Scissione anticipata del vortice polare: il segnale del GFS 12Z
Il run 12Z del modello GFS propone un’evoluzione di notevole rilevanza per la dinamica atmosferica emisferica, indicando una possibile scissione anticipata del vortice polare nella prima parte di febbraio 2026.
La finestra temporale più sensibile si colloca tra il 7 e il 12 febbraio, in continuità con i trend recenti ma con una accelerazione evidente rispetto alle simulazioni precedenti.
Il segnale appare più definito e coerente, suggerendo una fase di forte disturbo della circolazione stratosferica polare, potenzialmente in grado di influenzare la circolazione alle medie latitudini nelle settimane successive.
Le mappe stratosferiche e il riscaldamento sull’Artico
Le elaborazioni stratosferiche associate al run mettono in evidenza configurazioni tipiche di una fase di destabilizzazione del vortice polare.
A 10 hPa, intorno al 7 febbraio, emergono due distinti nuclei freddi sull’Artico, una disposizione compatibile con un processo di scissione della struttura vorticosa.
A 25 hPa, tra il 7 e l’8 febbraio, si osservano anomalie termiche positive molto intense, con valori fino a +30/+40°C sulla Siberia, indicativi di un riscaldamento stratosferico rapido e profondo.
Nel complesso, la dinamica simulata appare più precoce, più intensa e meglio strutturata rispetto alle precedenti emissioni modellistiche.
Possibili ripercussioni su Europa e Mediterraneo
Una scissione del vortice polare non comporta effetti immediati al suolo, ma rappresenta un fattore predisponente a una maggiore instabilità della circolazione atmosferica nelle settimane successive.
Dal punto di vista climatologico, questi eventi favoriscono scambi meridiani più accentuati, con ondulazioni del getto polare e una maggiore probabilità di blocchi alle alte latitudini.
Per l’Europa e il bacino del Mediterraneo, questo tipo di evoluzione può tradursi in assetti circolatori più favorevoli a irruzioni fredde tardive, soprattutto nella seconda parte di febbraio.
Italia: scenari ancora aperti
Qualora la risposta troposferica si rivelasse efficace, non sarebbero da escludere afflussi di aria fredda di origine continentale, con possibili episodi invernali anche a stagione avanzata.
Numerosi precedenti storici mostrano come disturbi significativi del vortice polare abbiano preceduto fasi fredde rilevanti in Europa centrale e occidentale, sebbene con tempistiche e modalità variabili.
Per l’Italia si tratta al momento di un segnale di tendenza, non di una previsione diretta, questo crediamo sia ormai piuttosto chiaro.
Il ruolo delle prossime emissioni modellistiche
Rispetto alle simulazioni precedenti, l’evoluzione proposta dal GFS risulta più convincente, grazie a una scissione anticipata e a un riscaldamento stratosferico più marcato.
Resta tuttavia fondamentale il confronto con gli altri modelli globali, in particolare con ECMWF, per valutare se e come il disturbo stratosferico potrà propagarsi verso la troposfera e incidere concretamente sul tempo atmosferico in Europa occidentale e sul Mediterraneo.
Le prossime emissioni saranno determinanti per comprendere se questo segnale rappresenti un episodio isolato o l’avvio di una fase dinamicamente significativa.
Concludendo: segnale forte, monitoraggio essenziale
La possibile scissione anticipata del vortice polare costituisce uno dei segnali più interessanti di questa fase invernale.
Non si tratta di una certezza né di un’immediata svolta meteorologica, ma di un’evoluzione che merita la massima attenzione, perché potrebbe influenzare l’assetto atmosferico europeo nella seconda metà di febbraio.
Il monitoraggio costante dei prossimi run sarà cruciale per valutare se l’inverno abbia ancora margini per evoluzioni ancor più inattese.
Fonte e analisi
Valutazioni basate su osservazioni locali, radar e modelli previsionali.
Per la modellistica: ECMWF GFS AROME ARPEGE WRF Modellazione insourcing
MeteoToscana.it
