In basso a sinistra delle elaborazioni che vi proponiamo compare una scritta piccola ma decisiva: la climatologia utilizzata come riferimento è quella 1981-2010. In alto compare un’altra informazione altrettanto importante: “Valid Sep/Oct/Nov 2026”. Prima ancora di osservare i colori, sono queste due indicazioni a spiegare che cosa stiamo guardando. Le nuove elaborazioni inizializzate il 1° settembre non descrivono infatti settembre, ottobre e novembre separatamente. Riassumono il comportamento medio dell’intero trimestre e lo confrontano con una climatologia che termina nel 2010. È una distinzione fondamentale soprattutto quando proviamo a capire che cosa possano suggerire per Italia e Mediterraneo.
Tre mesi vengono condensati in un unico valore
Una previsione stagionale funziona in modo molto diverso da una previsione meteorologica a pochi giorni. Nel prodotto CanSIPS allegato, temperatura dell’aria, pressione e temperatura superficiale dell’oceano vengono rappresentate attraverso anomalie riferite al periodo settembre-ottobre-novembre. Anche le precipitazioni esprimono lo scarto accumulato rispetto al riferimento climatologico del trimestre.
Questo significa che la carta non contiene una sequenza temporale. Un’area con temperatura mediamente superiore alla climatologia può avere un settembre molto caldo, un ottobre vicino ai valori abituali e un novembre moderatamente mite. Potrebbe verificarsi anche una distribuzione completamente differente e ottenere comunque un valore trimestrale simile.
Per le precipitazioni la distinzione diventa ancora più importante. Un surplus stagionale può essere prodotto da molti episodi distribuiti nei tre mesi oppure da poche fasi molto piovose intervallate da periodi asciutti. Il totale finale può essere analogo, mentre l’esperienza meteorologica vissuta sul territorio sarebbe completamente diversa.
Per questo dalle quattro carte non è possibile concludere che ottobre e novembre saranno necessariamente i mesi più perturbati. Per sostenere una valutazione simile servirebbero prodotti mensili distinti e, avvicinandosi alle singole fasi, previsioni a distanza temporale molto inferiore.
Sul Pacifico le quattro variabili formano un quadro molto coerente
La parte più evidente delle elaborazioni riguarda il Pacifico equatoriale. La temperatura superficiale oceanica mostra una vasta fascia molto più calda della climatologia lungo il settore centrale e orientale. Nella carta delle precipitazioni, sulla stessa porzione dell’oceano, compare un’estesa anomalia positiva, mentre diverse zone tropicali più occidentali risultano più asciutte.
La relazione fisica è importante. Acque equatoriali insolitamente calde favoriscono lo spostamento della convezione tropicale verso il Pacifico centrale e orientale. Cambiano quindi la distribuzione delle piogge e la circolazione atmosferica tropicale. Anche il campo della pressione presenta una disposizione compatibile con una profonda riorganizzazione del sistema oceano-atmosfera.
CanSIPS sta quindi rappresentando un El Niño di notevole intensità durante l’autunno boreale. L’espressione “Super El Niño”, molto utilizzata nella comunicazione, non costituisce però una categoria meteorologica ufficiale. È più utile osservare l’entità del riscaldamento equatoriale e soprattutto verificare che l’atmosfera risponda in maniera coerente al riscaldamento dell’oceano.

Il riferimento 1981-2010 conta soprattutto per le temperature
La carta della temperatura a due metri colora con anomalie positive una parte molto ampia dell’Eurasia e numerosi altri territori. Anche Europa e Mediterraneo presentano prevalentemente valori superiori alla climatologia utilizzata da CanSIPS.
Qui entra in gioco la seconda informazione che rischia di sfuggire: il riferimento riportato nella grafica è il 1981-2010. Il clima degli ultimi anni è diventato mediamente più caldo rispetto a quel trentennio in numerose regioni del pianeta. Una parte delle anomalie positive diffuse deve quindi essere letta tenendo presente il riferimento utilizzato.
