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Caldo africano, il paradosso del fine settimana: perché può colpire più il Nord del Sud Italia

Tra domenica e l’inizio della prossima settimana il caldo africano potrebbe mostrare una traiettoria meno intuitiva: non una risalita diretta verso il Sud Italia, ma un corridoio occidentale capace di accendere Val Padana, Toscana interna e molte aree del Centro-Nord.

Non è solo una giornata calda: è una traiettoria surriscaldata

Il caldo dei prossimi giorni troverà il picco a partire dal fine settimana: una massa d’aria molto calda potrebbe intensificarsi scorrendo dall’Africa verso la Spagna. Il respiro rovente poi si spingerebbe anche più a nord verso la Francia e la Germania ma mantenendo temperature elevate anche su pianure e aree interne del Centro-Nord Italia. È qui che nasce il punto più curioso. Non sempre il caldo africano colpisce con maggiore forza le regioni più vicine al caldo continente sahariano. In certe configurazioni il cuore della fase calda può finire più a nord, più a ovest, più dentro le pianure, dove il calore riesce ad accumularsi con maggiore efficacia. La geografia suggerirebbe una cosa. L’atmosfera, spesso, ne fa un’altra. Questa configurazione non è certo una novità

Il caldo non prende la strada più corta

Quando si parla di caldo africano, l’immagine più immediata è quella di una risalita diretta dal Nord Africa verso il Sud Italia. Ma non sempre la circolazione funziona in questo modo. Se una saccatura affonda tra Atlantico, sul suo bordo orientale di questa circolazione si attiva una risposta calda da sud-ovest. In quel caso la massa d’aria non risale semplicemente lungo la rotta Africa-Sicilia-Sud Italia, ma può seguire un percorso più largo: Nord Africa, Spagna, Francia, poi Nord Italia. E’ il caldo che fa il giro largo. E proprio perché fa il giro largo può arrivare sul Centro-Nord con una traiettoria molto efficace in grado di portare in dote temperature decisamente elevate.

Il corridoio occidentale: Spagna, Francia, Nord Italia

In questa configurazione il punto decisivo non è solo l’origine della massa d’aria, ma il suo percorso. Il caldo viene agganciato e spinto verso nord-est lungo il fianco orientale dell’ area basso pressoria disposta a largo del Portogallo e fino alle Azzorre. La risalita diventa obliqua, non verticale.

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Così il nucleo più caldo può transitare tra Penisola Iberica e Francia, per poi coinvolgere in modo marcato il Nord Italia e parte del Centro. La Val Padana, l’Emilia-Romagna, la Toscana interna, l’Umbria, il Lazio interno e alcuni settori appenninici possono ritrovarsi lungo la traiettoria principale della massa d’aria subtropicale. Ecco perché tra domenica e l’inizio della prossima settimana il caldo potrebbe risultare più aggressivo in alcune zone del Centro-Nord che in diverse aree meridionali costiere. Se avete notato abbiamo parlato di bassa pressione in area azzorriana: esattamente dove invece dovrebbe dominare l’anticiclone. Da qui nasce tutto.

La Val Padana non riceve soltanto il caldo: lo trattiene

Il Nord Italia, e in particolare la Val Padana, ha una caratteristica che in estate pesa moltissimo: non è solo una zona che può essere raggiunta dall’aria calda, ma è anche un’area dove il caldo può ristagnare. La pianura è chiusa dalle Alpi e dall’Appennino. Se la ventilazione resta debole e il soleggiamento è forte, il ricambio d’aria diventa limitato. Il calore si accumula nei bassi strati, le città amplificano l’effetto con superfici asfaltate e cementificate, e le temperature possono salire rapidamente.

In queste condizioni, località del Nord-Ovest, della Lombardia, del Veneto, dell’Emilia e delle pianure interne possono raggiungere valori molto elevati, talvolta superiori a quelli osservati in zone del Sud più vicine all’Africa ma più ventilate o mitigate dal mare.

Il Sud non resta fuori, ma può vivere un caldo diverso

Questo non significa che il Sud sia escluso dalla fase calda. Le aree interne, soprattutto quelle lontane dal mare, potranno comunque registrare valori alti e condizioni pienamente estive. La differenza sta nel tipo di esposizione. Molte zone costiere meridionali e insulari possono risentire di brezze, ventilazione marina o correnti meno favorevoli ai picchi estremi. Il mare, soprattutto in questa fase della stagione, può ancora attenuare le massime lungo le coste. Per questo il Sud può avere caldo, anche afoso, ma non necessariamente il valore termico più alto. Il massimo del termometro può concentrarsi dove la massa d’aria arriva più secca, più compressa e più continentale.

Il vero indicatore non è la distanza dal Sahara o dalle coste algerine

La distanza dal Nord Africa conta, ma non basta. Conta la posizione della saccatura. Conta l’inclinazione dell’asse del promontorio subtropicale. Conta il percorso della massa d’aria. Conta la ventilazione nei bassi strati. Conta la differenza tra coste e pianure interne. Per questo una località del Nord può diventare più rovente di una località del Sud. Non perché sia “più africana”, ma perché si trova nel punto giusto — o peggiore — della traiettoria del flusso surriscaldato. La meteorologia non misura solo da dove arriva il caldo. Misura come arriva, quanto resta e dove riesce ad accumularsi.

Il caldo segue la porta che trova aperta

Tra il weekend venturo e l’inizio della prossima settimana potremmo vedere proprio questo schema: un’Italia diffusamente calda, ma con il nucleo più intenso non sempre collocato dove la geografia suggerirebbe. Il caldo africano, in questi casi, non entra dalla porta più vicina. Entra da quella che la circolazione gli apre. E quando la porta si apre a ovest, tra Atlantico, Spagna e Francia, il Centro-Nord può trovarsi pienamente esposto. Anche più del Sud peninsulare.

Analisi e fonti
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