Quasi cinque secoli separano queste mappe, ma la scala dei colori è la stessa. Ed è proprio questo a rendere il confronto così interessante. Utilizzando il periodo 1961-1990 come riferimento comune, giugno e luglio 2026 mostrano su vaste aree europee anomalie termiche molto più intense di quelle ricostruite negli stessi mesi del 1540. In alcuni settori il 2026 raggiunge la soglia di +5 °C rappresentata dalla scala grafica. Sarebbe però troppo semplice concludere che il 1540 sia stato definitivamente superato. Le carte permettono di rispondere a una domanda precisa, non di stabilire da sole quale dei due eventi sia stato climaticamente più eccezionale.
Giugno e luglio sono confrontati sulla stessa climatologia
Il primo aspetto da chiarire è anche quello che rende utile questa elaborazione. Giugno 1540 viene confrontato con giugno 2026, luglio 1540 con luglio 2026 e in entrambi i casi le anomalie sono espresse rispetto alla climatologia 1961-1990.
Questo elimina uno degli errori più frequenti nei confronti climatici: mettere accanto anomalie calcolate rispetto a periodi di riferimento differenti.
La differenza visiva è notevole. Nel giugno 1540 ModE-RA ricostruisce soprattutto anomalie positive moderate sull’Europa centrale e occidentale. Nel giugno 2026 le tonalità più intense occupano invece una fascia molto più ampia tra Penisola Iberica, Francia, Italia, area alpina e parte dell’Europa centrale.

Anche luglio mostra una differenza evidente. Il 1540 appare più caldo rispetto a giugno e presenta anomalie positive diffuse sull’Europa centrale e settentrionale, ma il 2026 conserva valori molto elevati soprattutto sull’Europa occidentale e sul Mediterraneo.

Su una climatologia comune possiamo quindi sostenere una conclusione: nei primi due mesi dell’estate meteorologica il 2026 presenta in diverse regioni anomalie più elevate di quelle ricostruite da ModE-RA per il 1540.
Non significa ancora che l’intero evento del 1540 sia stato superato.
C’è una differenza nascosta nella risoluzione delle due mappe
Le due carte utilizzano la stessa scala cromatica, ma non osservano l’atmosfera con la stessa lente.
ERA5 descrive il clima contemporaneo attraverso una quantità enorme di osservazioni assimilate in una rianalisi ad alta risoluzione. ModE-RA deve invece tornare indietro fino al XV secolo, utilizzando simulazioni atmosferiche e informazioni climatiche disponibili per ricostruire mesi per i quali ovviamente non esistevano reti meteorologiche moderne.
Il modello atmosferico alla base di ModE-RA lavora a una risoluzione di circa 1,8° × 1,8°. Una singola cella copre quindi un territorio molto ampio.
Questo dettaglio conta parecchio quando guardiamo i colori più scuri.
Un massimo termico concentrato su una piccola regione può essere rappresentato bene da ERA5 e risultare invece attenuato quando viene mediato su una griglia molto più grande. Per questo non sarebbe rigoroso affermare, osservando soltanto i pixel, che una determinata zona abbia registrato nel 2026 un’anomalia di +5 °C contro +3 °C nel 1540 e dedurne automaticamente la differenza reale fra i due eventi.
Il confronto più robusto riguarda l’estensione e la struttura generale delle anomalie, non il singolo massimo locale..
Giugno 2026 è stato eccezionale anche nelle statistiche di Copernicus
La forte anomalia mostrata dalla carta di giugno trova una conferma indipendente nei dati del Copernicus Climate Change Service.
Sulle terre europee giugno 2026 ha raggiunto una temperatura media di 19,14 °C, risultando 1,78 °C sopra la media 1991-2020. È stato il secondo giugno più caldo della serie ERA5 europea, appena dietro al 2019. Otto dei nove mesi di giugno più caldi della serie europea si sono verificati dal 2019 in poi.
Ancora più marcato il dato dell’Europa occidentale. Nell’area compresa indicativamente tra Penisola Iberica, Francia, parte dell’Italia e regioni circostanti, giugno 2026 è stato il più caldo della serie ERA5: temperatura media di 20,74 °C e anomalia di +3,06 °C rispetto al 1991-2020. In alcune aree di Francia, Germania, Spagna, Italia e Benelux le anomalie mensili hanno raggiunto 3-5 °C.
