Un’ondata di calore non diventa ordinaria perché il termometro si ferma uno o due gradi sotto il massimo storico. Il record assoluto descrive un singolo valore, osservato in un luogo preciso e in un determinato momento. Non misura da solo l’estensione del caldo, la sua durata, la persistenza delle temperature notturne né la frequenza con cui gli episodi estremi si ripetono durante la stessa stagione.
È questo il punto necessario per interpretare quello che sta succedendo in questa estate, peraltro ancora nel suo culmine. I dati, ancora provvisori, indicano condizioni molto lontane dalla climatologia media Italiana, del Mediterraneo e di ampie parti d’Europa.
Ridimensionare questa fase calda soltanto perché, al momento, non appare destinata a superare tutti i record assoluti significa valutarla in modo parziale.
La precedente ondata era più intensa in quota
Il confronto con l’episodio precedente richiede una precisazione. In quella occasione sono stati raggiunti picchi termici più elevati nella media troposfera: prima sulla Francia e successivamente sulle regioni centro-meridionali italiane. Le isoterme previste a circa 850 hPa, un livello collocato indicativamente intorno ai 1.500 metri ma con quota variabile, risultavano localmente più alte di quelle associate alla nuova risalita calda.
Questa differenza è reale e non deve essere nascosta. Non dimostra però che il caldo previsto per l’inizio di agosto sia poco rilevante.
La temperatura a 850 hPa permette di riconoscere le caratteristiche della massa d’aria, ma non può essere trasformata automaticamente nella temperatura massima prevista al suolo. Il riscaldamento nei bassi strati dipende anche dalla subsidenza, dall’umidità del terreno, dalla ventilazione, dalla nuvolosità, dall’orografia e dalla capacità delle città di disperdere il calore accumulato.
Una massa d’aria leggermente meno calda in quota può quindi produrre temperature al suolo molto elevate e, soprattutto, mantenerle per più giorni su un territorio esteso. Il confronto tra due singole isoterme non basta a stabilire quale episodio sia climatologicamente più importante.
Cosa emerge dalle elaborazioni più aggiornate
I modelli matematici, oltre a poter valutare quanto effettivamente potrà fare caldo, possano anche mostrare quanto il caldo previsto sia lontano da quello normalmente atteso in questo periodo dell’anno.
In questo caso l’indicazione è netta: una parte molto ampia delle previsioni punta verso condizioni insolitamente calde su Italia, Mediterraneo e diversi settori europei. Questo non significa che verranno necessariamente battuti nuovi record, ma che il caldo potrebbe risultare molto anomalo per intensità, durata ed estensione.
La differenza è importante. Un record può dipendere da poche ore, da un vento particolare o dalle caratteristiche di una singola località. Quando invece l’anomalia interessa un territorio molto vasto, non si tratta più di un picco isolato, ma di una fase calda con un peso climatologico ben più ampio.
A lunga distanza conta soprattutto quanto è estesa l’anomalia
Per la prima decade di agosto diventa più difficile stabilire con precisione quanti gradi si raggiungeranno nelle singole città e quali saranno le zone più calde. È quindi troppo presto per assegnare oggi valori come 39, 41 o 43 °C a una località precisa.
Resta però significativo il fatto che molte elaborazioni mostrino temperature molto superiori alla norma su un’area estesa, dall’Italia al Mediterraneo fino ad altre parti d’Europa.
È questo l’elemento più importante a lunga distanza: non il numero esatto previsto per una città, ma la presenza di una vasta zona in cui il caldo potrebbe risultare molto più intenso del normale. Più questa indicazione è ampia e condivisa, più aumenta la probabilità di una fase calda rilevante e non limitata a pochi ristretti territori.
Quattro episodi nella stessa estate cambiano la valutazione
L’elemento più preoccupante dell’estate 2026 non è necessariamente il picco raggiunto da una singola spinta calda. È la velocità con cui configurazioni favorevoli a forti risalite calde sono riuscite a ricostruirsi sull’Europa.
Il conteggio preciso delle ondate può variare in base alle soglie adottate, alla durata minima richiesta e all’area geografica considerata. La stessa Organizzazione meteorologica mondiale ricorda che la definizione di ondata di calore dipende dal clima locale e dalla capacità di adattamento di popolazione, infrastrutture ed ecosistemi.
