto alle elaborazioni delle ultime 48 ore stiamo vedendo consistenti cambiamenti nel percepire dai modelli questo potenziale mutamente di circolazione.
In linea generale, in uno scenario di questo tipo andrebbero monitorati prima di tutto Alpi, Prealpi, pianura Padana. Sono le zone dove l’instabilità tende ad accendersi con maggiore facilità. Successivamente, eventuali fenomeni potrebbero estendersi anche più a sud. Con le ultime carte sarebbe penalizzato dal maltempo anche tutto il settore adriatico. Inutile ora provare ad essere più precisi, l’aleatorietà dell’evoluzione è ancora troppo alta.
Prudenza e tendenza per un finale di mese in due tempi
Il punto centrale della tendenza è il cambio di impostazione. Fino a poco tempo fa sembrava prevalere uno scenario più piatto, con anticiclone e caldo protagonisti anche verso la fine del mese. Ora, invece, i modelli iniziano a proporre una soluzione più dinamica; prima di luglio potrebbe aprirsi una finestra favorevole a un cambio di circolazione, con maggiore instabilità e temperature meno estreme e questo sarebbe anche più che gradito.
Massima prudenza dunque per il momento e monitoraggio degli orizzonti più lunghi dei run modellistici. Le proiezioni a medio-lungo termine possono ancora modificarsi, soprattutto quando entrano in gioco saccature, gocce fresche in quota o affondi instabili diretti verso il Mediterraneo. Il finale di giugno potrebbe quindi seguire una dinamica in due tempi. Prima una fase molto calda, con alta pressione, sole e temperature sopra la media. Poi, prima dell’arrivo di luglio, una possibile rottura dell’anticiclone con aria più fresca in quota, temporali e maggiore instabilità. Come andrà a finire? Nessuno può ancora dirlo ma che l’alta pressione ed il caldo forte possano, almeno sulla carta, trovare i primi punti di cedimento è già apprezzabile. Con i prossimi aggiornamenti dovremo verificare se anche gli altri modelli si allineeranno o se invece farà un passo indietro quello europeo. Da lì, giorno dopo giorno, cercheremo di interpretare meglio l’evoluzione che potrebbe profilarsi.
Analisi e fonti
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