Questo non rende poco utile la previsione. Impedisce però di interpretare automaticamente una zona colorata come indicazione di un trimestre eccezionale rispetto al clima recentissimo. Un’anomalia positiva rispetto al 1981-2010 e una rispetto a un periodo climatologico più recente non rappresentano esattamente lo stesso confronto.
Il discorso è particolarmente importante sull’Europa, dove il riscaldamento climatico di fondo contribuisce ormai con frequenza crescente alla comparsa di trimestri più caldi rispetto alle climatologie del passato.
Un autunno caldo può contenere fasi fresche e perturbate
Un’altra conseguenza della media trimestrale riguarda la relazione fra temperatura e circolazione atmosferica. Un trimestre complessivamente mite non richiede tre mesi continuamente dominati da condizioni stabili. Possono alternarsi periodi molto caldi, ingressi perturbati, giornate fresche e successive risalite termiche.
La media finale dipenderà dalla durata e dall’intensità di queste fasi. Bastano periodi caldi abbastanza persistenti perché il trimestre termini sopra il riferimento climatologico anche in presenza di alcune parentesi decisamente più fresche.
Lo stesso ragionamento vale per la pressione. Un’anomalia media relativamente bassa su un settore del Mediterraneo non stabilisce quanti minimi depressionari si formeranno, quali traiettorie seguiranno o quanta pioggia cadrà sulla Toscana. La media trimestrale può evidenziare una predisposizione della circolazione, ma la meteorologia regionale dipenderà dalla posizione concreta delle strutture atmosferiche.
Cosa possiamo ricavare oggi per Italia
Le elaborazioni CanSIPS offrono quindi due informazioni utili. La prima è globale: il Pacifico equatoriale presenta una configurazione compatibile con un El Niño molto intenso e con una risposta atmosferica tropicale già ben organizzata nella previsione stagionale. La seconda riguarda l’Europa: il trimestre settembre-ottobre-novembre mantiene una chiara preferenza per temperature superiori al riferimento 1981-2010.
Sulle precipitazioni italiane bisogna essere molto più cauti. Il Mediterraneo si trova all’interno di una zona nella quale variazioni relativamente piccole della circolazione possono modificare notevolmente la distribuzione degli accumuli. Una previsione trimestrale non stabilisce inoltre se un eventuale eccesso di pioggia arriverà attraverso numerose giornate piovose oppure attraverso pochi episodi concentrati.
Per l’Italia conteranno soprattutto le configurazioni che si formeranno a distanza temporale molto più breve: posizione delle depressioni, direzione delle correnti nei bassi strati, contenuto di vapore acqueo, durata dei flussi umidi e interazione con Appennino e Alpi In ogni caso viene stimata una anomalia precipitativa superiore alla media: quindi piogge più presenti rispetto alla media climatologica di riferimento. Una anomalia che riguarderebbe soprattutto la parte meridionale europea Italia compresa ma che invece lascerebbe più all’asciutto l’Europa settentrionale. L’idea di base è che il prossimo autunno (per ora iniziato solo dal punto di vista meteorologico) possa presentarsi anche sulla Penisola con temperature mediamente più calde del normale e, sempre mediamente, più piovoso della norma. Sarano i fatti che misureremo a dare consistenza a questa tendenza peraltro già proposta da altre simulazioni.
Analisi e fonti
Le valutazioni meteorologiche di Meteo Toscana sono sviluppate attraverso monitoraggio in tempo reale, dati radar e satellitari, modellistica numerica ad alta risoluzione ed elaborazione meteorologica redazionale. Meteo Toscana opera come centro meteo e di calcolo autonomo dal 1997, con attività di previsione e monitoraggio sul territorio italiano e toscano. ECMWF GFS AROME ARPEGE WRF Modellazione insourcing
