HomeMeteoTemporali come docce di calore: perché il sollievo durerà poche ore

Temporali come docce di calore: perché il sollievo durerà poche ore

Un temporale può far scendere rapidamente il termometro e lasciare quasi intatta un’ondata di calore. È questa la caratteristica più importante dei fenomeni attesi durante la prima parte di agosto. Potranno comparire celle localmente intense, con rovesci abbondanti, grandine e raffiche di vento, ma continueranno a svilupparsi dentro una massa d’aria molto calda. Per i prossimi sette-otto giorni il denominatore comune resteranno quindi le temperature elevate. Cambieranno l’umidità, la nuvolosità e il rischio temporalesco di alcune zone, non ancora la struttura atmosferica responsabile del caldo.

Cosa intendiamo per “docce di calore”

“Docce di calore” non è una definizione meteorologica ufficiale. È però un’espressione utile per descrivere temporali che nascono durante giornate molto calde senza essere accompagnati da un ricambio d’aria esteso.

Il forte riscaldamento del terreno rende instabili gli strati più bassi dell’atmosfera. Sui rilievi l’aria viene inoltre costretta a salire lungo i versanti. Se sono presenti sufficiente umidità e una minore stabilità in quota, i cumuli possono crescere rapidamente fino a trasformarsi in cumulonembi. Ma questa è la dinamica ormai nota a molti dell’evoluzione temporalesca estiva..

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L’alta pressione non deve quindi essere immaginata come uno scudo impenetrabile. Può dominare su gran parte dell’Italia e, nello stesso tempo, mostrare punti più vulnerabili lungo le montagne o in prossimità del suo margine settentrionale. In quelle zone il calore accumulato durante il giorno diventa il carburante della convezione.

Il temporale interrompe per qualche ora il caldo nella località colpita. Non introduce però automaticamente aria più fresca su una regione intera. È una modifica locale inserita dentro una circolazione che rimane favorevole a temperature superiori alla norma.

Il temporale raffredda l’aria sotto la cella

Quando la precipitazione attraversa l’aria sottostante, una parte delle gocce evapora. L’evaporazione sottrae calore e contribuisce alla formazione di una massa d’aria più fredda e densa che scende verso il suolo. Raggiunto il terreno, questa corrente si allarga lateralmente e genera raffiche, variazioni della direzione del vento e una rapida diminuzione della temperatura.

È il cosiddetto cold pool, il cuscino di aria raffreddata dalla precipitazione. La sua avanzata può assomigliare, su scala locale, a quella di un piccolo fronte freddo. Non va però confuso con l’arrivo di una nuova massa d’aria capace di coinvolgere l’intera colonna atmosferica.

Sotto un rovescio il beneficio può essere evidente. Il sole scompare, la temperatura perde diversi gradi, il vento aumenta e per qualche tempo la sensazione termica migliora. Pochi chilometri più lontano, tuttavia, può continuare a splendere il sole con temperature quasi immutate.

Perché dopo la pioggia può aumentare l’afa

Quando la temperatura diminuisce, l’umidità relativa tende a salire anche senza un aumento della quantità assoluta di vapore. Per questo, durante e subito dopo il temporale, l’aria può avvicinarsi rapidamente alla saturazione.

Nella prima fase le raffiche e il raffreddamento rendono spesso l’ambiente più sopportabile. Quando però la ventilazione si indebolisce, le superfici bagnate iniziano a restituire umidità all’aria. Se il punto di rugiada rimane elevato, il successivo recupero della temperatura produce una combinazione particolarmente sgradevole.

Non tutti i temporali lasceranno quindi aria più umida nello stesso modo. Una corrente discendente può trasportare anche aria relativamente più secca dagli strati superiori. Nei fondovalle, nelle pianure poco ventilate e nelle zone urbane, tuttavia, terreno bagnato, vegetazione ed evaporazione potranno favorire una sensazione di afa marcata nelle ore successive.

Il ritorno elastico del caldo

Il giorno seguente il sole torna a riscaldare il terreno. La nuvolosità residua si dissolve, la struttura anticiclonica limita il rimescolamento con masse d’aria differenti e le temperature riprendono rapidamente quota.

Possiamo parlare di un “ritorno elastico” del caldo: il temporale schiaccia temporaneamente la temperatura verso il basso, ma la configurazione generale la riporta verso valori elevati non appena cessano pioggia e turbolenza.

Nelle aree interne e lontane dal mare prevarrà spesso un caldo più secco durante le ore centrali. Pianura Padana, fondovalle, coste e grandi città saranno invece maggiormente esposti all’afa, soprattutto durante la sera e la notte. Dopo un temporale la massima del giorno successivo potrebbe non essere superiore a quella precedente, ma con più umidità il corpo avrà maggiori difficoltà a disperdere calore attraverso la sudorazione. L’indice di calore considera proprio l’effetto combinato di temperatura e umidità sulla percezione del caldo.

La presenza di temporali non rappresenterà dunque una via d’uscita dal grande calso. Le località colpite avranno una pausa di durata limitata; quelle rimaste asciutte continueranno ad accumulare calore; alcune zone potranno ritrovarsi con notti ancora più umide.

L’8-10 agosto è una finestra di verifica

Le proiezioni iniziano a mostrare maggiori differenze avvicinandosi al periodo compreso tra l’8 e il 10 agosto. Questa indicazione non deve essere trasformata in una data certa per la conclusione del caldo. Anzi. La tendenza a lungo termine seguita ad essere molto poco decifrabile e, semmai, più facilmente incline alla presistenza di condizioni altopressorie.

La sostanza della questione è quindi la seguente: nei prossimi giorni il caldo sarà ancora protagonista su tutta la penisola ma ci saranno anche episodi temporaleschi, tuttavia saranno precipitazioni inserite in un contesto altopressorio che non avranno nessun effetto nello stemperare la grande calura, anzi, potrebbero anche peggiorare la situazione rendendo il caldo molto più afoso rispetto alle aree ove i fenomeni temporaleschi non ci saranno.

Analisi e fonti
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