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Caldo in rinforzo dal 20 giugno: cosa indicano +20 a 850 hPa, 590 dam e zero termico fino a 4500 metri

Le ultime proiezioni indicano una possibile fiammata calda con zero termico oltre i 4000 metri, localmente fino a 4500: valori importanti, ma ancora da confermare.

20 gradi a 850 hPa e 590 dam a 500 hPa: perché sono valori importanti

Attorno al 20/21 giugno le proiezioni modellistiche iniziano a mostrare valori termici e barici piuttosto significativi per l’Italia: temperature fino a circa 20 gradi a 850 hPa e geopotenziali prossimi a 590 dam a 500 hPa. Sono numeri tecnici, ma raccontano molto bene il tipo di configurazione atmosferica che potrebbe interessarci.

La prima nota importante è questa: non stiamo parlando soltanto di caldo al suolo, ma di una massa d’aria calda ben strutturata anche in quota. Quando l’aria risulta molto calda attorno ai 1500 metri e, allo stesso tempo, il geopotenziale a 500 hPa sale su valori elevati, significa che la colonna atmosferica tende a espandersi e a stabilizzarsi. In sostanza, l’atmosfera si prepara ad una fase di caldo più organizzata, non limitata a un semplice aumento temporaneo delle temperature.

Cosa significa avere 20 gradi a 850 hPa

Il livello di 850 hPa si colloca mediamente attorno ai 1500 metri di quota, anche se l’altezza reale varia in base alla pressione e alla temperatura della colonna d’aria. Una temperatura di +20 °C a 850 hPa è un valore rilevante, soprattutto se osservato nel cuore di una fase anticiclonica nel mese di giugno. Non significa automaticamente che al suolo si avranno 35, 37 o 38 gradi ovunque, ma indica che la massa d’aria in arrivo è già molto calda in quota medio-bassa. Con cielo sereno, ventilazione debole, forte soleggiamento e buon rimescolamento verticale, una +20 a 850 hPa può favorire temperature elevate in pianura e nelle zone interne. Le città, le conche e le aree lontane dal mare sono spesso quelle che rispondono con maggiore decisione a questo tipo di configurazione.

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Perché 590 dam a 500 hPa rafforzano il segnale del caldo

Il valore di 590 dam a 500 hPa riguarda invece l’altezza geopotenziale. In termini semplici, indica a quale quota si trova il livello di pressione di 500 hPa. Quando questo valore sale molto, significa che la colonna d’aria sottostante è calda, spessa ed espansa. Un geopotenziale vicino a 590 dam è spesso associato a un promontorio anticiclonico robusto. Questo tipo di struttura tende a favorire stabilità atmosferica, compressione dell’aria verso il basso e ulteriore riscaldamento nei bassi strati. La combinazione tra +20 °C a 850 hPa e 590 dam a 500 hPa è quindi più significativa dei due valori presi separatamente: il primo descrive la temperatura della massa d’aria, il secondo la forza della struttura anticiclonica in quota.

Zero termico oltre i 4000 metri, rischio fino a 4500

Un altro dato da monitorare con attenzione è lo zero termico, che secondo le proiezioni potrebbe portarsi oltre i 4000 metri, con rischio di punte fino a circa 4500 metri. Questo significa che la quota alla quale la temperatura dell’aria raggiunge gli 0 gradi salirebbe molto in alto, coinvolgendo pienamente anche l’ambiente alpino d’alta quota. Il caldo, quindi, non sarebbe solo un fenomeno di pianura: interesserebbe anche la montagna, con effetti importanti sulla neve residua e sui ghiacciai. Uno zero termico tra 4000 e 4500 metri non va letto soltanto come un numero spettacolare. È un segnale della consistenza della massa d’aria calda. Se il caldo arriva così in alto, significa che l’intera colonna atmosferica è coinvolta da un’anomalia termica significativa. Solo le altissime vette alpine potrebbero mantenere temperature prossime allo zero.

Cosa potrebbe succedere al suolo

Se questi valori venissero confermati, il caldo potrebbe diventare marcato soprattutto nelle aree interne, nelle pianure e nei grandi centri urbani. Le temperature massime potrebbero salire rapidamente, ma il dato più importante potrebbe essere la persistenza del caldo. Con aria calda in quota, geopotenziali elevati e zero termico molto alto, anche le notti rischiano di diventare particolarmente surriscaldate. Questo è un aspetto spesso sottovalutato: un’ondata calda diventa più pesante non solo quando le massime salgono molto, ma quando le minime restano elevate e il corpo fatica a recuperare durante la notte.

Le zone costiere potrebbero essere parzialmente mitigate dalle brezze, ma in presenza di umidità elevata il caldo percepito potrebbe comunque risultare fastidioso. Nelle aree interne, invece, il soleggiamento pieno e la ventilazione debole potrebbero favorire valori più alti. Il target medio per i picchi massimi sul centro nord Italia rimane al momento collocabile tra i +35 ed i +38 gradi, salvo revisioni.

Non è ancora una previsione definitiva

È importante sottolinearlo con chiarezza: si tratta ancora di proiezioni da verificare. I modelli possono modificare posizione, intensità e durata del promontorio anticiclonico. Anche piccoli cambiamenti nell’asse dell’alta pressione possono determinare differenze sensibili: caldo più intenso al Centro-Nord, maggiore coinvolgimento del Sud, ingresso di correnti più fresche dai Balcani oppure instabilità pomeridiana sui rilievi. Per questo motivo i valori di cui vi abbiamo parlato, vanno letti come segnali previsionali importanti, non come certezze assolute.

Analisi e fonti
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