Il riscaldamento improvviso della stratosfera sopra il Polo Nord può alterare la circolazione europea tra fine inverno e inizio marzo, aumentando il rischio di fasi fredde e instabili
Cos’è accaduto sopra il Polo Nord
A circa 30 chilometri di quota, nella fascia della stratosfera polare, si è verificato un brusco aumento delle temperature. In pochi giorni si è passati da valori prossimi ai meno 75 gradi a circa meno 30. Un salto termico eccezionale per quelle quote.
Si tratta di un Sudden Stratospheric Warming, evento noto agli addetti ai lavori come SSW. In queste circostanze il vortice polare stratosferico, alimentato da forti venti occidentali, subisce un marcato indebolimento e talvolta una vera e propria inversione della circolazione.

Questo aggiornamento rientra nella nostra analisi sul Meteo in Italia.
Come il segnale può scendere fino al Mediterraneo
Gli effetti non sono immediati. Dopo il picco del riscaldamento, il vortice polare può frammentarsi o spostarsi, e il segnale dinamico tende a propagarsi verso il basso nel giro di una o due settimane.
Quando ciò accade, aumentano le probabilità di una fase con Arctic Oscillation negativa. Il getto polare perde compattezza, si ondula maggiormente e favorisce scambi meridiani più accentuati.
In termini pratici significa che le masse d’aria fredda possono scendere più facilmente verso le medie latitudini, mentre l’aria mite subtropicale può risalire verso nord, creando configurazioni di blocco alle alte latitudini.
Perché l’Europa può entrare in una fase più dinamica
Statisticamente, dopo un Major SSW crescono le probabilità di blocchi anticiclonici tra Groenlandia e Scandinavia. Questo tipo di assetto altera le traiettorie delle perturbazioni e apre la strada a irruzioni fredde verso il continente europeo.
Non è una relazione automatica. Non ogni riscaldamento stratosferico si traduce in un’ondata di gelo. Tuttavia la frequenza di configurazioni favorevoli al freddo aumenta in modo significativo rispetto alla norma stagionale.
Per l’Europa centro-occidentale e mediterranea si tratta di un potenziale cambio di marcia nella circolazione, con maggiore instabilità e contrasti termici più marcati.
Gli scenari possibili per l’Italia
La posizione dell’Italia, tra Atlantico ed Europa orientale, rende l’esito particolarmente sensibile alla collocazione dei blocchi anticiclonici.
Se il blocco si consolidasse tra Groenlandia e Islanda, l’aria fredda potrebbe scendere verso l’Europa occidentale, con ciclogenesi sul Tirreno e una fase più perturbata. In questo caso si avrebbe un calo termico soprattutto al Centro-Nord e precipitazioni diffuse, con neve a quote medio-basse qualora l’aria fosse sufficientemente fredda.
Un blocco sulla Scandinavia favorirebbe invece afflussi continentali da est. In tale configurazione il versante adriatico e il Centro-Sud sarebbero più esposti a venti di Bora e Grecale, con freddo più incisivo e possibili nevicate a bassa quota tra Marche, Abruzzo, Molise e Puglia.
Resta anche l’ipotesi di un riassetto del getto più basso di latitudine ma a prevalente matrice atlantica. In questo caso l’Italia vivrebbe una fase instabile e piovosa, con temperature prossime alla media o solo leggermente inferiori.
Il fattore stagionale: fine febbraio e inizio marzo
La tempistica è determinante. Un evento di questo tipo a fine inverno tende a influenzare soprattutto la prima metà di marzo.
L’irradiazione solare più elevata rispetto a gennaio riduce la probabilità di ondate gelide persistenti e durature. Eventuali episodi freddi, pur potendo risultare localmente intensi, tendono a essere più brevi.
Questo aspetto rende più probabile un’alternanza tra fasi fredde e momenti perturbati piuttosto che un lungo periodo dominato dal gelo.
Cosa osservare nelle prossime settimane
Per capire se l’Italia sarà direttamente coinvolta sarà cruciale monitorare l’evoluzione degli indici atmosferici come AO e NAO, la posizione del getto polare e la formazione di blocchi anticiclonici alle alte latitudini.
Fondamentale sarà anche verificare la reale propagazione del segnale stratosferico verso la troposfera. Solo quando il disturbo raggiunge i piani più bassi dell’atmosfera si possono delineare scenari concreti per il Mediterraneo.
Il riscaldamento stratosferico rappresenta dunque un segnale importante, ma non una sentenza. Le probabilità di una fase più movimentata aumentano, mentre l’effettivo impatto sull’Italia dipenderà dall’evoluzione della circolazione nei prossimi dieci o venti giorni. Marzo potrebbe effettivamente “fare il pazzo” ed il detto non l’abbiamo certo inventato noi a testimonianza del fatto che altri colpi di coda invernali potranno certo capitare soprattutto in ragione di questa occorrenza stratosferica che non è sempre presente.
Ci prendiamo ora qualche giorno di pausa anticiclonica ma poi le cose potrebbero nuovamente coinciare a cambiare.
Fonte e analisi
Valutazioni basate su osservazioni locali, radar e modelli previsionali.
Per la modellistica: ECMWF GFS AROME ARPEGE WRF Modellazione insourcing
MeteoToscana.it
