Per diversi giorni l’attenzione si è concentrata su una possibile irruzione atlantica capace di interrompere con decisione l’ondata di caldo prevista fino alla fine della prossima settimana. Le ultime elaborazioni del modello europeo raccontano però una storia diversa, non perché il cambiamento sia stato cancellato, ma perché la sua natura appare oggi molto meno incisiva. La differenza è importante: un conto è una saccatura atlantica capace di rinnovare la massa d’aria sul Mediterraneo, un altro è una semplice infiltrazione più fresca da nord-ovest che riesce soltanto ad abbassare temporaneamente il geopotenziale.
L’Atlantico sembra perdere il ruolo principale
Rispetto alle simulazioni viste fino a 48 ore fa, il modello europeo riduce sensibilmente la penetrazione della circolazione atlantica verso il Mediterraneo. La struttura depressionaria non riesce più a scavare una saccatura profonda fino all’Italia. Al suo posto compare un ingresso di aria relativamente più fresca da nord-ovest che potrebbe successivamente favorire un modesto richiamo orientale. Si tratta comunque di una dinamica molto diversa rispetto a quella che avrebbe garantito un ricambio d’aria esteso e duraturo.
La carta racconta soprattutto quello che succede sulla Penisola Iberica
L’aspetto più interessante non riguarda tanto l’Italia quanto la Spagna. Proprio mentre il Mediterraneo centrale prova a perdere qualche decametro di geopotenziale, sulla Penisola Iberica il promontorio subtropicale continua a mantenere valori molto elevati. Questo significa che il principale serbatoio di aria molto calda sull’Europa occidentale resta perfettamente alimentato. È un dettaglio che potrebbe condizionare anche i giorni successivi.

Perché questo cambia la previsione
Se il promontorio iberico rimane così robusto, diventa molto più difficile costruire una circolazione atlantica capace di attraversare tutto il Mediterraneo. L’Italia rischia così di trovarsi lungo il bordo orientale dell’alta pressione. Una posizione sufficiente per favorire qualche temporaneo calo termico e una fase più instabile, ma probabilmente non abbastanza per archiviare davvero l’ondata calda.
La terza decade torna a essere un punto interrogativo
Ed è qui che aumenta nuovamente l’incertezza. Le ultime simulazioni lasciano infatti intuire un nuovo rafforzamento del promontorio subtropicale verso la Penisola Iberica proprio durante la terza decade di luglio. Non significa automaticamente che il caldo intenso tornerà subito anche sull’Italia. Significa però che il motore della circolazione calda sull’Europa occidentale resterebbe acceso e pronto a espandersi nuovamente qualora l’Atlantico non riuscisse ad affondare con maggiore decisione.
Più incertezza che certezze
Il messaggio delle ultime emissioni non è che il caldo continuerà senza interruzioni. Nemmeno che arriverà una fase decisamente più fresca. La novità è un’altra: i modelli stanno mostrando una crescente difficoltà nel definire la circolazione atmosferica dopo il 20 luglio. L’ipotesi di un ricambio marcato perde consistenza, mentre torna credibile uno scenario fatto di un ridimensionamento solo parziale delle temperature, con l’alta pressione ancora molto presente sull’Europa occidentale e pronta a influenzare anche il Mediterraneo.
Analisi e fonti
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