HomeMeteoBurrasca di Ferragosto sull’Italia: il caldo potrebbe perdere forza per diversi giorni

Burrasca di Ferragosto sull’Italia: il caldo potrebbe perdere forza per diversi giorni

Un temporale può togliere dieci gradi in mezz’ora e lasciare quasi intatta la causa del caldo. Un ricambio d’aria può farne perdere molti meno e produrre conseguenze molto più durature. È questa la distinzione che diventerà importante dopo Ferragosto. Per settimane quasi ogni flessione è stata rapidamente riassorbita: passavano le nubi, tornava il sole e il termometro ricominciava a salire. Tra il 18 e il 19 agosto potrebbe aprirsi una fase diversa, ma gli ultimissimi aggiornamenti aggiungono una precisazione fondamentale: l’indicazione di un cambiamento rimane nella media ensemble, mentre è diventato meno chiaro quale forma assumerà. In altre parole, cresce l’interesse per quel periodo ma diminuisce la possibilità di disegnarne già oggi traiettoria, tempi ed effetti sull’Italia.

Il caldo di queste settimane ha avuto un vantaggio enorme

Per capire perché il periodo successivo a Ferragosto meriti attenzione bisogna partire da ciò che è accaduto finora.

Immaginiamo un pomeriggio con 37 °C. Arriva un temporale, il vento aumenta e in pochi minuti la temperatura scende fino a 26 o 27 °C. Il cambiamento percepito è enorme, ma meteorologicamente può essere molto meno importante di quanto sembri.

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Pioggia, evaporazione, nubi e correnti discendenti hanno raffreddato soprattutto gli strati atmosferici più vicini al terreno. Se sopra e intorno alla regione rimane la stessa massa d’aria molto calda, il giorno successivo basta nuovamente una forte insolazione perché il termometro recuperi buona parte dei gradi perduti.

È stato questo uno dei punti di forza della lunga fase calda: non necessariamente ricevere ogni giorno nuova aria ancora più calda, ma riuscire a conservare quella già presente.

Per questo diverse flessioni sono durate poco. Si modificava la temperatura al suolo senza modificare abbastanza la base termica dell’atmosfera.

Dopo Ferragosto il test comincerà quando tornerà il sole

Il criterio più interessante per giudicare ciò che potrebbe accadere dopo Ferragosto sarà quindi quasi controintuitivo.

Non dovremo guardare soltanto quanto scenderà la temperatura durante eventuali temporali.

Dovremo guardare cosa succederà dopo.

Se una volta tornato il cielo sereno le temperature recupereranno rapidamente i valori precedenti, significherà che il ricambio è stato modesto, incompleto oppure troppo breve.

Se invece il sole tornerà ma il termometro faticherà a raggiungere nuovamente le punte dei giorni precedenti, allora avremo un’informazione molto più significativa: sarà cambiata la massa d’aria dalla quale parte il riscaldamento diurno.

Il sole continuerà naturalmente a scaldare il terreno. Ma non basta la stessa quantità di insolazione per produrre 38 °C quando nella bassa troposfera la temperatura di partenza è sensibilmente inferiore.

Ecco perché, paradossalmente, il giorno più interessante potrebbe essere quello successivo al peggioramento.

Le ultime elaborazioni dicono due cose diverse, entrambe importanti

Gli aggiornamenti più recenti richiedono però più prudenza rispetto alla semplice lettura di una singola previsione.

La prima informazione è che l’ipotesi di una modifica della circolazione dopo Ferragosto rimane presente anche nella media ensemble. Non dipende quindi esclusivamente da una corsa particolarmente estrema del modello.

La seconda informazione è meno rassicurante per chi cerca già una previsione dettagliata: aumenta la divergenza tra le diverse simulazioni sulla disposizione delle onde atmosferiche tra Atlantico ed Europa.

Alcune elaborazioni approfondiscono maggiormente la struttura verso l’Europa occidentale, altre la dispongono diversamente; cambiano ampiezza della saccatura, posizione e progressione verso est.

È una differenza cruciale. Una saccatura più occidentale può lasciare l’Italia per più tempo sul lato caldo della circolazione. Una struttura capace di avanzare maggiormente verso levante aumenta invece le possibilità che aria meno calda raggiunga una parte consistente della Penisola.

La media ensemble conserva dunque l’idea generale del cambiamento, ma non autorizza ancora a disegnarne con precisione la sinottica del cambiamento.

Non dobbiamo confondere due livelli di affidabilità

Questo aggiornamento permette di fare una distinzione che spesso scompare nelle previsioni a lunga distanza.

Possiamo avere una discreta indicazione che la configurazione attuale diventi meno persistente dopo Ferragosto e, contemporaneamente, avere poca fiducia su cosa accadrà precisamente a Firenze, Milano o Roma il 19 agosto.

Le due affermazioni non si contraddicono.

È come sapere che una strada a un certo punto si dividerà senza sapere ancora quale ramo percorreremo.

