La seconda cupola di calore non partirebbe da zero: perché le proiezioni di fine luglio meritano attenzione
Dobbiamo ancora osservare gli effetti più importanti dell’onda di calore che ha già investito parte dell’Europa occidentale e che durante la prossima settimana estenderà la propria influenza anche verso l’Italia. Nonostante questo, le elaborazioni modellistiche stanno già attirando l’attenzione su ciò che potrebbe accadere nell’ultima parte di luglio.
Non perché oggi sia possibile stabilire con precisione il tempo tra il 20 e il 30 luglio. A questa distanza, nessun modello può indicare in modo affidabile le temperature di una città, la giornata del picco o la durata esatta di una fase calda. Il motivo dell’interesse è un altro: aggiornamento dopo aggiornamento, diverse elaborazioni continuano a riproporre una configurazione favorevole a un nuovo forte riscaldamento dell’Europa centro-occidentale, con un possibile coinvolgimento anche dell’Italia.
Questa insistenza non basta per formulare una previsione, ma impone una riflessione. Che cosa potrebbe accadere se un’altra onda di calore arrivasse subito dopo quella della prossima settimana? E soprattutto: il secondo episodio potrebbe produrre effetti più intensi anche senza trasportare una massa d’aria molto più calda?
Una tendenza lontana non è una previsione dettagliata
Le proiezioni comprese per la terza decade di luglio devono essere interpretate nel modo corretto. Le elaborazioni sub-stagionali non servono a prevedere il valore massimo di temperatura del 24 o del 27 luglio. Sono più utili per individuare la possibile prevalenza di una determinata circolazione e la probabilità di temperature superiori alla media su periodi di diversi giorni.
Per questo motivo non avrebbe senso concentrarsi oggi su eventuali valori di 44, 45 o 47 °C mostrati da singole corse modellistiche. Numeri così estremi dipendono da molti fattori e potrebbero anche risultare una aberrazione modellistica.
Ciò che merita attenzione è invece la ripetizione di una struttura anticiclonica estesa tra Penisola Iberica, Francia, Europa centrale e Mediterraneo. Se questa configurazione continuasse a comparire anche avvicinandosi alla terza decade del mese, aumenterebbe la probabilità di una nuova fase molto calda su territori che non avrebbero ancora recuperato dall’episodio precedente.
Il secondo episodio troverebbe un territorio già riscaldato
Un’onda di calore non agisce mai su un territorio privo di memoria. Le condizioni delle settimane precedenti modificano il modo in cui il suolo e gli strati più bassi dell’atmosfera reagiscono al successivo periodo anticiclonico.
Maggio e giugno 2026 hanno lasciato ampie zone dell’Europa occidentale e centrale con precipitazioni inferiori alla media e livelli ridotti di umidità superficiale. A giugno, il caldo eccezionale e la persistenza dell’alta pressione hanno ulteriormente aggravato la perdita di acqua dal terreno in gran parte dell’Europa occidentale, centrale ed anche, parzialmente, in Italia.
Quando il suolo contiene ancora una buona quantità di acqua, una parte dell’energia solare viene impiegata nell’evaporazione. Questo processo limita, almeno parzialmente, l’aumento della temperatura dell’aria vicino alla superficie.
Quando invece il terreno è molto asciutto, l’evaporazione diminuisce. Una quota maggiore dell’energia disponibile viene trasformata direttamente in calore sensibile, riscaldando il suolo e l’aria sovrastante. La stessa massa d’aria in quota può quindi produrre temperature al suolo differenti a seconda delle condizioni incontrate.
Perché la seconda onda potrebbe pesare più della prima
Una seconda fase calda potrebbe risultare più gravosa non necessariamente perché accompagnata da temperature molto più elevate a circa 1.500 metri, ma perché partirebbe da condizioni iniziali peggiori.
Al termine dell’onda attesa nella prossima settimana, edifici, aree urbane, terreni agricoli e superfici naturali potrebbero conservare una notevole quantità di calore. Se la pausa tra i due episodi fosse breve e priva di precipitazioni diffuse, il raffreddamento sarebbe incompleto.