La sequenza stagionale, però, è evidente. L’Europa occidentale ha già vissuto una fase calda sub tropicale insolitamente precoce e intensa nella seconda metà di maggio, con anomalie giornaliere superiori a 10 °C in alcune aree tra Francia occidentale, Inghilterra e Galles.
Nella seconda metà di giugno una nuova ondata molto intensa ha interessato vaste zone dell’Europa occidentale e centrale. Giugno 2026 è risultato il più caldo della serie per l’Europa occidentale e il secondo più caldo per l’insieme delle terre europee, con una temperatura media continentale superiore di 1,78 °C rispetto al periodo 1991-2020.
A questi due episodi particolarmente severi si sono aggiunte altre fasi calde rilevanti, fino a quella prevista tra la fine di luglio e la prima decade di agosto. Definire questa successione “normale” perché non ogni episodio produce un nuovo record assoluto significa ignorare la dimensione stagionale del fenomeno.
Due ondate molto forti e almeno altre due di intensità significativa durante una sola estate costituiscono una sequenza rara e climatologicamente preoccupante. Non è corretto definirla automaticamente senza precedenti senza un’analisi omogenea delle serie storiche, ma è altrettanto scorretto ridurla a una semplice alternanza tipica dell’estate mediterranea.
Il problema è anche il tempo disponibile per recuperare
Tra un episodio e l’altro possono verificarsi diminuzioni delle temperature. Non sempre, però, queste fasi sono sufficienti a riportare l’ambiente alle condizioni precedenti.
I terreni secchi utilizzano meno energia per l’evaporazione e possono favorire un riscaldamento più rapido dell’aria. Le città rilasciano lentamente durante la notte il calore assorbito da edifici e superfici asfaltate. Anche un Mediterraneo molto caldo può limitare il raffreddamento notturno delle zone costiere, soprattutto in presenza di umidità elevata e ventilazione debole.
A giugno, gran parte dell’Europa occidentale, centrale e orientale ha sperimentato condizioni più asciutte della media, con temperature eccezionali e riduzione dell’umidità superficiale del terreno in numerose regioni.
Le ondate di calore si sono susseguite senza che vi fosse spesso un ripristino di condizioni termiche normali.
Questa eredità termica non garantisce automaticamente nuovi record di temperatura massima, ma può aumentare la persistenza delle notti molto calde, il disagio fisiologico e la difficoltà di recupero per persone, agricoltura ed ecosistemi.
Cosa possiamo ipotizzare per la prima decade di agosto
Per la parte iniziale del periodo, l’indicazione di caldo intenso appare più definita. Con il trascorrere dei giorni aumenta invece l’incertezza sulla distribuzione regionale, sull’eventuale ingresso di aria meno calda al Nord e sulla durata dell’anomalia al Centro-Sud.
Le mappe non devono essere usate per promettere oggi il record di Firenze, Roma, Bologna o Milano. Devono essere interpretate per ciò che mostrano: una probabilità elevata di temperature molto superiori alla climatologia su una parte estesa dell’Italia e dell’Europa.
La precedente ondata può conservare il primato stagionale per i valori raggiunti in quota in Francia e successivamente sul Centro-Sud italiano. Quella prevista per l’inizio di agosto resta comunque intensa.
Soprattutto, arriva dopo altri episodi rilevanti e completa una sequenza che non può essere valutata con la sola domanda: “Verrà battuto il record assoluto?”.
La domanda meteorologicamente corretta è più ampia: quanto è raro osservare quattro forti risalite calde, due delle quali particolarmente intense, durante una sola estate europea?
È nella risposta a questa domanda, non nella ricerca obbligatoria di un nuovo primato, che emerge l’eccezionalità climatologica dell’estate 2026 che, peraltro, potrò ancora seguitare a “calcare la mano” sul quadro sinora osservato.
Analisi e fonti
Le valutazioni meteorologiche di Meteo Toscana sono sviluppate attraverso monitoraggio in tempo reale, dati radar e satellitari, modellistica numerica ad alta risoluzione ed elaborazione meteorologica redazionale. Meteo Toscana opera come centro meteo e di calcolo autonomo dal 1997, con attività di previsione e monitoraggio sul territorio italiano e toscano. ECMWF GFS AROME ARPEGE WRF Modellazione insourcing