Le nostre mappe utilizzano però il 1961-1990, un periodo mediamente più freddo. È quindi normale che gli scarti del 2026 appaiano ancora maggiori.
Ed è qui che il confronto con il 1540 diventa particolarmente istruttivo.
Essere più caldi non significa essere “più” eccezionali
Supponiamo che un’estate del Cinquecento si verifichi in un clima mediamente più freddo e superi di molto ciò che era normale in quell’epoca. Cinque secoli dopo, un’altra estate può raggiungere temperature assolute maggiori perché parte da un livello climatico già più elevato.
Quale delle due è più estrema?
La risposta dipende dalla domanda che facciamo ai dati.
Una climatologia di riferimento fissa consente di collocare epoche differenti sulla stessa scala. Una climatologia dinamica, invece, permette di misurare quanto un determinato anno si discosti dal clima circostante alla propria epoca.
Uno studio pubblicato nel 2026 su Scientific Reports ha applicato entrambi gli approcci a circa seicento anni di estati dell’Europa centrale. Utilizzando una climatologia fissa comune 1950-2008, il 2003 emerge come l’estate più calda della ricostruzione. Utilizzando invece una climatologia dinamica, approssimativamente equivalente a una finestra di trent’anni, emergono gli estremi storici che furono più insoliti rispetto al proprio contesto climatico.
Per il periodo esteso da aprile a settembre, il 1540 raggiunge +2,17 °C rispetto alla climatologia mobile e risulta l’evento più anomalo della ricostruzione. Per la sola estate giugno-agosto il valore più elevato appartiene invece al 1590, con +2,80 °C.
È un risultato importante: persino definire il 1540 “l’estate più estrema degli ultimi seicento anni” richiede di specificare quale periodo dell’anno e quale climatologia stiamo utilizzando.
Il 1540 fu soprattutto un evento eccezionale per durata e siccità
C’è poi un elemento che una carta della temperatura non riesce a rappresentare completamente.
Il 1540 fu inserito in una siccità straordinariamente lunga. Una ricostruzione basata su oltre 300 fonti documentarie provenienti da gran parte d’Europa descrive un episodio durato circa undici mesi, con precipitazioni eccezionalmente scarse nell’Europa centrale e occidentale, portate fluviali molto ridotte e numerosi incendi di boschi e insediamenti.
Lo studio del 2026 conferma che l’eccezionalità del 1540 emerge particolarmente bene considerando aprile-settembre, cioè l’intera stagione vegetativa, non soltanto i tre mesi dell’estate meteorologica.
Questo cambia profondamente il confronto con il 2026.
Giugno e luglio possono già essere messi uno accanto all’altro. Possiamo dire che su una climatologia comune il 2026 presenta oggi anomalie più forti in numerose regioni. Non possiamo però assegnare un primato all’intera estate 2026 prima di conoscerne il bilancio completo, né equiparare automaticamente due mesi molto caldi a un evento caratterizzato nel 1540 da una persistenza idroclimatica eccezionale.
Le elaborazioni proposte evidenziano qualcosa di più interessante di una gara tra due anni.
Il 1540 mostra quanto lontano potesse spingersi un estremo rispetto al clima del XVI secolo. Il 2026 mostra cosa accade quando anomalie molto forti si sviluppano sopra un continente il cui livello termico di partenza è ormai più elevato.
Il 2026 può dunque risultare più caldo sulla stessa scala climatica di riferimento senza aver ancora dimostrato di essere “più” eccezionale del 1540 rispetto alle condizioni della propria epoca.
È questa distinzione a rendere il confronto fra le quattro mappe molto più significativo di un semplice “chi ha battuto chi”.
Analisi e fonti
Le valutazioni meteorologiche di Meteo Toscana sono sviluppate attraverso monitoraggio in tempo reale, dati radar e satellitari, modellistica numerica ad alta risoluzione ed elaborazione meteorologica redazionale. Meteo Toscana opera come centro meteo e di calcolo autonomo dal 1997, con attività di previsione e monitoraggio sul territorio italiano e toscano. ECMWF GFS AROME ARPEGE WRF Modellazione insourcing
