Getto debole ora, segnali di cambio nella seconda metà di marzo
Che cos’è l’AAM e perché è utile in questa fase
Per capire come potrebbe evolvere la circolazione tra fine inverno e inizio primavera, un indicatore chiave è il momento angolare atmosferico, AAM. In parole semplici, descrive quanta “spinta” ha la circolazione globale nel mantenere un flusso occidentale organizzato. Quando l’AAM è basso, il getto tende a essere meno energico e più compresso; quando sale, aumenta la probabilità di un getto più forte e più esteso, con effetti a cascata anche sulla stratosfera e sul vortice polare.
In questo momento l’AAM relativo si colloca intorno a valori negativi, circa -1 rispetto all’anomalia standardizzata e l’aspettativa è che questa impostazione prosegua fino alla prima settimana di marzo. Il punto non è il numero in sé, ma ciò che suggerisce sulla struttura del getto dell’emisfero nord: meno robusto e meno “aperto” in latitudine.
Questo aggiornamento rientra nella nostra analisi sul Meteo in Italia.
Situazione attuale: getti più stretti e onde meno mobili
La forza dei getti è decisiva perché alimenta l’energia delle onde planetarie, le grandi ondulazioni dell’atmosfera legate alla rotazione terrestre e alla distribuzione dei continenti e dei contrasti termici. Se i getti non forniscono abbastanza energia, queste onde faticano ad amplificarsi e, soprattutto, a propagarsi in modo efficace.
Con AAM basso, lo schema dominante in stratosfera tende a essere quello legato a una configurazione tipo Onda-1, cioè una coppia dorsale-ventrale che “spinge” il vortice più verso un lato. In questa fase, però, le onde risultano poco dinamiche: restano più stagnanti e non si redistribuiscono con facilità lungo i meridiani. La risposta più evidente è uno spostamento del vortice verso l’Europa settentrionale, senza i segnali tipici di una frattura netta.
Perché il vortice polare non si è ancora diviso
Quando la stratosfera riceve un forcing ondulatorio più efficace, l’energia può deformare il vortice fino a indebolirlo o, nei casi più marcati, a favorire una scissione. Al momento, l’assetto osservato indica deformazioni e displacement più che una separazione in due lobi.
Sul settore atlantico, questo si riflette in un getto più “espanso” e in segnali compatibili con una fase tipo NAO negativa, con ondulazioni più pronunciate rispetto a un flusso teso e rettilineo. Il passaggio interessante è ciò che può accadere quando l’AAM inizierà a risalire: aumenta la probabilità che si affacci anche un contributo di Onda-2, cioè un attacco al vortice su due lati, con due punti di pressione più efficaci. In un recente episodio, attorno al 16 febbraio, si sono intravisti segnali coerenti con questa dinamica, tra formazione di una dorsale e incremento dei flussi di calore verso la stratosfera, ma lo schema non è durato abbastanza da lasciare un’impronta chiara e persistente. In questo contesto, non emergono elementi solidi per sostenere un blocco nordico stabile fino a fine mese.
Marzo: i segnali da monitorare e gli scenari più plausibili
Il nodo si sposta su marzo. La proiezione descrive un AAM in risalita, con la possibilità di entrare in territorio positivo nella seconda metà del mese. Se la tendenza si confermasse, il getto potrebbe diventare più forte e più esteso per una parte rilevante di marzo, ma allo stesso tempo potrebbe aumentare l’energia disponibile per alimentare nuove interazioni onda-getto dirette verso le alte latitudini.
Qui entra in gioco un aspetto stagionale spesso decisivo: i venti zonali a 10 hPa rallentano in modo naturale con l’avanzare della stagione. Un vortice che perde velocità è, in media, più esposto alle “iniezioni” di energia ondulatoria. Per questo, nella seconda metà di marzo cresce la probabilità di un riscaldamento stratosferico improvviso, SSW, o di una scissione del vortice. È un aumento di probabilità, non una certezza, perché il risultato finale dipende dal tempismo, dall’intensità del forcing ondulatorio e dalla risposta complessiva della troposfera.
Cosa può significare per Europa e Italia
Se un evento stratosferico rilevante dovesse concretizzarsi, il rischio di irruzioni fredde in Europa tenderebbe ad aumentare, perché un vortice disturbato facilita scambi meridiani più marcati. L’effetto pratico, però, non è automatico né uniforme: conta dove si posizionano le onde, come si dispone il getto in Atlantico e se si formano blocchi anticiclonici in aree chiave. In altre parole, lo scenario può diventare più “mosso” e favorevole a fasi fredde, ma la traiettoria delle masse d’aria e l’impatto sull’Italia restano legati a incastri sinottici che si chiariscono solo avvicinandosi alla finestra temporale.
In questa lettura, l’AAM viene privilegiato anche per un motivo operativo: al momento la MJO appare poco reattiva e i suoi effetti non risultano evidenti sull’emisfero nord. Se la MJO dovesse riattivarsi entro fine febbraio, potrebbe aggiungere un ulteriore tassello interpretativo, ma l’impostazione attuale rende l’AAM un riferimento più “parlante” per seguire il possibile cambio di regime verso marzo.
Fonte e analisi
Valutazioni basate su osservazioni locali, radar e modelli previsionali.
Per la modellistica: ECMWF GFS AROME ARPEGE WRF Modellazione insourcing
MeteoToscana.it
