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Meteo Italia, giovedì e venerdì l’afa peserà più dei gradi: percepiti fino a 45 °C

Quaranta gradi sul termometro e quaranta gradi percepiti non sono la stessa cosa ma il disagio ne risentirà comunque. Tra giovedì 27 e venerdì 28 agosto questa differenza diventerà particolarmente importante su diverse regioni italiane. Dopo la perturbazione che ha attraversato il Centro-Nord, le temperature torneranno rapidamente a salire, ma stavolta al caldo si accompagnerà una quantità elevata di vapore acqueo nei bassi strati. La nostra elaborazione, ottenuta combinando temperatura massima e umidità relativa, individua valori di temperatura percepita superiori a 40 °C su aree molto estese e punte locali attorno a 44-45 °C; la grafica allegata non significa automaticamente che leggeremo questi valori ma in alcune zone la combinazione fra caldo e umidità renderà molto meno efficiente uno dei principali sistemi di raffreddamento dell’organismo: l’evaporazione del sudore.

Perché il caldo può tornare così rapidamente dopo i temporali

La perturbazione di queste ore non introduce sull’Italia una massa d’aria fresca destinata a rimanere a lungo. A ovest della Penisola Iberica tende infatti ad approfondirsi una circolazione depressionaria che modifica rapidamente la disposizione delle correnti sul Mediterraneo. Sul suo lato orientale il flusso si orienta maggiormente dai quadranti meridionali e sud-occidentali, richiamando verso l’Italia aria proveniente dal Nord Africa e dal Mediterraneo centrale. È una risposta dinamica abbastanza tipica quando una depressione affonda verso l’Atlantico subtropicale: davanti alla struttura depressionaria l’aria viene trasportata verso nord e il promontorio subtropicale tende ad allungarsi verso il Mediterraneo centrale. Per questo un temporale o qualche ora più fresca non garantiscono necessariamente un ricambio duraturo della massa d’aria. Al Centro-Nord il contrasto sarà particolarmente evidente proprio perché arriveremo da una fase instabile e localmente piovosa. Tra mercoledì e venerdì potranno quindi bastare 24-48 ore per ritrovare temperature “più che estive”, accompagnate però da un contenuto di umidità decisamente maggiore.

Giovedì e venerdì il termometro racconterà solo metà della giornata

Quando l’aria è secca, il sudore evapora più facilmente e sottrae calore alla pelle. Quando invece l’umidità aumenta, l’evaporazione rallenta. Ecco perché due località con la stessa temperatura possono produrre una sensazione completamente diversa. Una giornata a 35 °C con aria relativamente asciutta può risultare meno pesante di una giornata a 32-33 °C con umidità molto elevata e ventilazione debole. Tra giovedì e venerdì nelle pianure, lungo diversi tratti costieri e nelle zone dove ristagnerà maggiormente l’aria umida, il disagio potrà crescere più velocemente della temperatura misurata. Anche qualche nube potrà limitare localmente le massime senza rendere necessariamente più gradevole l’atmosfera: se il punto di rugiada rimane elevato, la sensazione di afa può restare molto marcata.

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Dove emergono i valori percepiti più elevati

La nostra elaborazione evidenzia valori indicativi attorno a 40-41 °C su diversi settori del Nord e del Centro-Nord. Procedendo verso le regioni centrali compaiono localmente valori superiori a 43 °C, con punte prossime a 44 °C. Sardegna e Sicilia mostrano alcuni dei massimi più elevati, localmente attorno a 44-45 °C. È importante leggere correttamente questi numeri: 44 °C percepiti non equivalgono a una temperatura dell’aria di 44 °C. Si tratta di un indice costruito a partire dalle condizioni termo-igrometriche per rappresentare quanto il caldo possa risultare gravoso per l’organismo. Il maggiore incremento rispetto alle ore successive alla perturbazione potrebbe essere avvertito soprattutto al Centro-Nord; i valori assoluti più elevati di caldo, invece, potranno interessare anche il Centro-Sud e le due Isole maggiori.

