Prima ondulazione già a inizio settimana, poi possibile affondo più destabilizzante verso metà mese. Il caldo non sparisce, ma può diventare carburante per temporali forti.
L’Estate sembrava pronta a prendere il sopravvento, con l’alta pressione in progressiva rimonta e temperature destinate a salire su buona parte dell’Italia. Ma gli ultimi aggiornamenti dei modelli iniziano a mostrare una possibile evoluzione diversa, molto più dinamica e meno lineare rispetto a quanto ipotizzato nei giorni scorsi. Non si tratterebbe soltanto dei classici temporali pomeridiani di giugno. L’aspeto più interessante riguarda una possibile doppia interferenza del getto in quota: una prima ondulazione attesa a inizio settimana, seguita da un secondo passaggio potenzialmente più incisivo verso metà mese. Una configurazione che, se confermata, potrebbe trasformare il caldo accumulato nei bassi strati in vero carburante per fenomeni temporaleschi anche intensi.
Prima fase: il getto inizia a ondulare sull’Europa
La prima novità arriva già nei primi giorni della prossima settimana. Le mappe a 500 hPa mostrano una chiara ondulazione del flusso atlantico sull’Europa centro-settentrionale, con geopotenziali più bassi tra Scandinavia, Mare del Nord, Germania, Europa centrale e settore alpino. L’Italia non verrebbe necessariamente investita in pieno da una perturbazione organizzata, ma il Nord si troverebbe sul bordo meridionale di questa circolazione più fresca e instabile in quota. È proprio questa posizione di confine a rendere la situazione più delicata. L’alta pressione potrebbe ancora proteggere parte del Centro-Sud, ma sulle regioni settentrionali, sulle Alpi, sulle Prealpi e localmente sulle pianure del Nord basterebbe una modesta infiltrazione fresca in quota per accendere temporali improvvisi.
Seconda fase: possibile interferenza più forte verso metà mese
La vera svolta, però, potrebbe arrivare nella fase successiva. Alcune elaborazioni modellistiche iniziano infatti a mostrare, verso metà giugno, un’anomalia più marcata in discesa dall’Europa nord-occidentale verso il Mediterraneo centro-settentrionale. In questo scenario, una saccatura o un nucleo relativamente freddo in quota potrebbe scendere di latitudine e interferire più direttamente con l’Italia. La mappa a 500 hPa evidenzia un minimo di geopotenziale più pronunciato tra Francia, Nord Italia e bacino centro-settentrionale del Mediterraneo, con una circolazione potenzialmente favorevole a instabilità più organizzata.
Se questa tendenza venisse confermata, non parleremmo più soltanto di temporali alpini o prealpini isolati. Il rischio sarebbe quello di una fase più movimentata, con fenomeni in possibile estensione alle alte pianure, al Nord-Est, al medio-alto Adriatico e successivamente a tutto il centro nord Italia. Inutile sottolineare il fatto che questo polo freddo in discesa da nord potrebbe portare in dote anche numerosi temporali potenzialmente anche forti.
Il caldo non sparisce: cambia funzione
Questa è la parte più importante da comprendere. Non siamo necessariamente davanti a una rottura estiva classica, con crollo termico generalizzato e maltempo diffuso per giorni. Il caldo potrebbe restare presente, soprattutto al Centro-Sud e nelle aree più riparate dall’alta pressione. Ma proprio il caldo potrebbe diventare il principale combustibile dell’instabilità. Di fatto, a giugno, possiamo trovarci già di fronte a forti ondate di calore ma anche a diverse fasi instabili. Proprio questa seconda ipotesi pare affiorare dalle ultime elaborazioni che paiono proprio concordare ora verso una evoluzione decisamente distante dalla ingombrante presenza dell’anticiclone sub tropicale.
Perché questa evoluzione può sorprendere
Negli ultimi giorni infatti molte proiezioni hanno insistito sulla rimonta anticiclonica e su un avvio estivo più stabile. È una lettura comprensibile, perché l’alta pressione resta una figura importante sullo scacchiere europeo e mediterraneo. Tuttavia, giugno è spesso un mese atmosfericamente più fragile di quanto sembri. L’estate meteorologica è iniziata, ma il getto non è ancora completamente arretrato verso nord. Basta una sua ondulazione più pronunciata, o una saccatura capace di scendere di latitudine, per aprire una falla nell’anticiclone e cambiare radicalmente la previsione. È esattamente ciò che alcuni modelli stanno iniziando a suggerire: non un dominio anticiclonico compatto e inattaccabile, ma una struttura più vulnerabile, esposta a interferenze fresche e instabili in quota.
Temporali anche forti: il rischio principale
Il rischio più concreto, in uno scenario di questo tipo, rimarrebbero ancora i temporali forti. Ormai anche l’Italia sembra sempre più flagellata da episodi ad elevato tenore energetico: l’ultimo per l’eco avuto suoi media è stato senza dubbio il tornado sviluppatosi a Roma. Ogni episodio temporalesco sembra poter celare potenzialità rilevanti, quasi non esistessero più i “temporali di una volta”, sì perché esistono anche temporali che possono non creare danno alcuno. Per questo motivo sarà fondamentale seguire i prossimi aggiornamenti, soprattutto per capire tre aspetti decisivi: quanto scenderà verso sud l’ondulazione del getto, dove si posizionerà il nucleo più freddo in quota e quanta energia sarà disponibile nei bassi strati al momento dell’eventuale passaggio instabile.
Tendenza da confermare
La previsione resta delicata e andrà aggiornata nei prossimi giorni. A queste distanze temporali, piccoli spostamenti della saccatura possono cambiare molto: una traiettoria più settentrionale limiterebbe l’instabilità soprattutto ad Alpi e Nord Italia, mentre una discesa più decisa verso il Mediterraneo potrebbe coinvolgere in modo più ampio anche parte del Centro. Ma la novità modellistica c’è, ed è importante: l’alta pressione non appare più così solida come sembrava. Il getto potrebbe tornare protagonista e aprire una fase decisamente più instabile di quanto fino ad ora previsto.
Analisi e fonti
Le valutazioni meteorologiche di Meteo Toscana sono sviluppate attraverso monitoraggio in tempo reale, dati radar e satellitari, modellistica numerica ad alta risoluzione ed elaborazione meteorologica redazionale. Meteo Toscana opera come centro meteo e di calcolo autonomo dal 1997, con attività di previsione e monitoraggio sul territorio italiano e toscano. ECMWF GFS AROME ARPEGE WRF Modellazione insourcing
