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28 febbraio in Italia: dal Burian 2018 al caldo anomalo 2026, può cambiare ancora tutto?

In otto anni, due scenari opposti nello stesso periodo mostrano quanto contino le configurazioni atmosferiche e perché le prossime settimane restano da monitorare

In otto anni, due scenari opposti nello stesso periodo mostrano quanto contino le configurazioni atmosferiche e perché le prossime settimane restano da monitorare.

2018, il Burian e l’inverno “vero”

Il 28 febbraio 2018 è rimasto una data-simbolo per chi associa l’inverno a gelo, vento e neve. In quelle ore l’Italia fu raggiunta da un’irruzione di aria continentale gelida da est, collegata al Burian, con un calo termico netto delle temperature e gelo diffuso. Le nevicate arrivarono fino in pianura su molte zone e si fecero notare anche al Centro, con episodi rilevanti pure su Roma.

Questo aggiornamento rientra nella nostra analisi sul Meteo in Italia.

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Numerosi anche gli episodi di gelicidio in Italia.

Il quadro barico favoriva l’ingresso di aria molto fredda e, grazie a una componente di instabilità, rese possibili precipitazioni nevose anche a quote insolite per diverse aree del Paese soprattutto visto il periodo dell’anno.

Questo aggiornamento rientra nella nostra analisi sul Meteo in Italia.

Neve e gelo in Italia a fine febbraio 2018

2026, alta pressione subtropicale e mitezza fuori scala

Tra oggi 28 febbraio e domani 1 marzo 2026, lo scenario è decisamente capovolto. L’Italia si trova sotto un campo di alta pressione alimentato da masse d’aria miti di matrice subtropicale. Il risultato è una fase stabile e spesso più “primaverile” che invernale, con temperature sopra media segnalate sulla maggior parte delle regioni italiane. In molte zone si parla di scarti importanti rispetto alla norma del periodo, con picchi più evidenti a nord delle alpi, quindi non solo in territorio italiano.

Perché questo confronto conta, oltre la curiosità

Mettere a confronto fine febbraio 2018 e fine febbraio 2026 serve a ricordare un punto essenziale: il calendario, da solo, non determina la stagione percepita. A cambiare il volto del tempo sono la posizione e la forza dei centri di alta e bassa pressione e, soprattutto, i “corridoi” lungo cui scorrono le masse d’aria. Nel 2018 il Mediterraneo era esposto a correnti orientali gelide capaci di portare neve e gelo anche dove non sono la norma; nel 2026 prevale un blocco anticiclonico mite che tende a mantenere le temperature elevate e a rendere l’atmosfera più statica. È la circolazione a dettare la scena, non la data sul calendario.

Il tema tecnico di queste settimane: possibili segnali dalla stratosfera

Nel dibattito meteo di fine inverno torna anche un argomento cruciale per la tendenza: i segnali di disturbo del Vortice Polare in stratosfera, con la possibilità di un riscaldamento stratosferico e di uno “split” del vortice. Quando la stratosfera si scalda rapidamente e i venti zonali si indeboliscono o cambiano assetto, aumentano le probabilità di una circolazione più ondulata alle medie latitudini nelle settimane successive, con scambi meridiani più vivaci (questo è ormai piuttosto noto per chi ci segue). Ciò non significa automaticamente freddo e neve sull’Italia e non va letto come una previsione deterministica. Il punto chiave è la tempistica: eventuali effetti al suolo non sono immediati e si valutano tipicamente su una finestra di 1–3 settimane, con forte variabilità da un evento all’altro.

Cosa osservare nelle prossime settimane, senza forzare scenari

In una fase dominata dall’alta pressione, l’attenzione si concentra su eventuali inneschi di cambio di regime: se e quanto un disturbo del vortice riesca a propagarsi verso la troposfera, modificando davvero gli scambi d’aria sull’Europa e sul Mediterraneo. Tale valutazione diventa sempre più importante perché un’ondata fredda in inverno è compatibile con la stagione ma lo diventa progressivamente meno procedendo verso la primavera ciò potendo determinare divere problematiche soprattutto in ambito agricolo.

Sintesi: due fotografie opposte dello stesso periodo

Il 28 febbraio 2018 mostra quanto possa essere incisiva un’irruzione continentale tardiva; il tempo attuale evidenzia invece la forza delle rimonte miti subtropicali nel riscrivere la stagione. Oggi la fotografia è quella di un’Italia con meteo “spento” e spesso con temperature sopra media, ma il contesto di fine inverno ricorda che la circolazione può ancora rimescolarsi: la chiave è seguire se i segnali stratosferici riusciranno a tradursi in un cambio concreto degli scambi in troposfera. Per concludere, ma questa è puramente una considerazione più “a pelle” che altro (ogni tanto concedeteci anche questo!), si ha come l’impressione che l’inverno non possa proprio finire in questo modo…saranno i fatti a toglierci ogni dubbio.

Fonte e analisi
Valutazioni basate su osservazioni locali, radar e modelli previsionali.
Per la modellistica: ECMWF GFS AROME ARPEGE WRF Modellazione insourcing
MeteoToscana.it

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