Il confronto con il bulbo bagnato rende l’indicazione più interessante

L’indice di calore non è una temperatura realmente misurata dal termometro e non deve essere trattato come tale. È però un indice empirico utile per mettere insieme temperatura e umidità e tradurre questi due parametri in una grandezza più vicina al disagio avvertito dalle persone. La temperatura di bulbo bagnato parte invece da un concetto fisico diverso: indica quanto può raffreddarsi una superficie attraverso l’evaporazione dell’acqua nelle condizioni atmosferiche presenti. Più il bulbo bagnato è elevato, minore è il margine disponibile per il raffreddamento evaporativo. Le due elaborazioni non sono quindi intercambiabili e i rispettivi valori numerici non devono essere confrontati direttamente. È però significativo che la distribuzione geografica risulti molto simile. Le aree nelle quali il nostro indice di calore aumenta maggiormente sono in buona parte le stesse nelle quali cresce anche la temperatura di bulbo bagnato. Non è una coincidenza: entrambe stanno intercettando una massa d’aria non soltanto calda, ma soprattutto ricca di umidità.

L’afa potrebbe farsi sentire anche dopo il tramonto

Un altro effetto dell’elevata umidità riguarda le ore serali e notturne. Durante una fase calda relativamente secca, la temperatura può diminuire abbastanza rapidamente dopo il tramonto, soprattutto nelle zone interne. Con correnti meridionali umide e molto vapore acqueo nei bassi strati, il raffreddamento tende invece a diventare più lento. Per questo giovedì e soprattutto venerdì il disagio non dovrà essere valutato soltanto nelle ore del primo pomeriggio. Le coste, le grandi aree urbane e alcune pianure potranno mantenere condizioni afose anche in serata, con temperature ancora elevate e umidità in aumento proprio mentre il termometro comincia a scendere. È una delle ragioni per cui il valore massimo giornaliero, preso da solo, può descrivere male una fase di caldo umido.

Il dato da osservare non sarà soltanto la temperatura massima

Tra giovedì e venerdì basterà quindi guardare qualche parametro in più. La temperatura massima dirà dove l’aria sarà più calda. L’umidità e soprattutto il punto di rugiada aiuteranno a capire quanto quell’aria sarà carica di vapore acqueo. L’indice di calore offrirà una stima immediata del disagio, mentre il bulbo bagnato permetterà di valutare con un parametro fisico quanto l’evaporazione possa diventare meno efficace. È possibile perfino che una zona perda uno o due gradi rispetto alle attese ma mantenga un disagio elevato se l’umidità cresce contemporaneamente. Ed è questo il motivo per cui il caldo di giovedì e venerdì non va giudicato soltanto contando i gradi. Sul Centro-Nord, dopo pioggia e temporali, l’aumento sarà rapido; su parte del Centro-Sud e sulle Isole potranno invece concentrarsi i valori più elevati. Due aspetti diversi della stessa risalita di aria calda e umida dal Mediterraneo meridionale. Inoltre è probabile che sulle regioni meridionali sebbene le temperature potranno essere più alte, l’umidità risulti più bassa con un tipo di caldo più torrido mentre specie sul centro nord peninsulare e la Pianura Padana avremo molto probabilmente condizioni molto più afose.

Da venerdì aumenterà anche l’attenzione verso ovest

La fase più afosa appare al momento concentrata soprattutto fra giovedì e venerdì. Successivamente la depressione atlantica tenderà ad avvicinare nuovamente correnti più instabili alle regioni settentrionali e in seguito a parte del Centro. Su tempistica e distribuzione delle precipitazioni successive è però opportuno mantenere maggiore prudenza: piccoli spostamenti della depressione possono modificare sensibilmente sia la durata del richiamo caldo sia l’orario di arrivo dell’instabilità. Molto più solida, a questa distanza, è l’indicazione delle prossime 48-72 ore: dopo la perturbazione, il Centro-Nord non entrerà immediatamente in una fase fresca. Prima arriverà una rapida risalita termica accompagnata da umidità elevata che renderà giovedì e venerdì due giornate potenzialmente molto pesanti.

Analisi e fonti
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