A otto-nove giorni di distanza è molto più ragionevole chiedersi se il grande assetto della circolazione europea stia diventando meno favorevole alla continua permanenza dell’aria molto calda, piuttosto che cercare già accumuli di pioggia, temperature massime o temporali provincia per provincia.

Per questo 18 e 19 agosto non vanno considerati appuntamenti fissati sul calendario. Rappresentano una finestra nella quale le possibilità di modifica aumentano, mentre i dettagli restano ancora mobili.

Per l’Italia la posizione dell’onda perturbata farà una differenza enorme

La grande incertezza tra Atlantico ed Europa non è un dettaglio accademico. È proprio ciò che può cambiare radicalmente la previsione italiana.

Se l’ondulazione del getto in quota resterà abbastanza occidentale, il Nord potrebbe essere raggiunto prima dall’instabilità e da aria meno calda, mentre il Centro-Sud continuerebbe a trovarsi esposto a correnti meridionali o sud-occidentali. In quel caso avremmo una riduzione del caldo molto disomogenea.

Se invece la struttura riuscisse a traslare maggiormente verso est, il ricambio potrebbe attraversare una porzione più ampia del Mediterraneo centrale e interessare progressivamente anche il Centro.

Per la Toscana la differenza sarebbe particolarmente importante. Una posizione ancora occidentale potrebbe mantenere correnti sud-occidentali, umidità elevata e temperature ancora sostenute; un avanzamento più deciso favorirebbe invece una modifica più consistente della massa d’aria.

Sul Sud i tempi potrebbero comunque risultare differenti, soprattutto se la componente più calda riuscisse a resistere più a lungo sul Mediterraneo orientale.

Ecco perché oggi parlare genericamente di “crollo delle temperature sull’Italia” è prematuro.

Le carte a 850 hPa ci diranno se il caldo ha perso la sua base

Una delle verifiche più utili arriverà dalle temperature attorno agli 850 hPa.

A quella quota, generalmente attorno ai 1.500 metri, possiamo seguire le caratteristiche termiche delle masse d’aria limitando buona parte degli effetti locali che condizionano i termometri vicino al terreno.

Le elaborazioni viste finora hanno mostrato la possibilità che aria meno calda rispetto alla climatologia avanzi sull’Europa occidentale, mentre anomalie positive molto consistenti rimangono più a est.

L’Italia si troverebbe vicino alla fascia di separazione. Ma proprio l’aumento della dispersione ensemble impone di non considerare già definita la posizione di quel confine.

Nei prossimi aggiornamenti la domanda sarà quindi molto semplice: quell’aria meno calda riuscirà ad avanzare abbastanza verso est da sostituire realmente quella presente sull’Italia?

Se la risposta sarà sì, avremo qualcosa di più di un temporaneo abbassamento del termometro. Cambieranno le condizioni di partenza e potremmo definire la nuova fase meteorologica come un vero e proprio break estivo.

Per capire quanto sarà importante dovremo aspettare il giorno dopo

E alla fine torniamo al criterio più semplice di tutti. Supponiamo che arrivino temporali, vento e una diminuzione evidente delle temperature. Durante quelle ore sarà quasi impossibile distinguere, guardando soltanto il termometro, fra un raffreddamento momentaneo e un ricambio più profondo.

La risposta arriverà dopo.

Quando tornerà il sole, una massa d’aria ancora molto calda permetterà alle temperature di recuperare rapidamente.

Una massa d’aria sostituita almeno in parte da quella occidentale costringerà invece il termometro a ripartire più in basso. Attenzione, in ogni caso non significa che l’estate finirà. Agosto può ancora proporre altre fasi calde e una nuova alimentazione subtropicale potrebbe successivamente ricostruire temperature elevate.

Ma servirebbe, appunto, una nuova alimentazione. È questo il punto che rende interessante il periodo successivo a Ferragosto: non sapere oggi quanti gradi perderemo, ma capire se il caldo conserverà la facilità con cui, per settimane, è riuscito a recuperare ogni volta ciò che aveva perso.

Gli ensemble ci dicono che una modifica della circolazione merita di essere seguita. Ci dicono anche, con altrettanta chiarezza, che è ancora presto per sapere quale forma prenderà. E forse la domanda più utile non è ancora “quanto farà fresco?”. È un’altra: quando tornerà il sole, basterà ancora per riportarci rapidamente al punto di partenza? La questione è più che mai aperta.

Analisi e fonti
Le valutazioni meteorologiche di Meteo Toscana sono sviluppate attraverso monitoraggio in tempo reale, dati radar e satellitari, modellistica numerica ad alta risoluzione ed elaborazione meteorologica redazionale. Meteo Toscana opera come centro meteo e di calcolo autonomo dal 1997, con attività di previsione e monitoraggio sul territorio italiano e toscano. ECMWF GFS AROME ARPEGE WRF Modellazione insourcing

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