Il nuovo promontorio anticiclonico troverebbe così temperature di partenza già elevate, minore disponibilità di acqua nel terreno e una vegetazione sottoposta a ulteriore stress. Le massime potrebbero aumentare rapidamente, ma l’aspetto più rilevante riguarderebbe probabilmente la durata del caldo e la difficoltà di raffreddamento nelle ore notturne.
Non si tratterebbe quindi soltanto di valutare il valore massimo raggiunto nel pomeriggio. Una sequenza di giornate molto calde intervallate da notti con temperature elevate riduce la capacità di recupero delle persone, degli edifici e dell’intero ambiente urbano.
Le notti possono diventare il punto più critico
Durante un periodo anticiclonico prolungato, le superfici accumulano energia nelle ore diurne e la restituiscono lentamente dopo il tramonto. Nelle città questo processo viene amplificato da asfalto, cemento, traffico e scarsa ventilazione.
Se l’aria resta molto calda anche in quota e la ventilazione notturna è debole, le temperature minime possono rimanere elevate per più giorni consecutivi. Il disagio non dipende soltanto dall’umidità percepita, ma anche dall’assenza di ore realmente fresche.
Una seconda onda ravvicinata potrebbe dunque essere più difficile da sopportare anche qualora non producesse nuovi record assoluti. La persistenza delle minime elevate e l’accumulo termico complessivo possono avere un peso maggiore di un singolo picco pomeridiano. Ultimo, ma non ultimo, il fatto che i modelli (per giunta) mostrano temperature in quota e geopotenziali ancora più esasperati rispetto alle precedenti onde calde e questo, inutile sottolinearlo, aggraverebbe ulteriormente le cose.
Che cosa dovremo verificare nei prossimi aggiornamenti
Il primo elemento da seguire sarà la durata dell’onda di calore della prossima settimana. Quanto più a lungo resteranno elevate le temperature, tanto più importante sarà l’eredità termica lasciata al periodo successivo.
Il secondo elemento riguarderà l’eventuale fase intermedia. Un ingresso di aria più fresca accompagnato da precipitazioni diffuse potrebbe ridurre sensibilmente il calore accumulato e restituire umidità almeno agli strati superficiali del terreno. Una semplice diminuzione di qualche grado, senza piogge significative, avrebbe invece effetti più limitati.
Il terzo elemento sarà la stabilità delle elaborazioni per l’ultima parte di luglio. Non dovremo cercare il singolo valore estremo, ma verificare se continueranno a comparire una rimonta anticiclonica sull’Europa occidentale, anomalie termiche positive estese e una successiva propagazione del caldo verso il Mediterraneo centrale.
Il punto non è prevedere oggi quanti gradi farà
La possibilità di una nuova fase molto calda tra il 20 e il 30 luglio resta ancora lontana e dovrà essere confermata. Sarebbe prematuro parlare di temperature precise, record o aree maggiormente coinvolte.
Tuttavia, ignorare del tutto la tendenza sarebbe altrettanto sbagliato. Le elaborazioni stanno mostrando con crescente continuità la possibilità che il caldo non venga definitivamente rimosso, ma che possa ricostruirsi sull’Europa centro-occidentale dopo una pausa più o meno evidente.
La domanda più interessante non è ancora quanto farà caldo alla fine di luglio. È capire in quali condizioni arriveremmo a un eventuale secondo episodio.
Se la prossima onda lasciasse dietro di sé suoli ancora più asciutti, edifici surriscaldati e temperature notturne persistentemente elevate, una nuova struttura anticiclonica non partirebbe da zero. Troverebbe un territorio già predisposto ad amplificarne gli effetti.
Analisi e fonti
Le valutazioni meteorologiche di Meteo Toscana sono sviluppate attraverso monitoraggio in tempo reale, dati radar e satellitari, modellistica numerica ad alta risoluzione ed elaborazione meteorologica redazionale. Meteo Toscana opera come centro meteo e di calcolo autonomo dal 1997, con attività di previsione e monitoraggio sul territorio italiano e toscano. ECMWF GFS AROME ARPEGE WRF Modellazione insourcing
